Patrick Wolf


A cura di Salford, Sabato, 12 settembre 2009


Da anni il vostro fidato fornitore di normalissima extravaganza, l'autore di uno dei pochi dischi davvero buoni dell'ultimo anno e, soprattutto, una delle figure cardine della scena alternative britannica a soli 25 anni, e quattro album in saccoccia. Ovviamente parlo di Patrick Wolf che arriva al Magnolia di Milano asonnato, decisamente stanco (o annoiato causa mia?), e timido come pochi, spaventoso come si possa percepire un arrossimento via etere. Noi lo abbiamo raggiunto telefonicamente, cercando di tirare il meglio da una linea disturbata a dir poco.

Ciao, Patrick, come va? Per prima cosa lasciami dire che il tuo nuovo album è uno dei pochissimi nuovi lavori che mi piace e che ascolto con piacere, davvero un ottimo disco.

Sto bene, grazie, grazie davvero.

" Battle " è il sottotitolo di " The Bachelor ", il primo titolo scelto per l'album, ed è stato registrato proprio nel paese di Battle, Hastings. Cosa è venuto prima?

Beh, è strano ma è successo più o meno allo stesso momento. Ero a Londra che scrivevo l'album, e le storie in esso raccontate erano tutte di lotta, di battaglia, in un senso molto romantico della cosa, sai, ed ho pensato fosse appropriato spostarmi lì, ma è successo tutto allo stesso momento, sì.

Questo album è un ritorno alla pubblicazione indipendente dopo la parentesi major con " The Magic Position" per la Universal, un album chiaramente più pop del solito, pur con una sua identità precisa. Hai avuto pressioni per lavorare in questo senso?

Beh, sai, diciamo che io tendo a fare sempre quello che voglio, c'è stato un po' di lotta per il controllo creativo, come ogni artista che tenga alla cosa è costretto a fare, ma è stata anche questa, discutere con i tipi della Universal, un'esperienza importante.

" The Bachelor " è stato distribuito con il sistema Bandstocks, che sembra stia leggermente facendosi strada tra alcuni artisti (prevede che i fan finanzino l'album diventando praticamente degli azionisti NdSalford). Pensi che possa essere effettivamente il sistema distributivo della nuova generazione?

Questo non te lo so dire, ma è sicuramente interessante. Un artista dovrebbe badare più strettamente al lavoro compositivo che a quello distributivo ma, ovviamente, per far sì che il lavoro arrivi a compimento c'è bisogno di finanziamenti ed è bello vengano dai fan, anche per una questione di libertà. Ora sono libero di fare davvero quello che voglio senza dover rendere conto a nessuno ed ho il controllo su ogni fase del processo, non come con " The Magi Position ". Senza contare, cosa più importante, che mi fa sentire più vicino a loro, crea un filo diretto tra me ed i miei fan.

Credo che questo tuo ultimo lavoro sia, per certi versi il migliore tu abbia mai fatto; sostanzialmente prendi il meglio da tutti i tuoi precedenti album creando un'atmosfera inquieta ma al contempo colorata, credo sia una summa perfetta di tutta la tua carriera fino ad ora. Che ne pensi?

Ohhh, grazieee. Ogni volta che finisco un disco penso sia il migliore di quel momento, anche se poi in realtà ho una tendenza irrefrenabile a voler cambiare le cose. Mi alzo e penso ad un nuovo ritmo, a qualche altra cosa da aggiustare, ricominciare tutto da capo però alla fine è sempre il miglior album possibile in quel particolare momento possibile e sono particolarmente felice del risultato.

" Battle " era nato come un doppio album con  " The Bachelor " come prima parte e " The Conqueror " come seconda. Come mai la scelta di produrre due album singoli? Paura di sovraccaricare gli ascoltatori?

A parte questo la vera ragione è che una volta completato il primo disco ero ancora al lavoro sul secondo, c'erano ancora cose da migliorare, completare, come ti dicevo non riesco a stare fermo senza scrivere o lavorare. Allo stesso tempo ho bisogno di concentrarmi su una sola cosa per volta, farlo per bene e dedicarmici totalmente; inoltre il primo viene da un periodo di crisi,  il secondo è sviluppato diversamente.

I temi principali dell'album sembrano essere la rivoluzione, la libertà di essere ciò che si vuole, di vivere come si vuole e nel miglior modo possibile. Bisogna intenderlo come un discorso politico o più legato all'amore ed alla vita?

Ha che fare con la politica sociale. La politica umana, la politica del desiderio, la politica della libertà personale.

E si parla anche del potere dei media, come ti poni nei loro confronti?

So bene, o almeno posso ben imaginare che idea hanno di me i media, della mia personalità, il continuo mal interpretare chi sono veramente, la mia identità, ma cerco di non farci caso.

Questo essere un po' preso di mira a me sembra di sentirlo anche, a diversi livelli, in molti tuoi testi dove avverto sempre un senso, se non di " caccia alle streghe ", quantomeno di fuga da qualcosa.

Mmm sì, ma più che altro cerco di fuggire dalla mia vita di tutti i giorni, penso.

Nell'album c'è la collaborazione con un'artista importante come l'ex Atari Teenage Riot Alec  Empire, un vero maestro della rivoluzione, come mai questa scelta e come ha influito sull'album?

Ho sempre adorato Alec, è stato importante per l'album, ha prodotto alcuni pezzi, in " The Bachelor " ci sono alcuni brani che avevano preso una piega più industrial quindi era l'ideale. Gli Atari Teenage Riot sono stata una band fondamentale nella mia adolescenza, mi sono sempre piaciuti tantissimo e sono stati una grande influenza per me, quindi...

Un'altra collaborazione è quella con l'attrice Tilda Swinton. Come ti è venuto in mente di collaborare con lei?

Penso sia una grande attrice, oltre che una persona squisita e non è una di quelle che lo fa per il solo scopo di guadagnare soldi, c'era una comunione di intenti da un punto di vista artistico, per il puro gusto di creare dell'arte.

Questo tra l'altro riflette abbastanza la tua "multimedialità" che esula dal discorso strettamente cantautoriale per abracciare anche altre forme, come quella visiva sia essa nei costumi, nei video. Dove finisce la musica e comincia qualche altra cosa?

La musica è la parte più importante, certo, le canzoni, la parte compositiva però poi credo che ad un certo punto ci sia bisogno di un supporto visivo. Ci sono dei personaggi da raccontare, degli scenari, a me piace anche vedere la musica.

In conclusione non ti pesa il fatto, a soli 25 anni, di dover fare i conti già quasi con la perfezione. Voglio dire ormai il pubblico ed ancor più la critica, me incluso, partono dall'assunto che ogni prossimo album di Patrick Wolf debba essere un capolavoro o almeno un grande disco. Non ti pesa?


Oh no! Ad essere onesto basto me stesso a darmi della pressione, non c'è nessuno al mondo che possa mettermi pressione come me stesso. Sono abbastanza forte per non far caso alle aspettative di chiunque altro, io vado solo dritto per la mia strada, seguo il mio cuore, la mia arte ed i miei desideri.

 

 

Si ringrazia Promorama ed Enrico @ Magnolia


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