Starsailor
Non è un segreto che gli Starsailor sono uno dei gruppi che più amo e dunque non mi sono lasciato scappare l'opportunità di incontrare James Walsh, voce e guida della band inglese, in occasione della loro recente data milanese in promozione dell'ultimo album "All The Plans". In compagnia dell'amico Stefano Bartolotta di Indie-Rock.it abbiamo incontrato James nel backstage a poche ore dal concerto per saperne un po' di più di uno dei gruppi inglesi più amati in Inghilterra e più sottovalutati dalle nostre parti.
G: Vorrei partire parlando di "All The Plans". Quando avete iniziato a pensare a questo album? Quanto tempo ci avete messo per realizzarlo?
Ci abbiamo messo un po' di tempo penso. Appena finita la promozione per "On The Outside" ci siamo messi a pensare a "All The Plans" e alle canzoni da inserire. Penso che siamo stati abbastanza veloci solo con il secondo album perchè c'era un po' di fretta nel dare un seguito a "Love Is Here", già con il terzo ci abbiamo un po' di più e con questo ancora di più. Soprattutto è stata una motivazione di tempo, siamo stati più liberi di scegliere quando pubblicare e questo ci ha fatto fare le cose con calma. Un paio d'anni credo un tempo abbastanza lungo per scrivere e registrare tutto un disco.
G: Avete scritto molte canzoni per questo disco? Avevate molti demo su cui lavorare?
Sì, decisamente sì. Penso che un po' come i primi dischi avevamo alcuni pezzi già realizzati, scritti con la chitarra acustica e con i testi già pronti, tipo Boy In Waiting che è rimasta molto simile alla prima versione, ma ce ne sono altri come All The Plans o Listen Up che invece hanno richiesto più lavoro in studio.
G: Ci sono alcuni brani tipo Stars And Stripes che sono decisamente diversi da quasi tutto quello che avete fatto finora. Hai cercato di scrivere qualcosa di molto diverso dal passato è un qualcosa che è nato così quasi spontaneamente?
Ogni tanto i concerti hanno un forte impatto e puoi recepire come la gente reagisce ad alcuni brani. Ai tempi del primo album non sai come reagirà la gente ai pezzi, mentre ora sai che ci possono essere dei pezzi che prendono e colpiscono più di altri perchè con più energia.
S: Parlando in generale si può dire che durante la vostra carriera avete cambiato il modo di scrivere canzoni?
Sì, decisamente. Le condizioni che ti circondano possono cambiare il tuo modo di scrivere e di comportarti.
S: Penso e mi pare che anche tramite il vostro sito ufficiale sia un concetto diffuso che questo disco segni un certo ritorno alle sonorità ed allo stile di "Love Is Here". Questo significa che se potessi tornare indietro cambieresti qualcosa del secondo e del terzo album o ne sei ancora orgoglioso?
Sono ancora orgoglioso del secondo e del terzo disco, si cerca sempre di proporre qualcosa di sperimentale o diverso per suscitare una reazione del pubblico o per mostrare un lato diverso della tua personalità, ma più vai avanti più ti rendi conto di cosa sai fare meglio e quindi ti preoccupi sempre meno di dover sperimentare ad ogni costo. Penso ci siano dei grandi artisti che sperimentano tipo i Radiohead o Aphex Twin, ma ci sono anche personaggi come Bob Dylan e Neil Young che comunque più o meno continuano scrivere lo stesso tipo di musica da anni pur mantenendo una altissima qualità. E' semplicemente un approccio diverso.
S: Una delle cose che amo di più negli Starsailor anche nei dischi precedenti è quella sorta di relazione speciale tra la musica ed i testi. Mi piacerebbe sapere se è più la componente musicale che influenza la parte dei testi o viceversa?
Prima scrivo sempre la musica. I testi sono molto importanti, ma la melodia è la cosa più importante in una canzone. Se hai un melodia meravigliosa che rimane in mente puoi anche non preoccuparti troppo dei testi come per esempio han fatto gli Oasis una marea di volte. Se hai anche un testo bellissimo, ma non c'è intorno una canzone in realtà non hai niente in mano.
