The Get Up Kids


A cura di josie, Martedi, 10 agosto 2010


Diamo il benvenuto a Milano, in Italia ancora una volta, ai Get Up Kids. Ryan Pope, batterista della band del Kansas sin dagli inizi, ci dedica un po' del suo prezioso tempo. Tra un bicchiere di vino e le note dei Detroit in sottofondo, ecco cosa ha raccontato a me e a George. Ringraziamo sinceramente Elisabeth e Hard Staff.


Ciao Ryan, come va? Avete avuto l'occasione di girare un po' Milano oggi?

Bene, grazie. Sono diversi anni che non veniamo qui. Non abbiamo visto molto, diciamo che la città la abbiamo attraversata in auto.

Pensate di vedere un po' di cose mentre siete in Italia?

Se abbiamo l'occasione di vedere posti mentre siamo in tour? Sì, in realtà io mi trovo in Europa da due mesi e mezzo perché abbiamo fatto un tour a giugno e poi sono stato in Spagna e Portogallo. Il tour è ripreso dall'Olanda e poi siamo tornati in Spagna, più che altro a Madrid. Per quanto riguarda l'Italia, saremo qui solo per tre giorni, quindi il nostro soggiorno sarà breve.

 

L'anno scorso avete suonato a Bologna...

Sì, è stato fantastico! Eravamo davvero stupefatti dalla risposta!

Eravamo tutti molto ansiosi, c'era una tensione ineffabile nell'aria. E poi vi siete esibiti a Ceccano, all'Eastpak Etnika Rock Festival. È stata una scelta quella di privilegiare concerti singoli per quest'anno piuttosto che comparire in festival?

Sì, dopo i tre concerti spagnoli, quelli a Madrid, Barcellona e appena fuori Santander (in un posto molto bello, sulla spiaggia), avremmo voluto far durare il nostro soggiorno un po' di più; e poi io sarei stato qui in giro comunque. Quindi abbiamo pensato che avremmo potuto suonare qualche altro concerto e prendercela con calma, così abbiamo ricavato questi tre appuntamenti in Italia.

Non siete sorpresi dalla reazione dei vostri fan dopo così tanti anni?

Sì, decisamente! Le date in Spagna sono state favolose e la data dell'anno passato in Italia è stata la migliore del tour. Mi ricordo che c'erano dei limoni...

Sono stati un grande segno di apprezzamento e rispetto. Cosa vi ha riportati insieme, la stima dei vostri fan? La consapevolezza di avere più tempo libero da dedicare alle vostre aspirazioni?

Ciò che ha reso le cose più divertenti, il motivo per cui lo abbiamo fatto, è che stavamo tutti scrivendo nuova musica ed eravamo agli sgoccioli nei rispettivi progetti. A proposito, il nuovo disco è quasi finito. Tutto il processo di scrittura e il fatto di trovarsi insieme hanno stimolato la voglia di ritornare come quelli di una volta: "hey, torniamo in giro a suonare i nostri vecchi pezzi!". Questa intesa ha reso tutto nuovamente divertente.

Mi viene in mente che ascoltando il vostro "Live At The Granada Theater" del 2005, appena dopo di Woodson, dite "è il nostro primo show da sette mesi a questa parte e abbiamo deciso di registrarlo, siamo degli idioti". Vi capita ancora di provare ancora questa sensazione, è stato come un secondo inizio?

Quel concerto è stato un sacco di tempo fa. Se confrontato con adesso... Penso che sia un po' diverso; credo che non sia lo stesso perché le cose allora erano diverse, mentre successivamente la band si era sciolta e poi riunita, per cui il momento era particolare.


Avreste mai pensato di poter diventare una band diversa, con diversi obiettivi magari?

Sinceramente no (sorride). Dopo la rottura, la decisione di non tornare a suonare insieme sembrava definitiva: "ok, è andata!", a me andava bene così. Non ci ho pensato su troppo, ho semplicemente deciso che sarei andato avanti per concentrarmi su altri progetti, così come gli altri. E adesso siamo qui, in Italia, a suonare, non so... (ride)

Cosa dovrebbero aspettarsi i vostri fan dal disco nuovo?

Direi che...

È il vostro miglior album?

(Ride) No no, probabilmente... Uno dei più ispirati. Sì, dei più ispirati. E... Forse questo suona un po' "nerdy", ma è quello che suona meglio: suona meglio dei nostri altri dischi, ha davvero delle sonorità interessanti. Sia perché ci siamo divertiti di più nella fase di registrazione, sia perché abbiamo affrontato il processo in una maniera completamente nuova: abbiamo registrato tutto su 2'' tape una volta sola, in modo analogico, mentre oggi si fa tutto con il computer.

Così è tutto più autentico. (Annuisce). È qualcosa che fa piacere sia a noi, in quanto ascoltatori, sia a voi, in qualità di musicisti...

