Blake


A cura di josie, Mercoledi, 2 giugno 2010


Diamo il benvenuto a una delle band di casa ad esibirsi al prossimo Troublefestival. Facciamo due chiacchere con "The Magister", chitarra e voce del gruppo di Brescia, e scopriamo un po' più a fondo chi sono i Blake...

..."I Blake sono 4 zoticoni di campagna che si divertono a suonare assieme un paio d'ore alla settimana. Il gruppo nasce nel 2002 e la line-up attuale è composta da me(= The Magister) alla chitarra e alla voce, da Marco Monici (= El Mona) al basso e ai cori, da Giacomo Marchi (= Dr. Mark) alla chitarra e da Giacomo Schena (= Geeko) alla batteria".

Come siete arrivati a scrivere "I Was Young in the 90's"? Lo definireste come un disco positivo oppure universalmente nostalgico?

"'I was young in the 90's' è il nostro terzo album. Ad essere onesti non c'è un percorso lineare che ci abbia portato a fare il cd esattamente come è risultato; abbiamo scritto alcune canzoni e registrato quelle che ci piacevano di più. Credo che il disco sia abbastanza eterogeneo e penso che al suo interno si possano cogliere le varie anime dei Blake. Indubbiamente è presente una gran dose di nostalgia in quanto siamo molto legati ad alcuni gruppi degli anni '90".

Quali sono i punti di riferimento a cui vi siete ispirati nel songwriting? Sentiamo molte eco d'oltreoceano, anche di tempi lontani; i modelli sono cambiati, nel tempo?

"Più che di modelli di riferimento parlerei di plagi palesi! Abbiamo malamente copiato Farside, Face to Face, Seed'n'feed, Beasteaks, Johnny Cash, Elvis, Queens of the stone age, Leatherface... l'elenco sarebbe lunghissimo. I modelli sono grossomodo gli stessi di quando abbiamo iniziato, sebbene in passato io ascoltassi molto più hardcore melodico (No use for a name, Lagwagon e compagnia bella)".

Cosa conta di più per voi, quando scrivete? La melodia, l'intensità, il sapere di fare qualcosa insieme?

"Direi che la cosa più importante è divertirsi e fare qualcosa insieme; quando non mi divertirò più, penso proprio che smetterò di suonare. Ad ogni modo, quando scrivo un pezzo parto sempre da una melodia; insomma, prima la musica, poi le parole. Una volta ottenuta una melodia che mi soddisfi propongo la canzone agli altri e, se a loro piace, insieme arrangiamo il tutto".

Come è nata la collaborazione con NoReason Records? Per quanto riguarda la produzione e distribuzione della musica, qual è la vostra filosofia?

"La collaborazione con NoReason Records è nata per caso; abbiamo conosciuto Ste e Dami ai concerti e siam stati sùbito colpiti dalla loro grande passione per la musica. Dopo aver registrato il nostro ultimo cd ci siam detti: "Non sarebbe male che quei bravi ragazzi di Lodi diventassero i nostri signori e padroni! Inviamogli una copia del master!". Detto, fatto: hanno ascoltato i pezzi e gli son piaciuti. Qualora non fossero stati interessati, avremmo stampato il cd in puro stile D.I.Y... come abbiamo sempre fatto. Noi Blake siamo tutti dell'idea che meno soldi circolano nell'àmbito musicale indie, meglio è; l'importante è rientrare delle spese e, bene che vada, mettere via qualche soldino per prodursi un eventuale prossimo disco. Non apprezziamo orpelli costosi ed inutili come le campagne promozionali con banners del tipo "Un incredibile debutto! La miglior band del pianeta! Un cd assolutamente da avere!" oppure le foto dove i musicisti sembrano dei manichini per linee d'abbigliamento da teenager; sono trucchetti disonesti per fregare i ragazzini e siamo contenti che con la NoReason queste cose non siano accadute".

La domanda che fa schifo fare (e rispondere) un po' a tutti: com'è vivere il panorama musicale italiano da musicista?