G: Parliamo di canzoni, dentro "All The Plans" c'è forse quella che è finora la mia canzone preferita degli Starsailor che è You Never Get What You Deserve. Quale è la storia dietro questa cazone?
E' una storia di un artista combattuto, uno di quei personaggi un po' tragici, perdenti, che ad un certo punto alza le mani contro il mondo dell'intrattenimento, del music business. Non è però riferita a nessuna persona in particolare.
S: Parlando del singolo Tell Me It's Not Over, a me è piaciuto molto il remix ad opera di Brandon Flowers. Ti piace e sapevi che sarebbe stato fatto il remix o ne sei venuto a conoscenza dopo?
Lo sapevamo e sono stato contento di come sia uscito, anche se mi spiace che non abbia avuto una diffusione più internazionale anche perchè le persone che l'hanno sentita ne sono rimaste tutte positivamente colpite ed era un ottimo modo per parlare del gruppo, dato che i Killers sono oggi una delle band più importanti del mondo.
S: Sai come mai non è stata distribuita come singolo vero e proprio? E' perchè siete sotto due etichette diverse?
Potrebbe essere! Etichette diverse, management diverso... e poi i Killers stavano facendo promozione del loro disco, anche se in realtà non ho capito i motivi dato che loro sono una band talmente grossa che non credo ci potesse essere concorrenza tra noi.
G: Dopo quattro album si può iniziare a fare un bilancio della vostra carriera. Lo avete fatto? C'è qualcosa che è successo nel passato che secondo te è stata una scelta sbagliata o sei felice di tutto quello fatto?
Mi sarebbe piaciuto pubblicare Four To The Floor come secondo singolo da "Silence Is Easy" perchè in Europa era uscito ed era stato un successo, ma per qualche motivo la label inglese ha preferito pubblicare un'altra canzone.
S: Quale?
Avevano scelto Born Again.
S: Una bella canzone anche quella, ma penso che tu abbia ragione.
Penso che la scelta di un'altra canzone avrebbe potuto cambiare qualcosa nel corso della nostra carriera.
G: Ci sono gruppi come voi o esempi più giovani come gli Snow Patrol che sono grandi nel Regno Unito e trovano maggiori difficoltà ad affermarsi con gli stessi numeri in Europa e nel mondo. Pensi sia solo una questione di singoli scelti o che sia anche una questione di gusti del pubblico?
Penso siano mercati differenti con gusti differenti del pubblico. E' sempre frustrante per una band inglese lavorare duramente per crearsi una fan base in Europa e poi vedere magari che qualche artista R&B americano appena uscito tipo Black Eyed Peas o Kanye West raggiunge il numero uno in classifica senza fatica o ancora esempi tipo nu-metal alla Limp Bizkit o Nickelback che ricevono quel riconoscimento.
S: Nel corso della vostra carriera non avete mai cambiato la vostra line-up. Quanto aiuta essere sempre gli stessi? Dall'esterno date l'idea di un gruppo che non litiga mai, che non dà mai modo di vedere liti interne, che è sempre d'accordo.
Tantissimo penso. Credo sia importante essere onesti in un gruppo, muoversi tutti nella stessa direzione. Penso sia alla base del perchè molti gruppi poi si sciolgono, qualcuno preferirebbe fare un album di death metal, qualcun altro un disco folk. Sulle cose importanti noi siamo sempre stati d'accordo e l'unica cosa per cui litighiamo è il calcio perchè ci sono due tifosi del Liverpool e due del Manchester United.
S: Sempre guardando da fuori spesso c'è l'idea che fare l'artista sia un lavoro divertente, è così anche da dentro o ti divertivi di più agli inizi?
