Hatcham Social
A cura di Salford, Venerdi, 29 maggio 2009
Paradossale che per puro caso mi trovi a Roma proprio in concomitanza con la data degli Hatcham Social al Circolo degli Artisti, e che gli Hatcham Social siano tra le cose decisamente più interessanti, con Eugene McGuinness, a venir fuori dalla scena musicale britannica da tempo a questa parte. Potevo farmi scappare l'occasione di incontrarli? Certo che no; anche perché quando mi ricapita più di intervistare una band giovane e decente di ' sti tempi? Sponsorizzati da McGee, pompati da testate quali Artrocker,Vice e lo stesso NME, prodotti da Tim Burgess dei Charlatans rilasciano il debut" You Dig The Tunnel, I'll Hide The Soil " lo scorso marzo per la storica label londinese Fierce Panda ed infettano un po' tutti con le loro sonorità psych-postpunk.
Scortato dal tour manager Guido mostro il mio scarso atletismo, non favorito dalla mia solita borsa, e salgo sul palco per accedere ai camerini. Avevo ficcato la testa qui già una volta qualche anno fa in attesa di intervistare i White Rose Movement. Come si addice ad un camerino c'è un casino pazzesco, vestiti ovunque ed intravedo anche un pantaloncino del Man UTD, sarei curioso di sapere il proprietario dopo la finale di Champions. Vengo presentato a David e Chris, il manager che di lì a poco si dimostrerà amabile compagno di chiacchiera. Toby, cantante della band e vittima prescelta di oggi, è un attimo impegnato a radersi. Qualche minuto e lo vedo entrare nella stanzetta recante uno sguardo di timidezza ed un sorrisetto un po'imbarazzato, mentre è lì a petto nudo che litiga con un paio di tagli di troppo.
Maglietta su e poi alla ricerca disperata di un posto dove sedersi che identifichiamo in una poltrona ed una sedia opportunamente liberate dal marasma.
Siamo finalmente qui con Toby, cantante degli Hatcham Social, secondo me, una delle migliori nuove band britanniche, se non la migliore.
Allora Toby, parliamo un po' di storia. Come si è formata la band?
Beh, vedì è una di quelle cose...ti vengono tante idee e poi c'è una combinazione di fattori e di persone che si viene a formare e tutto accade, come una sorta di epifania. Una cosa strana, è come semplicemente trovarsi al momento giusto con le persone giuste ed è andata bene perché la musica è stata la cosa principale, è stato tutto molto incentrato sulla musica. Ci sono molte band, buone band, che fanno buona musica ma le persone che vi gravitano intorno prendono la mossa da altre cose, ad esempio le droghe. Poi sono venute alla ribalta band che, come ad esempio The Horrors, sono più in linea con il nostro modo di fare e che pensano principalmente a fare della buona musica e penso sia anche merito del farsi trovare pronti al momento giusto. Ho incontrato Finn molto presto dato che,beh, è mio fratello! Dave era solito frequentare indie clubs ed avevamo un paio di amici in comune con cui si andava a prendere una sbronza ogni tanto. Eravamo sulla stessa lunghezza d'onda con lui, noi volevamo suonare, Dave anche, quindi è stato tutto molto naturale, è successo solamente.
Hai nominato The Horrors, ho letto che sei buon amico di Faris e che ha aiutato la band agli inizi.
No, non direi che siamo buoni amici. Ci conosciamo, c'è un rispetto reciproco, a lui piace ciò che facciamo ed io penso loro siano una grande band, ogni tanto frequentiamo gli stessi posti ma non andiamo mica a bere ogni sera insieme.
Come dicevo prima penso che gli Hatcham Social siano tra le migliori cose che il Regno Unito abbia prodotto negli ultimi due anni. Voi ed Eugene McGuinness siete tra le poche cose degne di nota. Non pensi che sia a Londra che al Nord ci sia una tremenda mancanza di originalità? Le band sono solo fotocopie.
