Crystal Fighters


A cura di Eliana, Mercoledi, 23 febbraio 2011


Intervista a cura di Laura Gray

I Crystal Fighters hanno da poco iniziato il tour europeo per la promozione dell’album di debutto 'Star of Love'. In occasione della data milanese al Tunnel club ho potuto fare quattro chiacchiere con Sebastian, cantante della band.

Ciao Sebastian, bentornati in Italia. Vorrei iniziare questa chiacchierata scoprendo qualcosa di più sulla biografia della vostra band. I Crystal Fighters sono nati nel 2007, giusto?

Nel 2008, per la precisione all’inizio del 2008.

Come vi siete conosciuti e come avete deciso di iniziare a suonare insieme?

Ho conosciuto Gilbert a Londra, dove entrambi viviamo. Graham invece è americano e l’ho conosciuto tramite Gilbert, con il quale era amico da tempo. 
Nel 2007 abbiamo passato un’estate fantastica insieme e abbiamo avuto modo di conoscerci meglio, tra party e feste, suonando insieme e sperimentando stili musicali molto diversi. Nell’inverno dello stesso anno Laure, un’amica di Graham, ritornò a Londra dopo essere stata nei Paesi Baschi per il funerale di suo nonno e portò con sé un libro scritto da lui, un’opera incompleta che ci colpì molto. Il manoscritto ci intrigò fin da subito e contribuì ad aggiungere una nuova dimensione al nostro modo di fare musica. Da quel momento, infatti, iniziammo a scrivere musica ispirandoci ai contenuti dell’opera. Il risultato ci piacque parecchio e decidemmo di continuare così.

Quindi è cominciato tutto con quest’opera. Anche il nome del vostro gruppo arriva da lì?

Si, proprio così. L’opera parla di un gruppo di giovani che girano per la Spagna all’inizio degli anni ’80 e trasmette una sensazione di immensa libertà e divertimento nella quale ci siamo riconosciuti subito. Questi ragazzi vengono chiamati Crystal Fighters; è da lì che abbiamo preso spunto per il nome del gruppo.

Un nome davvero poetico, devo riconoscerlo..
Il vostro è un genere musicale molto particolare. C’è qualche artista che vi ha ispirato in quello che fate?

I nostri pezzi sono una combinazione di stili molto diversi. Da un lato ci siamo ispirati alla musica tradizionale basca: il passato, le tradizioni di questa cultura, la mitologia e tutte le figure a essa legate ci intrigano da sempre.
Anche la musica punk e pop spagnola dell’inizio degli anni ’80, un periodo musicalmente molto libero in cui si è cominciato a utilizzare nuovi sintetizzatori, ci ha influenzato molto. Gruppi come Golpes Bajos, Las Vulpes, Aviador Dro e Dulce Venganza, per citarne alcuni.
Allo stesso tempo, nel nostro stile c’è anche una grande influenza della musica dance londinese, di artisti progressive dance di etichette come Hessle audio e Hotflush recordings.
La nostra musica è proprio questo: un’unione di antico e moderno.

La domanda mi sorge spontanea. Tutta questa passione per le tradizioni spagnole ha a che vedere con le vostre origini?

No in realtà non abbiamo origini spagnole, a parte Laure. Siamo stati spesso in Spagna e siamo affascinati dalla cultura, la lingua e la musica spagnola.
Se ci pensi, alla musica pop americana non è rimasto molto di nuovo da offrire, è già stata vista e rivista in tutte le salse.
Noi volevamo fare qualcosa di innovativo e ci piaceva l’idea di creare delle canzoni in inglese cantate con un accento melodico come quello spagnolo. Credo che sia una cosa che non hanno fatto in molti.

So che avete anche imparato a suonare degli strumenti tipici baschi..

E’ stato molto stimolante. Utilizzare dei nuovi strumenti ha portato una ventata innovativa nella nostra musica aiutandoci a creare uno stile ben preciso.

Ascoltando le vostre canzoni direi che questa “contaminazione” è riuscita bene.
A ottobre è uscito “Star of Love”, il vostro album di debutto. Come mai questo titolo?

Anche in questo caso, il nome che abbiamo scelto ha a che fare sia con il manoscritto che con la cultura basca in generale, nella quale il sole viene venerato e rappresenta simbolicamente l’energia. Inoltre, nelle nostre canzoni parliamo di amore e abbiamo quindi voluto trovare un titolo che racchiudesse tutto questo. Le iniziali delle parole “Star Of Love” formano l’acronimo “SOL”, che in spagnolo vuol dire sole. L’ennesima fusione di inglese e spagnolo, due parole diverse che hanno allo stesso momento significati uguali e diversi. 

Ci vuoi raccontare come è nato quest’album?