"Non saprei che rispondere perché non sono un musicista, ma un semplice manovale della chitarra. La musica occupa una parte della mia vita, ma non la maggior parte del mio tempo; insomma, non vivo di musica. Detto questo, come Blake abbiamo avuto la fortuna di condividere il palco con grandi gruppi che sono diventati in séguito amici; penso per esempio ad Action Men, Jet Market, X-State ride, Seed'n'feed, Indigo, Said, Bedtime for Charlie, Not Found... insomma, finché ci saranno bands come queste che hanno grande passione, la scena vivrà, quando non ce ne saranno più... morirà. C'est la vie".

E a livello generale, è una risorsa, un modo di espressione, un'illusione?

"Abbiamo sempre visto la musica come un hobby perciò non ci siamo mai posti il problema di arrivare a determinati traguardi o di guadagnare; per noi la musica è e rimane un modo di divertirci in compagnia, bere birra gratis e conoscere gente nuova".

Avete autoprodotto di recente uno split con i bravissimi Seed'n'Feed. Come è nato il tutto, vi conoscevate già prima del progetto? Cosa vi ha insegnato questa collaborazione?

"Sì, ci conoscevamo già prima del progetto e vista la grande stima che nutrivamo e nutriamo tutt'ora nei loro confronti abbiamo proposto a Lore dei Seed'n'feed di fare uno split e i ragazzi hanno accettato di buon grado. Inoltre l'idea ci pareva originale; hai mai ascoltato uno split dove dopo una band si può ascoltare un'altra band che fa canzoni che sono praticamente delle malcelate covers della prima band?! (smile)".

Lo split, o quantomeno i vostri brani, sono nati con un obiettivo diverso rispetto a quello del disco?

"No, in realtà nella sessione di registrazione di 'I was young in the 90's' avevamo registrato 5 canzoni in italiano e non sapevamo che farne; da ciò è nata l'idea dello split".

I brani che avete scritto per lo split sono in italiano; il vostro disco, invece, è in inglese, ma avete interpretato alcuni dei brani dell'album anche in italiano (Anni Strani). Qual è il valore aggiunto dell'inglese rispetto all'italiano e, se c'è una ragione, come mai la scelta di questa doppia prospettiva?

"Ad onor del vero Anni strani sarebbe la versione originale di Years, ma poco cambia; sia l'italiano che l'inglese presentano vantaggi e svantaggi. L'italiano è più diretto in quanto lingua madre, ma allo stesso tempo si può correre il rischio di fare un testo banale o percepibile come tale mentre l'inglese, ritmicamente più comodo perché ricco di monosillabi, è più ostico per un pubblico non anglofono ma è comunque una lingua di "tradizione" per la musica punk. Non ci poniamo limiti dal punto di vista linguistico".

Dite di voi "Facciamo pochi concerti e siamo indolenti". Pensate di suonare (poco?) anche all'estero per promuovere i Blake?

"Geeko, Dr.Mark e El Mona suonerebbero sempre e dovunque; loro sono dei veri punkers ma sono anche più vicini ai vent'anni che ai trenta. Invece io, che viaggio verso la trentina, sono pigro e spesso preferisco passare il sabato sera nel mio bar di fiducia a bere fresche Pilsner Urquell mentre leggo il quotidiano o qualche noiosissimo saggio di storia antica. Per quanto riguarda l'estero probabilmente qualcosa si farà quest'autunno, impegni lavorativi permettendo".

Ci consigliate qualche gruppo italiano che conoscete e che, secondo voi, meriterebbe più spazio?

"Oltre a tutti i gruppi italiani sopraccitati, vi consiglierei i The young, the old & the other (http://www.myspace.com/deoyo) che , per dirla in gergo, spaccano di brutto; non a caso il cantante è Davide Melis che nella nostra zona è famoso per aver dato vita qualche anno fa ai Palsy, seminale cult-band di stop-core melodico".

 

Grazie molte a Ste/NoReason Records per la mediazione.

 


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