Come è logico credo che appena una band trova il successo poi saltano fuori decine di altre band che la imitano. Ci è capitato di suonare al nord e tutte le band che erano lì volevano essere gli Arctic Monkeys, o addirittura ancora gli Oasis, che è una cosa meravigliosa perché sono passati così tanti anni.
Del resto quello che credo porti gli Hatcham Social un gradino più su di tante altre band sia proprio il fatto che, ok fate più o meno post-punk come tante band in giro ora, ma lo fate alla vostra maniera. Fate ora la musica di una volta, non è plagio o riedizione di qualcosa, si può parlare di Modern Post Punk.
Sì infatti, è una questione di che valore dai alla cosa. Perché rifare qualcosa di già fatto? Non vale la pena perderci tempo, preferisco affrontare la cosa seriamente, per quanto comporti degli sforzi e giovarne pure da un punto di vista di autostima e rispetto per la propria persona.
Leggendo in giro i paragoni che vengono fatti maggiormente sono quelli con le band della Postcard Records: Aztec Camera, Orange Juice, e a questi potrei aggiungere Felt e Teardrop Explodes. Quali sono le band che vi hanno effettivamente influenzato o che comunque amate?
Davvero un sacco, credo che il discorso è venuto fuori perché a livello di essenza, di contrapporci in un certo senso a ciò che viene fuori dal mainstream c'è stato questo parallelismo con le band post-punk ed in particolare con quelle della Postcard ma c'è davvero molto in più. Finn, ad esempio, è semplicemente ossessionato dai Beach Boys che piacciono davvero tanto anche a me, le cose stile Bill Fury, che altro... l'album " Low " di David Bowie lo ascolto tantissimo. Non amo in realtà nessuno di speciale, sono più interessato ai bei pezzi, alle grandi idee e suoni, più che agli artisti.

" You Dig the Tunnel, I'll Hide the Soil " è stato prodotto da Tim Burgess che forse dopo essersi conto che i Charlatans sono giunti al dessert ha pensato di lanciarsi in questa nuova avventura. Che impatto ha avuto?
La cosa buona con Tim e che ha una conoscenza musical ENORME! Puoi parlare con lui di ogni band e la conoscerà, di qualsiasi tipo di suono e troverà sempre il modo per affrontare la cosa al meglio. Ha un ingegnere del suono chiamato Jim Spencer che ha lavorato con i Charlatans per molti di dischi e c'è quindi una comunicazione davvero ottima. Tim ha capito bene cosa volevamo e ce l'ha messa tutta per spingerci al limite, per farci arrivare lì dove pensava che fossimo capaci di arrivare. Raggiungere quel suono, quel mood, è stata davvero più una questione di provare un mood che di musica, cercare delle reazioni emotive a quello che suonavamo, anche se non era una sensazione ben definita. Era lì ad osservarci, si chiudeva a vedere dei film e trarre ispirazione dall'atmosfera.
Tra l'altro penso sia stato di aiuto anche per le tracce più ballabili come Murder In The Dark, i Charlatans avevano il groove.
Esattamente ed è quello che volevamo, avere il groove. Lui ci diceva esattamente cosa dovevamo fare. Noi suonavamo e lui era a lì a dire " troppo veloce, troppo lento, perfetto " con una facilità impressionante. Una grande mano per lavorare su quei ritmi.
Com'è stata l'esperienza di suonare con la consapevolezza di dover proporre il disco ad una platea mondiale? Non so se avete già suonato in America ma comunque il vostro è stato un po' un successo annunciato quindi può questo aver influito sulla registrazione stessa?
Faremo una piccola serie di date con i Maccabees, i Pains Of Being Pure At Heart ed i Crystal Stilts a breve e poi si suppone altre date entro la fine dell'anno. Comunque non penso uno si chieda come sarà, la vivi giorno per giorno e suoni senza pensarci. Vuoi solo suonare ciò che ti piace e farlo in modo diverso da chiunque altro sperando di avere una specie di responso emotivo dalle persone.
