D-Vines


A cura di George, Giovedi, 27 maggio 2010


Intervista a cura di Silvia Ghisi

Raggiungiamo, tramite mail, il cantante e chitarrista Stefano Bolzoni della band italiana D-Vines per conoscere meglio il gruppo, emergente ma altrettanto promettente. Se questo nome, infatti, non vi è nuovo, forse è perché avete letto la recensione dell’album “Kill me Martina” qui su Troublezine (http://www2.troublezine.it/reviews/13716/d-vines-kill-me-martina) oppure avete visto il video “Drawing in electromud”. Proprio questo è in lizza per il contest di MTV Italia e, se arrivasse tra i primi cinque, farebbe accedere i D-Vines al palco dell’MTV day.

Quando avete deciso di formare una band? E come è nato, di fatto, il gruppo?

Abbiamo deciso di formare questa band alla fine del 2007. Inizialmente il progetto D-vines era formato da me (Stefano) alla voce, da Mino alla chitarra e da Richy e Lore, che si occupavano dei beats elettronici e dei sintetizzatori. Diciamo che venivamo tutti da esperienze molto diverse, io e Mino abbiamo militato per anni in svariate band di ogni genere, mentre Lore e Richy giravano parecchio nelle discoteche della zona come Dj. La sfida e' stata proprio quella di provare a incastrare le nostre influenze rock con le loro elettroniche e vedere poi il risultato. Così abbiamo cominciato a scrivere i primi pezzi, Kill me Martina è stato il primo in assoluto. Poi mentre registravamo (circa un anno fa) nel nostro piccolo studio “Jilted Studio” ci siamo accorti che il tutto sarebbe risultato migliore se avessimo aggiunto al progetto una batteria ed un basso “reali”. Ed ecco allora l’arrivo di Bolzo alla batteria e Nico al basso. Fin da subito c'e' stato feeling tra di noi, e in poco tempo hanno rivoluzionato il suono della band.

Il vostro nome mi richiama alla mente le parole “divini” e “vini”. C’entra qualcosa o sono fuori strada?  E perché è scritto “D-Vines”?

Ahahaha, sì sei fuori strada... Il nome e' nato per caso in una sera tra amici e, mentre discutevamo riguardo al nome della band, una nostra amica ci ha confidato che se lei avesse avuto un gruppo l'avrebbe chiamato D-Vines e così le abbiamo "rubato" l'idea. Nessun doppio senso quindi e nessuna mania di grandezza. Non ci sentiamo divini, ci piaceva soltanto come suonava il nome.

Ascoltando il disco si notano vari riferimenti musicali. Cosa ascoltate?

Ascoltiamo veramente di tutto, e quando dico "di tutto" intendo veramente di tutto.  Hard rock, grunge, metal, glam , progressive, punk, elettronica, crossover, industrial, pop, indie, r’n’b,  hip hop...
Siamo sei persone, come dicevo prima, con culture musicali molto distanti e quindi questa condizione ci permette di avere una visione a 360 gradi di tutta la musica che ci circonda.

Nel vostro background non manca l’elettronica. Parliamo allora del vostro duo elettronico…

Jilted Twins. Questo e' il nome del progetto che avevano fondato Richi e Lore. Come dicevo prima, hanno girato parecchio nei locali e disco della zona di Brescia come dj. Ricordo la prima volta che li ho visti (ancora non li conoscevo) al Buddha Cafe' di Orzinuovi (BS) e loro facevano spalla ai Motel Connection.  Allora non ascoltavo per niente quel tipo di musica, ma rimasi affascinato da quanta energia quei due sprigionassero dalla loro console. Diciamo che nel progetto D-Vines l'elettronica in generale fa da tappeto alla forte anima rock che c'è nella band. Però sono sicuro di parlare a nome di tutti quando dico che "Kill me Martina"  soddisfa tutti noi al 100% .

Perché la scelta di scrivere testi, e di conseguenza cantare, in inglese?

Perché siamo convinti che l'inglese sia molto più "musicale" dell'italiano in un genere come il nostro. L'inglese ti permette di esprimere concetti molto ampi con parole molto corte e, quindi, permette di essere molto più efficace, musicalmente parlando. Ti confido che comunque stiamo scrivendo pezzi anche in italiano, anche se la nostra lingua madre risulta essere un po' più complicata da musicare... ma ci proveremo.

Com’è, secondo voi, la scena musicale bresciana?

La scena bresciana e' in continuo fermento.  Ci sono molte band che da anni mettono il cuore in tutto quello che fanno, ma purtroppo non viene data loro la possibilità di farsi conoscere. Questo perchè la gente segue veramente poco la musica dal vivo, in generale, figurati per quella emergente! Ed e’ un peccato!

E quella Italiana, gode di buona salute?

La scena italiana gode artisticamente di ottima salute. Lo testimoniano gruppi come "Il Teatro degli orrori" , "The Fire", con i quali avremo l'onore di condividere il palco il 18 giungno al Kortocirkuito di Brescia, "Ministri" , "Linea 77" , "Lacuna Coil": tutti gruppi che stimiamo nel profondo per la personalità e la coerenza negli anni. Sicuramente ciò che nuoce, non solo musicalmente, all'Italia sono le operazioni commerciali per lanciare il nuovo "tronista" di turno e presentarlo in rete nazionale come il miglior artista sulla piazza... è davvero triste. Penso che ci sia gente che meriterebbe un po’ di visibilità in più da parte dei media.

L’album si intitola “Kill me Martina”, chi è Martina?...E Juliet è una citazione Shakespeariana?

Kill me Martina e' stato in assoluto il primo pezzo scritto dai D-vines. È sicuramente la canzone che, per noi, più rappresenta emotivamente il progetto e, quindi, ci sembrava doveroso intitolare il disco con il suo nome. Martina non e' solo una persona, Martina e' tutto ciò per cui sarei disposto a morire pur di avere.
Per quanto riguarda Juliet, non ci siamo ispirati a nessuno. Juliet e' la persona con cui avrei voluto passare la mia vita.

Avete anche realizzato un bel video per la canzone Drawing in Electromud. Come è stato realizzarlo? Qualche aneddoto?

Abbiamo realizzato il video di quel pezzo perché all'epoca avevamo solo 3 pezzi. Infatti, come noterete, in quel video non ci sono Bolzo e Nico. In fase di pre-produzione del pezzo (nel dicembre 2007) il nostro amico e regista Davide Bedocchi ci aveva proposto di fare questo esperimento, perché anche a lui interessava parecchio il progetto. Solo successivamente e' stato montato l'audio definitivo che trovate nel disco.
Devo dirvi, in tutta onestà, che non ci saremmo mai aspettati un risultato simile. Davide ci ha organizzato il set come fossimo delle star e  lo ringraziamo di cuore per tutto quello cha ha fatto.
È sicuramente stato uno dei giorni più intensi della mia vita.


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