Bombay Bicycle Club


A cura di George, Lunedi, 16 novembre 2009


I Bombay Bicycle Club, definiti la nuova promessa dell'indie-rock britannico, arrivano in Italia per una unica data insieme al debut album "I Had The Blues But I Shook Them Loose" volato in cima alle classifiche inglesi e che li ha consacrati come uno dei nomi emergenti più di successo degli ultimi tempi. A pochi giorni dal loro arrivo a Milano abbiamo raggiunto i ragazzi per una breve intervisa di presentazione al pubblico italiano, eccola:

Da dove arriva il vostro nome Bombay Bicycle Club e come vi siete conosciuti?

Andavamo tutti alla stessa scuola e abbiamo messo su il gruppo per una assemblea scolatistica. Per il primo concerto avevamo bisogno in fretta di un nome ed abbiamo rubato quello di un ristorante indiano.

Ho letto che avete deciso spontaneamente di non siglare un contratto prima di finire il debut album. Era così importante non avere vincoli con nessuna etichetta?

Avere la libertà di fare quello che volevamo con il disco per noi era fondamentale. E' una cosa a cui tutte le band dovrebbero pensare.

E' cambiato qualcosa nel vostro approccio al music business dopo l'uscita ed il successo del disco?

Non direi, no.

Questa estate vi ho visti al Festival di Reading e mi ha davvero impressionato, a parte la folla sotto la tenda del vostro palco, il particolare legame che già c'era tra voi ed il pubblico. E' importante che si formi questo tipo di legame per la buona riuscita di un concerto oppure riuscite a dare il meglio di voi anche di fronte ad un pubblico meno numeroso come potrebbe capitare in Europa?

Creare un legame con il pubblico ad un concerto è fondamentale. Se ad un nostro show la gente inizia a cantare e balalre ci incoraggia moltissimo ed in questo preferiamo i concerti più piccoli dove il legame con il pubblico è molto più stretto. Sul palco siamo molto energici e cerchiamo di coinvolgere il pubblico il più possibile.

Tornando alle vostre canzoni, chi scrive i testi? C'è un particolare processo di songwriting?

Jack scrive tutti i testi, in genere appena prima di andare in studio a registrare, cosa che li rende abbastanza spontanei. Generalmente scrive di quello che gli capita, la gran parte dei nostri testi riguardano le tipiche esperienze e problemi di un teenager.

Avete registrato il disco con Jim Abbiss alla produzione. Com'è stato?

Abbiamo iniziato a lavorare con Jim quando avevamo 16 anni nel 2006. Con lui abbiamo fatto due ep ed un singolo prima di metterci a fare il disco. Questo periodo di lavoro ci ha permesso di conoscerlo meglio e sviluppare al meglio il nostro sound con lui. Quando abbiamo iniziato a scrivere il disco avevamo quindi già un pttimo legame con lui ed il suo modo di lavorare.

Com'è stata la fase di registrazione del disco? E' stata una esperienza facile o avete affrontato alcune difficoltà impreviste?

Direi che è stato molto piacevole. Ci abbiamo lavorato su per tre anni alla fine e quindi riuscire a concluderlo è stato quasi rinfrescante.

Per chi ancora non lo avesse ascoltato come lo descriveresti?

"It's wicked cool"

Siete stati paragonati a diversi gruppi, stranamente molti dei quali non sono però inglesi. Quali sono state le fondamentali influenze nella vostra musica?

Ci ha fatto davvero molto piacere non essere paragonati a troppi gruppi inglesi anche perchè in realtà non ascoltiamo molta musica britannica. La maggior parte delle nostre influenza arrivano dalla scena alternative americana tipo Pavement, Yo La Tengo, Slint e Modest Mouse.

Quali sono i progetti per il futuro dei Bombay Bicycle Club?

Fino a fine anno saremo in tour: ora un paio di settimane in Europa, quindi Giappone e un nuovo tour inglese. Stiamo inoltre finendo un disco acustico che pensiamo di pubblicare l'anno prossimo anche se non c'è ancora una data definita.

LINKS:

http://www.myspace.com/bombaybicycleclub
http://www.bombaybicycleclubmusic.com/

Si ringrazia Laura - Comcerto per l'organizzazione dell'intervista.


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