Parlando dei testi ho la sensazione che abbiano un che di sinistro, a partire dal titolo. E poi che mi dici di questa passione che tante band londinesi hanno per l'epoca vittoriana e voi nello specifico con Lewis Carroll ed il suo Jabberwocky? Si può considerare quasi una sorta di legame folk?
Potrebbe! Non so onestamente, penso sia qualcosa che vediamo nelle persone, personalmente c'è qualcosa della paura e della confusione, un territorio che proviamo ad esplorare. Penso che Lewis Carroll abbia dalla sua l'uso del nonsense e della mancanza di significato unito a quell'essere naif, il cantare dei bambini. Quindi unisci l'assenza di significato alla felicità e fascino naif, penso che per noi sia scaturito da questo.
Che poi in realtà è una cosa penso rispecchi molto la band. Mi capita di sentire parlare degli Hatcham Social come di una band triste, intendo nel senso di dark...
No, dark non credo. Triste forse, senza speranza ahaha.
Io credo che ci sia davvero una doppia faccia, come, non so, gli Echo&The Bunnymen. Quello che appunto dicevi di Carroll.
Sì, credo sia necessario avere entrambi gli elementi. Un lato oscuro ma anche una dolcezza dall'altro lato.
Bene, io a questo punto avrei finito le domande perché ne ho preparate alcune, così, ora non saprei che chiederti. So che dovrebbe essere il mio lavoro ma, boh, domanda scema da testata che vende, come sempre in questi casi. C'è qualcosa che vorresti aggiungere, che vorresti dire al mondo o almeno all'Italia?
C'è qualcosa che vogliamo dire al mondo? ( rivolgendosi a David che vaga per il camerino e Jerome, seduto su una poltrona a pochi metri da me che smanetta con il cellulare NdSalford )
Daniel: No, nulla.
Jerome: Niente al mondo ci fermerà!
Una frase così in altri contesti avrebbe potuto far gridare all'ennesima band convinta di essere formata da semidivinità, o di essere nel 1995, avrebbe potuto far sorridere malamente il lettore, oppure, come effettivamente accaduto, far ridere me e la band del piglio estremamente comico nella riproposizione di un cliché. Qui avviene la metamorfosi perché, diciamoci la verità, fare il giornalista musicale, quantomeno a questo livelli, è una gran rottura di palle. O se non altro ha i suoi svariati effetti collaterali, per me. Non vedi più un concerto per la sola gioia di farlo e con l'umore del tutto rilassato perché devi essere attento, devi cogliere un qualcosa. Ascolti dischi che non ascolteresti mai, non ascolti quelli che vorresti, perché le cose migliori sono state pubblicate in gran parte fino a prima del 2000 quindi poco utili alla causa. Datemi 10 dischi attuali da non skippare per il mio lettore mp3 e ve ne sarò grato. Le interviste poi, questo porsi sempre mascherato come pronto alla lucha quando poi, alla fine, stai parlando con ragazzi tuoi coetanei con i quali potresti tranquillamente uscire a prendere una birra. Quindi in culo la formalità, e chiacchieriamo amabilmente come tra amici, ed ero anche convinto di aver spento il registratore.
Per che cos'è l'intervista?
Una webzine chiamata Troublezine.it, nasce come webzine punk e poi con il mio arrivo quattro anni fa inizia a dirigersi verso i più impervi territori dell'indie. Voglio dire io sono uno fissato con gli Smiths, quindi figurati.
Tutto ciò è abbastanza interessante, perché le webzine per noi sono molto importanti, perché internet è ovunque. Al fine di lavorare anche con l'etichetta, il farci conoscere e suonare, incontrare persone, è fondamentale.
Di sicuro, è una cosa che supporta le etichette indie in una maniera fondamentale. Per quanto la Fierce Panda credo sia una delle più importanti etichette indipendenti inglesi, negli anni '90 ebbe molti meriti, e non solo allora.
