Baustelle

A cura di , 31 agosto 2010

Tornati a sorpresa nel 2010 con il quinto studio album, "I Mistici dell' Occidente", i Baustelle erano attesi alla prova del nove, un test che avrebbe potuto rimandarli o confermarli definitivamente come pietra miliare del pop italiano degli ultimi 30 anni. I pareri sono discordanti, ma certo è che la band di Montepulciano sia oggi una realtà sempre più amata, tanto dal pubblico che dalla critica. Abbiamo raggiunto telefonicamente Francesco Bianconi durante il loro tour estivo, con tutte le difficoltà che può comportare un collegamento via cellulare tra quattro ruote in movimento sulla desolata Salerno-Reggio Calabria ed i bagni di una radio a Cologno Monzese.

 

Ciao Francesco, sono passati dieci anni circa ormai dall'esordio, tirando le somme come vedi i Baustelle oggi, al punto nel quale sono arrivati?

Li vedo bene, sono contento di essere ancora "vivi" dopo dieci anni. Dico vivi non solo nel senso biologico ma anche dal punto di vista artistico e quindi  siamo contenti, ci sembra un bilancio, un percorso in crescita, quindi ok. Mi sembra di parlare come un esperto di marketing. Se guardiamo indietro siamo soddisfatti.

"I Mistici dell'Occidente", il vostro ultimo album, è stato trovato da molti, me compreso, un po' ostico all'inizio, forse per via della produzione a tratti pesanti, molto spectoriana. Tu sei soddisfatto?

Mah, più che di produzione ostica penso si tratti del fatto che è un disco che presuppone un po' più di fatica nell'ascolto, ecco, ma io sono favorevole alla fatica nell'ascolto. è che abbiamo perso un po' l'abitudine, nell'era in cui viviamo, ad ascoltare la musica con un certo tipo di attenzione. Questo mi rendo conto che è forse un disco anacronistico, un disco che lo devi mettere su e metterti là ad ascoltare concentrandoti sul disco, non è troppo da sottofondo.

Che poi, sì, in effetti ai giorni nostri c'è meno attenzione, proprio per una diversità del supporto, dell'MP3 rispetto al disco fisico.

Sì, le nuove tecnologie hanno cambiato la modalità di fruizione, la musica è sempre più una questione di sottofondo, non abbiamo più tempo per metterci ad ascoltare, non siamo più educati ad un certo tipo di ascolto, non so forse sarà così. Su quello io non posso farci più di tanto personalmente, come Baustele quello che abbiamo potuto fare, siccome siamo gente abituata ancora all'era in cui i dischi si ascoltano con un certo tipo di attenzione abbiamo detto "Ok, anche questo disco facciamolo come fosse ancora uno di quelli che si ascoltano." E quindi magari ci sbagliamo, magari siamo dei folli però lo abbiamo fatto così.

Ero all'Alcatraz al live con l'orchestra e quello che ho subito notato è il netto miglioramento dei Baustelle dal punto di vista tecnico rispetto al passato, quanto ha influito questo nella scrittura dell'album?

Sicuramente ha inciso ma io penso che poi la scrittura delle canzoni sia una roba che forse un po' prescinde da ciò, abbiamo fatto delle cose molto complicate anche in precedenza. Non lo so, io trovo che questo disco sia diverso perché è un po' meno...risponde meno a certe logiche di struttura strofa-ritornello, le canzoni sono un po' più libere, ma è quello che da sempre abbiamo voluto fare in realtà, delle canzoni che non si limitassero alla via più facile. La canzone, se vuoi sperimentare con la forma canzone, devi un po'cercare di renderla bizzarra in qualche modo.

Che è poi un po' il discorso che avete intrapreso in maniera evidente già con "Amen" con tutte le code elettroniche, lo avete sempre fatto sin dagli esordi in realtà ma in "Amen" c'è stata, diciamo, un'esplosione di questa componente.

Sì, in "Amen" c'è stato il tentativo di contaminare la forma canzone attraverso questo "stratagemma" delle code in cui la canzone si trasforma in altro. In questo disco la contaminazione è da ricercarsi più nella scrittura della canzone in sè, nei testi che forse sono anche un po' diversi e nuovi rispetto ai nostri standard, nella produzione, negli arrangiamenti, tutto questo fa sì che non sia un disco di canzoni usa e getta. Ma con tutto il rispetto per l'usa e getta, a me piacciono anche certe canzoni usa e getta, è che non ci andava di farle con questo disco, questo è il discorso.

Ecco anche dal punto di vista dei testi la differenza è evidente, forse ci sono meno citazioni vere e proprie, sono elementi più sottotraccia.

Proprio a questo mi riferivo, ci sono poche citazioni, più che altro c'è poco citazionismo. Nel senso delll'uso un po' subdolo della citazione, l'uso un po' sfrenato, il citazionismo è un po' la degenerazione della citazione. In questo disco i testi sono più sinceri, ci sono meno infrastrutture fra il mio cuore, il mio cervello e le parole che sono uscite, più comunicazione diretta.

