Good Shoes
Tornati quest'anno con il loro atteso secondo album "No Hope, No Future", i Good Shoes sono uno dei pochi nomi emersi negli ultimi anni in grado di conquistare sia i favori del pubblico che di parte di quella critica che dell'ondata delle giovanissime band britanniche iniziava a stancarsi.
Poche ore prima del loro concerto milanese, abbiamo avuto l'occasione di scambiare due parole con il frontman della band Rhys Jones, con il quale abbiamo parlato delle novità di questo nuovo album.
Allora Rhys, partiamo subito dalla domanda più ovvia, come mai questo titolo negativo "No Hope, No Future"?
Non voleva essere un titolo negativo a prescindere, credo che sia soprattutto la considerazione di come stanno andando le cose in generale nel mondo ed anche nel Regno Unito. C'è molto pessimismo in giro o più che altro che le cose non stanno decisamente andando per il verso giusto in ogni settore: pensa alla guerra, alla situazione ambientale, ai rapporti internazionali così come alle cose di tutti i giorni con la crisi, le difficoltà finanziarie di tutte le persone. Sono un insieme di cose che danno una immagine in generale fortemente negativa e di conseguenza credo che il titolo rifletta molto quello che la gente pensi in generale e poi era un titolo comunque molto diretto, facile da ricordare, che impressionava.
Il disco fin dal primo ascolto mi sembra decisamente più vario rispetto al debutto "Think Before You Speak", sei d'accordo?
Non so. Abbiamo lavorato molto su questo disco, siamo andati decisamente per le lunghe con la sua realizzazione ma non credo che sia un disco troppo diverso dal primo. Ci sono alcuni brani come per esempio il primo singolo Under Control che credo che siano esattamente come ci si aspetta un brano dei Good Shoes. Ovviamente ci sono delle novità e qualcosa di diverso, ma nel complesso penso che sia un disco semplicemente più maturo ma non diverso.
Partendo con l'ascolto però ci sono un paio di episodi lenti che in qualche modo colpiscono per non essere tradizionali del vostro bagaglio degli esordi
Rispetto ai singoli del primo album probabilmente sì, ma perchè avevamo deciso di tenere i brani lenti come b-side a quel tempo, invece qui abbiamo deciso di dare spazio anche a quel tipo di brani. Se penso a questo disco però ad esempio i miei brani preferiti sono Everything You Do e Then She Walks Away, che sono leggermente diversi da quello a cui avevamo abituato in passato ma rispechiano quelli che sono decisamente i miei gusti. Io ascolto tantissimo Neil Young, che non è certamente famoso per i brani tirati e questo disco direi che richiama dei suoni più duri talvolta, come nelle sue canzoni.
Non avete mai avuto paura o pensato che potesse esserci anche reazione fredda del vostro pubblico ascoltando brani come, la bella, ma lenta City By The Sea?
In realtà no, però City By The Sea sicuramente sarà un singolo in Inghilterra, non so ancora cosa deciderà l'etichetta per l'Italia o l'Europa, quindi credo che abbia certamente il potenziale per arrivare sia ai vecchi nostri fan che ad un pubblico diverso e nuovo.
Queste novità comunque presenti sono state una evoluzione naturale o avete comunque cercato di inserire delle cose nuove nella vostra musica?
Credo sia stata una cosa naturale. Con lo scorso disco siamo stati in tour davvero tantissimo e questo ha decisamente influenzato il nostro modo di scrivere e pensare musica. Come ti dicevo poi non credo che abbiamo fatto un disco troppo diverso dal primo, quindi tutte le novità sono decisamente venute fuori naturalmente senza ricerche particolari.
Siete stati tra le pochissime band inglesi degli ultimi due anni ad aver ricevuto complimenti da pubblico e critica, la cosa vi ha aiutato a togliere della pressione dal nuovo disco o no?
Non credo che abbiamo sentito particolare pressione, cioè siamo soddisfatti indubbiamente dell'attenzione ricevuta con il primo disco ed ovviamente volevamo fare bene con questo, però non abbiamo mai prestato troppa attenzione a cosa scrivessero i giornali su di noi. Se è piaciuto il primo disco bene, ne siamo felici, come sarà per questo nel caso, se invece non è piaciuto alla stampa noi proseguiremmo comunque in questa direzione. Ci abbiamo messo parecchio a fare questo disco perchè abbiamo intrapreso una certa strada ed il prossimo disco sarà un passo in avanti su questa strada.
Speriamo che non ci facciate aspettare però altri tre anni per il nuovo disco!
No no, potrebbe anche uscire l'anno prossimo
Davvero? Bene!
E' una speranza, niente di definitivo.
Lo spero decisamente allora. Quanto tempo cia vete messo nel complesso per realizzare "No Hope, no Future"?
Decisamente parecchio, più forse di quanto avremmo pensato.
Cosa vi ha rallentato o fatto impiegare più tempo del previsto?
Direi che le due parti più lunghe sono state quelle di scrittura e soprattutto di mixaggio. Continuavamo a rielaborare le idee che avevamo migliorandole e ripensandole ogni volta per parecchio tempo.
Nei prossimi mesi sarete impegnati in tour?
Sì, ora saremo in Europa fino a fine mese, per Marzo ci sono diversi progetti ma niente di definitivo mentre ad Aprile saremo in tour nel Regno Unito prima di tornare ancora in Europa prima dell'estate e dei festival estivi dove contiamo di suonare abbastanza.
Nessun progetto "americano"?
Ci piacerebbe ovviamente, però in effetti non è previsto. Non avendo una etichetta direttamente là, dovremmo pagare tutte le spese, anche per i permessi, noi direttamente e diventa molto impegnativo essendo l'America decisamente grande. La speranza sarebbe quella di trovare una etichetta per la distribuzione del disco anche negli Stati Uniti in modo che ci potesse dare una mano per andare in tour, però in effetti per ora non ci sono programmi.
Dai Rhys, ti auguro decisamente di trovarla anche perchè questo disco ha dei brani che penso possano piacere al pubblico americano!
Sì, sono d'accordo.
Rhys, grazie mille del tempo a disposizione ed a presto in Italia!
A te, ciao!
INFO:
Si ringrazia Camilla - SpinGo per la realizzazione dell'intervista.
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