Siamo partiti utilizzando le percussioni in legno basche accompagnate a basi dance.
I primi due brani che abbiamo creato sono stati “I do this every day” e “I love London”. Questi pezzi sono nati in maniera molto spontanea,  divertendoci e senza avere in mente di produrre un vero e proprio album. Graham e Gilbert abitavano in un appartamento a Brick Lane (Londra est) e io dormivo sul loro divano. Lì abbiamo iniziato a scrivere i nostri pezzi sperimentando diversi stili in una ricerca musicale continua. Gradualmente abbiamo introdotto nuovi strumenti, come le chitarre, fino ad arrivare a melodie più folk, che secondo noi erano proprio quello che mancava nella musica dance, di solito abbastanza “povera” dal punto di vista della composizione e della sostanza.
Successivamente ci siamo trasferiti tutti e tre ad Hackney, sempre a Londra est, dove abbiamo a diposizione un intero magazzino in cui suonare e registrare i nostri pezzi.

Una specie di grande fabbrica creativa?

Esattamente! Tutte le persone che ci vivono sono artisti, musicisti, band.. E’ un ambiente molto creativo e stimolante, il nostro primo album è stato registrato quasi interamente lì e molto probabilmente anche il prossimo album lo sarà. Siamo stati in un paio di studi di registrazione soltanto per rifinire alcuni dettagli e per la registrazione della voce. Ma il grosso è stato fatto in casa direttamente da noi.

Al momento vi state concentrando soltanto sul tour e sulla promozione del nuovo album o avete già cominciato a pensare a dei pezzi inediti?

Stiamo già lavorando a dei nuovi brani. Di solito siamo sempre via nel weekend per le date del tour, spesso anche per cinque giorni. Ma quando ritorniamo a casa, visto che la registrazione di “Star of Love” è stata ultimata, abbiamo tempo per pensare a nuove canzoni e nuovi modi di fare musica. E’ una cosa che ci piace e ci diverte e, abitando tutti nello stesso posto, riusciamo a condividere facilmente le nuove idee che ci vengono in mente.

Questa è la prima data del vostro tour in Italia, ma non è la prima volta che suonate nel nostro Paese. Cosa pensate del pubblico italiano?

Io amo molto l’Italia, la sua cultura, la musica... Ho anche studiato italiano a scuola.

Davvero? Se l’avessi saputo prima avremmo potuto fare l’intervista in italiano..

Ahahah, no non è il caso, ci sarebbe da ridere..
Trovo però che qui in Italia ci sia una certa musicalità nelle persone e nelle emozioni che queste trasmettono.

E se doveste scegliere fra il pubblico inglese e quello spagnolo? Visto che nella vostra musica ci sono le influenze di entrambe le culture..

Questa è una domanda difficile! Sia l’uno che l’altro hanno dei lati positivi e delle cose in cui magari sono un po’ carenti. E’ proprio per questo che ci identifichiamo in entrambi, non saprei scegliere.

Qual è stato il vostro concerto migliore finora?

La settimana scorsa abbiamo fatto un ottimo show in Austria, a Vienna. Non so se sia stato davvero il nostro migliore concerto in assoluto ma se vogliamo vederlo dal nostro punto di vista di musicisti, adesso che nel gruppo abbiamo anche un nuovo batterista ed una nuova voce stiamo migliorando continuamente, ed il concerto di Vienna ne è la prova. Vedremo questa sera cosa succederà…

A proposito del concerto di stasera, avete molte aspettative? Se non ricordo male, avete già suonato in questo club nel 2009..

La prima volta che abbiamo suonato al Tunnel non eravamo molto conosciuti, sono curioso di vedere quale sarà la reazione del pubblico ora..
Questo è un club molto cool, dove le persone vengono a ballare anche indipendentemente dal gruppo che suona, solo per divertirsi. Non vedo l’ora di divertirmi anch’io stasera!

Avete in mente collaborazioni con altre band e musicisti per il futuro?

Certamente! Al momento si parla di collaborare con Skream (NdR: produttore dubstep), con cantanti ancora poco conosciuti ma che riteniamo molto validi, o anche con amici. In campo musicale le grandi collaborazioni nascono spesso in maniera fredda e distaccata e noi non condividiamo questo modo di fare.
Abbiamo anche pensato di fare qualcosa con Mount Kimbie, che è sotto la nostra stessa etichetta, ma in generale siamo molto aperti a nuove collaborazioni che possono portare risultati interessanti.

Se poteste scegliere un artista ed una location in cui suonare, quali sarebbero?

Jimi Hendrix e il Colosseo. Chiedo troppo?

Wow! Sarebbe uno show che non vorrei perdermi per nulla al mondo!
Visto che siamo in tema di sogni, la mia ultima domanda è: qual è il vostro?

Sicuramente quello di fare un disco che venga ricordato per un po’ di tempo.
La musica è come un puzzle nel quale all’inizio hai un sacco di pezzi che vanno ricomposti. Spesso non li hai nemmeno tutti e non sai da dove partire per ordinarli e riempire i buchi. Ecco, riuscire a completare questo puzzle sarebbe già un grande successo.

Grazie Sebastian e in bocca al lupo per il concerto di stasera. Sarò tra il pubblico a vedervi!

Grazie a te e alla prossima!


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