Che poi una cosa che trovo un po' buffa è che tanto gli ascoltatori, quanto chi scrive, e mi ci metto anche io, quando si parla di Baustelle abbiano questa necessità  di considerarli quasi qualcosa di altro, uno strano mostro fatto di intellettualismo e citazioni, quando poi è solo pop.

Onestamente non so risponderti, è una cosa che non mi riguarda. Io faccio...noi scriviamo, facciamo il nostro mestiere artistico, scriviamo le canzoni, come la gente ci giudica non lo so dire. Ben venga se ci giudica bene, io sono pronto ad accollarmi le critiche ma non mi va di legiferare in proposito perché è una roba che...cioè ci mancherebbe solo quello. Questo è il nostro mestiere, buttiamo in pasto le canzoni a tutti poi cosa succede dopo non è materia che ci riguarda. Per quanto mi riguarda l'unica cosa che posso dire è che siamo molto contenti di come sia la critica che il pubblico ci hanno trattato sino a questo momento, punto e basta.

No è che vedo che nelle interviste, nelle recensioni, c'è per forza questa fissazione del parlare alto quando si parla dei Baustelle, ora anche con tutta la dietrologia sul significato de "I Mistici dell'Occidente", quando poi alla fine è sostanzialmente sempre provocazione come c'è sempre stata, correggimi se sbaglio, il tutto mi pare venga preso un po' troppo sul serio, vedi anche la questione del sindaco di Follonica o il tuo invito di tempo fa ad andarsene dall'Italia.

C'è provocazione e provocazione. La cosa del sindaco di Follonica è una roba talmente stupida che preferisco non rispondere, ho già risposto, è una cosa da 15 minuti di celebrità ed è una cosa molto da clima culturale che stiamo vivendo, è la talent-showizzazione della politica e non me ne frega assolutamente niente e quindi non rispondo neppure. La mia provocazione e il mio invito a manifestare il proprio dissenso contro il clima culturale eccetera è una roba sacrosanta, mi hanno fatto un'intervista e io dissi una cosa in cui credo ancora. Trovo una profonda differenza fra le due cose, sono due tipi di provocazione diversa.

Che poi il tuo invito risale ad un paio di anni fa, mi sembra. Ora forse vale ancora di più.

Certo, certo, la situazione è peggiorata, dovrei rifarlo quell'appello. 

La questione è che forse non ci si indigna più.

Certo, ma non solo. Non si analizza più niente in maniera critica, non si solleva più nessun dubbio su niente, non c'è nessun tipo di indagine. Tutto viene preso per vero perché soltanto provare a indagare costa troppa fatica intellettuale e questa è una roba che personalmente continua a non vedermi allineato. Io credo nei paesi in cui i cervelli sono in attività non in quelli in cui sono spenti.

Ora stai scribacchiando qualcosa, lavorando a qualcosa di nuovo? Anche perché, come dire, mi sembra tu sia artisticamente bulimico, tra Baustelle e collaborazioni sparse.

No in tour no, non riesco, non stiamo lavorando a nessun tipo di materiale nuovo.

Vi lascio con l'ultima domanda, una stupida, dato che, appunto, come dicevamo prima quando si tocca la materia Baustelle sembra sempre si debba entrare nella sfera dell'intellettuale. I Baustelle, tu, ma anche Rachele o Claudio, avete qualche vizio, qualche debolezza umana, che ne so robe come andare a giocare a calcetto, non so robe così.

Ma certo! No,no,noi andiamo a giocare a calcetto, andiamo in bicicletta, cuciniamo le uova al tegamino, abbiamo grandi debolezze di tutti i giorni. Vedi, il fatto che ci prendano come una cosa come "ah quanto sono intellettuali i Baustelle" è un brutto segno dei tempi in cui viviamo anche questo, ovvero che siamo abituati alla roba che non costa nessuna fatica interpretare, siamo arrivati un po' al grado zero del linguaggio in qualsiasi forma culturale. Quindi io sono ben fiero di essere etichettato in questo mondo come gruppo intellettuale perché lo trovo un grande complimento, poi è ovvio che facciamo cose di tutti giorni. Non è che stiamo lì a menarcela, che esco di casa, vado al supermercato e prima di comprare il latte penso "ah dovrei citare qualcuno", diciamolo un volta per tutte. A me non importa niente delle citazioni e forse non citerò mai più niente, siamo persone assolutamente normali.

Chiudiamo allora dicendo che sarebbe auspicabile un'inversione di tendenza, un mondo migliore in cui i Baustelle sono normali perché c'è stato un pareggio culturale.

Assolutamente, sarebbe auspicabile.

Grazie mille e buon viaggio allora.

Grazie a te, scusa ma siamo in un tratto autostradale con una ricezione davvero complicata, spero tu sia riuscito ad avere tutto ciò di cui avevi bisogno, ciao.

 

 

 

Si ringrazia Gianpietro Giachery @ Bigfish Entertainment!

 




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