E' divertente. E' un onore fare un lavoro bello come questo. All'inizio era più una reazione del tipo "wow, ma cosa è questo mondo?" e penso che ci siano molte band, soprattutto inglesi, che ricevono una grandissima spinta all'inizio e si lanciano subito a fare tour mondiali e poi spariscono. Invece penso che l'aspetto più bello sia andare avanti, arrivare a suonare qui a Milano e poterci poi anche ritornare. E' importante mantenere uno spirito competitivo, come in tutti i lavori, perchè è quello che ti spinge a fare le cose sempre meglio. E' quindi sì un lavoro bellissimo, ma chiaramente mi piacerebbe anche fare di più, arrivare a riempire gli stadi come i Killers o gli Snow Patrol.
S: Se lavorerete duramente credo che un giorno potreste anche arrivarci, oppure ti sei rassegnato a questa possibilità?
Invecchiando ti rendi conto come in molti lavori impegnandoti duramente e concentrato su un obiettivo alla fine puoi raggiungerlo, mentre nel mondo dell'intrattenimento e specialmente nella musica è abbastanza indefinita come cosa. Devi essere al posto giusto al momento giusto e non puoi pianificare una cosa del genere.
S: Io pensavo ad esempio agli Elbow che dopo aver lavorato quasi da sconosciuti per anni, dopo aver vinto il Mercury Prize sono diventati un band molto conosciuta in giro ed è qualcosa che potrebbe succedere anche a voi prima o poi.
Spero di sì! Qualche volta si pensa a lavorare per fare musica sempre migliore e migliorare come artista e quindi si colgono opportunità diverse da quelle che invece dovresti fare se hai come obiettivo quello di diventare il numero uno in classifica.
G: Su Youtube ci sono alcune tue versioni in acustico apprezzatissime. Hai mai pensato di fare un tour europeo solista in acustico?
Ho fatto qualche show da solo in Inghilterra. Penso che sia uno dei modi che molte band usano per crescere anche perchè è molto più economico. Sì, è un qualcosa che ho preso in considerazione, così come sto scrivendo le musiche per un film. Si chiama "Powder" ed uscirà l'anno prossimo ed è quello su cui ci stiamo concentrando oggi. E' un po' la routine di questa epoca: registri un album, lo pubblichi, lo porti in giro e poi ne fai un altro. Se vuoi restare in questo gioco è quello che devi fare.
G: Siete stati uno degli ultimi gruppi ad arrivare al successo senza il passaparola via internet e la promozione dei blog. Quale è la tua opinione su tutti questi nuovi gruppi che stanno emergendo grazie ad internet?
Penso ci siano sia aspetti positivi e negativi.
G: Sai che negli ultimi mesi ci sono state discussioni per la presa di posizione di Lily Allen contro il file-sharing che ucciderebbe l'industria musicale. Tu da che parte stai?
Da entrambe. Penso che sia importantissimo per le giovani band per farsi conoscere, ma ad un certo punto è importante che ci sia il riconoscimento del lavoro e che arrivino i soldi anche perchè servono per sopravvivere. L'industria discografica si è spinta troppo oltre pagando troppo certi artisti così come pagando troppo certi manager e dirigenti, adesso si sta cercando di normalizzare questa cosa. La cosa migliore è sempre nel mezzo, dove i musicisti possono vivere bene senza avere dieci macchine in garage e le persone possono comprarsi un disco ad un prezzo equo.
G: Pensi che la scelta dei Radiohead sia una buona soluzione per distribuire musica o è troppo facile per loro perchè loro sono i Radiohead e quindi tutti avrebbero comunque ascoltato il loro disco?
Penso che sia una buona soluzione solo per loro. Non credo possa funzionare per i giovani gruppi. Un modo penso potrebbe essere quello di unire concerti e cd, magari paghi poco di più di un concerto ma torni a casa anche con il cd del gruppo, tipo paghi un concerto 30 euro invece di 25 e torni a casa con il cd della band che se dal vivo ti è piaciuta potrebbe spingerti a tornare a vederla.
S: Per noi due, gli Starsailor sono una delle miglior band live. Dal vivo voi esprimente davvero il vostro massimo e quindi mi viene naturale chiederti se avete mai pensato di pubblicare un cd live o un dvd live?