Esattamente, ed è importante tutto ciò, l'etica indie. Ti puoi permettere di fare le cose semplicemente alla tua maniera, senza l'angoscia del dover raggiungere Radio1. Le major hanno questa fissa per cercare quell'unica cosa che sanno potrebbe funzionare e vogliono solo quella e vendere dischi ed essere sempre più grandi, non che io non li voglia vendere ma vorrei farlo in un modo migliore.
Ormai è un po'di tempo che uno dei vostri supporter, Mr.Alan McGee, pontifica sul fatto che le major ormai sono finite. Ed in effetti internet assesta colpi su colpi, anche da un punto di vista meramente promozionale, con le semplici webzine appunto...
Non so, penso che siamo ad un crocevia davvero importante in questo periodo però le major hanno i soldi, hanno ancora i soldi. Guarda le band che suonano questi show enormi e quanti soldi vi si investono e quanto guadagnano. Però penso che se sei abbastanza bravo, e se credi di poter continuare a scrivere canzoni sempre migliori e sviluppare sempre di più la band e fare lavori di sempre maggior valore, vaffanculo, puoi andare avanti lo stesso, non ne hai bisogno.
Se non altro pare abbiate un appoggio da tutta la stampa. Il New Musical Express, che è un trendsetter, vi ha recensito ottimamente, Artrocker e tanti altri, idem.

Sì, abbiamo avuto recensioni generalmente buone, quelli di Artrocker in particolare sono stati davvero carini.
Considerato che quella del NME è una sorta di mafia dovreste solo raggiungere la copertina poi è fatta ahah.
Beh, sì, sarebbe ottimo, è vero. Chi lo sa, vedremo, penso devi pagare per riuscirci! ( guarda ridendo i compagni con sguardo complice, come se fossero direttamente consci di svariati esempi NdSalford )
In effetti la registrazione si stacca ora ed a memoria ricordo un ultimo, breve, scambio sulla vita on the road
Domani dobbiamo ripartire alle 6 di mattina per Londra.
Gran bella storia, tanta fatica, eh?
Sì, però è bello, quel prezzo che bisogna pagare per fare questo mestiere. Fa caldissimo, abbiamo attraversato tutta l'Italia, l'Europa in bus, tantissima umidità ma è un'esperienza. Ho passeggiato poco qui ma è stupendo, e poi attraversi luoghi, conosci persone, come te, si parla, si scambiano opinioni, scopri altre realtà. Una vita stancante ma è ciò che abbiamo voluto.
Dai allora ti lascio riposare
Più che altro devo andare a mettere le corde sulla chitarra, ci si becca dopo.
Buono show allora!
Saluto al camerino ed uscita di scena.
Il concerto fila via liscio, un'ora di spettacolo circa, con tutti i pezzi del caso e lascia l'impressione che gli Hatcham Social sappiano fare bene il loro mestiere, nonostante la giovane età. Finnigan poi è un batterista esplosivo.
Ritrovo il buon Toby accanto allo stand del merchandising, sfatto e sfinito per il caldo infernale del Circolo.
Bello spettacolo!
Sì, non male, anche se sono distrutto
Però secondo me sbagliate a spararvi tutti i singoli e i pezzi che fanno maggiormente presa subito nella prima parte del set ( credo che dalla seconda alla quarta traccia abbiano fatto Murder in the Dark, So So Happy Making e Crocodile )
Non so, forse. Piuttosto le chitarre erano altissime, rumorose.
Sì, infatti, sembrava quasi grunge, un muro sonoro notevole.
Continuavo a dire al fonico di abbassare il volume, e tra l'altro mi sono anche dimenticato le parole durante I Cannot Cure My Pure Evil. Però è andata bene, tanta gente, è stupendo.
Ed è solo l'inizio, fidatevi.
Si ringraziano HUB, Michele, Guido e Chris.
Pic credits: Nicola Pea