Sì, penso che ne abbiamo bisogno anche noi, di avere sempre la sensazione di fare qualcosa di interessante. Altrimenti la musica può diventare molto... Non saprei, sicuramente è diverso da caso a caso, ma noi siamo stati molto felici di come abbiamo gestito le cose.

L'anno scorso, a Bologna, avevate proposto un brano nuovo e poi pescato nei ricordi, con alcuni pezzi degli inizi. Quest'anno, invece?

La scaletta è già definita, suoneremo due brani nuovi che compaiono sull'EP in vendita al banchetto ("Simple Science", fuori per Vagrant), e poi faremo un mix di vecchio e nuovo.

Qual è il migliore ricordo che serbi dei tempi di "Something to Write Home About"?

Per me era un momento particolare, vivevamo tutti insieme in una grande casa in California, e percorrevamo ogni giorno la Highway 10 in direzione Los Angeles, ogni santo giorno avanti e indietro per lo studio dove stavamo registrando. Ci divertivamo un casino, c'era sempre una festa in quella casa. Mi ricordo semplicemente un'estate piena di divertimento, di feste, di giovinezza.

Come siete arrivati alla decisione di pubblicare una nuova edizione dell'album per il suo decimo anniversario?

É stata un'idea dell'etichetta discografica, ma inizialmente la proposta ci faceva proprio strano. Tutto sommato, la cosa è nata nel periodo in cui cominciavamo a frequentarci di nuovo e ventilavamo l'idea di riprendere a suonare insieme ufficialmente, perciò piano piano ha avuto senso. É stata un'idea dell'etichetta, di fatto, però anche noi dovevamo essere d'accordo, ovviamente...

Avevate mai pensato, prima, di pubblicare un'edizione deluxe o simili di un vostro disco?

Di quale? No, personalmente non ci avevo mai pensato. Magari qualcun altro nella band. Non saprei, è qualcosa che mi sembra bizzarro. Penso anche, però, che ci siano un sacco di ragazzi più giovani che non conoscevano la nostra band, e questa cosa ci ha dato un'opportunità in più per farli appassionare a quel disco. Penso che non sia affatto un danno, semplicemente io non avrei mai pensato che potesse succedere.

Penso che sia un segnale che siete, e anche un gesto di fiducia per noi, ci fa sapere che siete ancora in giro. Le canzoni dell'EP finiranno sul prossimo disco?

Forse due, non di più.

Immagino che siate stati ispirati da una serie di artisti e gruppi completamente diversi.

Sì, da un raggio molto ampio. Decisamente.

Ho letto che qualcuno nella band, penso fosse Matt Pryor, si risente per aver contribuito alla diffusione del termine "emo", musicalmente parlando, giacché il genere è stato contaminato ed edulcorato. I Get Up Kids sono ben altro. Che ne diresti?

Dal punto di vista della band, non ci importa. La gente ascolta quello che vuole ascoltare, scrive quello che vuole scrivere e ti mette nella categoria che più le piace in maniera molto facilona. In ogni caso, ai nostri fan non frega proprio niente. A loro importa della musica.

Suonerete ancora in festival parecchio grandi...

Sì, abbiamo già suonato in alcuni di questi. Niente di che. Ci divertiamo sempre di più ai nostri concerti.

I vostri progetti paralleli, e in particolare il progetto solista di Matt, hanno influito in qualche modo sui Get Up Kids?

No, non direi. Durante la composizione dei pezzi nuovi, abbiamo deciso che nessuno avrebbe potuto proporre le sue idee già pronte. Così, le canzoni nascono dal gruppo. Il progetto di Matt è più orientato verso il country (esprime un malcelato disappunto)... Ci guardiamo bene dal far emergere questa sua vena nelle nostre canzoni!

Sono un grande fan dei Weezer e ho avuto delle riserve nell'indossare questa t-shirt qui, a un concerto dei Get Up Kids. Forse non sei la persona giusta a cui chiedere, ma...?

Oh, Matt pensa che i Weezer siano dei maleducati. Rivers Cuomo è un tipo strano, non so, si comportavano tutti come delle rockstar. Noi avevamo un atteggiamento completamente diverso in quel tour, eravamo soltanto una piccola band punk rock che apriva per i Weezer. Penso che a tutti piaccia il "Blue Album", però ora non li seguo molto. Ci siamo divertiti ugualmente in quel tour, chi se ne frega.

Conoscete qualche band italiana, o decidete mai chi vi accompagnerà in tour?

Solo se ci portiamo dietro un gruppo, altrimenti sono i promoter locali a scegliere le band di supporto. A volte conosciamo qualche nome che ci viene affiancato, ma per quanto riguarda gruppi italiani in realtà no... (Scatta qualche consiglio) Però torneremo l'anno prossimo per promuovere il disco nuovo, quindi magari scopriremo band nuove. Non prima dell'anno prossimo, però.

 


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