Sì, sì. Ci piacerebbe farlo e penso che a breve potremmo anche farlo.
S: Nei vostri concerti spesso inserite cover, come mai questa scelta e cosa farai stasera a Milano se ce lo puoi dire?
Eh eh... non so cosa faremo stasera, ma comunque è una cosa che ci piace fare, ma ultimamente abbiamo fatto Champagne Supernova ad esempio in memoria degli Oasis.
G: Vi piace cambiare setlist durante il tour o preferite tenere la stessa?
Teniamo la stessa più che altro per il resto del gruppo, quello che invece faccio magari io da solo con la chitarra mi piace improvvisare o cambiarlo un po'.
S: Da dove nasce questa idea di fare delle cover?
Quando vedi che il pubblico tende a tranquillizzarsi un po' troppo, perchè magari le canzoni del disco nuovo non sono così difuse come quelle vecchie allora inserire pezzi dei Beatles o altri tende a risvegliare l'attenzione del pubblico.
G: Cosa spinge anche gli Starsailor a continuare dopo quattro album ad andare avanti? Fare il miglior disco? Scrivere la miglior canzone? Cosa spinge un gruppo ad andare avanti anno dopo anno?
Fare meglio di quanto fatto con il disco precedente e soprattutto visitare nuovi posti non visti in precedenza. Siamo andati in Africa con questo tour, andremo in Sud America... è pieno di posti da visitare il mondo.
S: Una band che amo molto come gli Ash, ha deciso di abbandonare il formato degli album per distribuire solo singoli spot. E' una ipotesi che anche voi avete preso in considerazione?
No, penso che faremo ancora qualche album. E' una scelta dettata dall'etichetta, o comunque nel nostro caso comunque credo che il pubblico preferisca vedere un nuovo album da parte nostra piuttosto che un singolo.
G: Non pensi che questa teoria del pubblicare solo singoli sia anche una modo per scappare dal peso di fare un album? E' molto più semplice fare una canzone bella che un album completo secondo me, quindi secondo te perchè così tanti gruppi come gli Ash, ma anche i Radiohead o i Kaiser Chiefs, han deciso di prendere questa strada?
Sicuramente sì, non credo che non ci sia alcuna ragione artistica per fare solo un singolo. Un album è molto più stimolante, scegliere l'artwork, chiudersi in studio per registrarlo, lavorare con grandi produttori. E' un processo molto più interessante.
G: Anche dal punto di vista dei fan, l'attesa per l'uscita di un nuovo album è sempre un momento molto bello rispetto a quanto possa essere quella di un singolo, quindi spero che non sia un qualcosa che possa prendere troppo piede.
Sì, è vero. Un modello interessante è quello dove i fan finanziano l'artista e la realizzazione del disco pagando in anticipo tipo 10 pounds e poi ricevono il disco in regalo.
S: Patrick Wolf ha fatto una cosa del genere. Pensi che potreste anche voi considerare questa strada in futuro?
Sì, penso di sì.
S: Sarò felice di pagare i miei 10 pounds allora.
Grazie! Penso sia bello anche per i fan poi vedere il proprio nome nel libretto insieme al disco.
S: Come ha fato Patrick Wolf, esattamente.
E ne è valsa la pena?
S: Oh sì sì, assolutamente. Penso questo sia il suo miglior disco insieme al primo. Non mi piace l'artwork, ma non importa. Devo ammettere anche l'artwork di "All The Plans" non mi piace ma non mi interessa, il vostro disco è uno dei migliori del 2009 e questo è quello che interessa davvero a me.
Grazie mille.
G: La mia ultima domanda è se c'è qualche nome emergente che ti piace particolarmente?
Il mio disco preferito ultimamente è quello di Lauren Harris, ma ho apprezzato moltissimo anche quello di Bon Iver o dei Fleet Foxes.
S: Ti piace della musica abbastanza tranquilla insomma
Sì soprattutto, soft-folk music direi.
INFO:
Si ringrazia Miriam Fabiano - EMI Music per la realizzazione dell'intervista
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