Lava Lava Love
A cura di George, Lunedi, 23 maggio 2011
In occasione dell’annuncio della loro partecipazione al Troublefestival, abbiamo rivolto qualche domanda via mail ai Lava Lava Love, nelle persone di Max Fiorio, la cui band principale sono i Canadians, dove suona il basso, e di Florencia Di Stefano, per la quale questa è invece la prima esperienza in ambito musicale. Il progetto è tra i più freschi e frizzanti dell’attuale panorama indie pop italiano e le risposte mostrano che, all’interno della band, la voglia di divertirsi suonando insieme non fa certo mancare l’applicazione necessaria per poter fare le cose a regola d’arte.
Siete nati da pochi mesi ma la vostra lineup ha subito già alcuni cambiamenti. Siete passati dalle prime sessioni in studio con i soli Massimo e Vittorio, coadiuvati da Matteo Cantaluppi, all’ingresso di Florencia ed Oliviero e poi, se non ho capito male, è entrato un batterista. Avete trovato una stabilità ora da questo punto di vista?
Max: Direi proprio di sì. L’ingresso di Luca (chitarrista di Fake P e House Of All) alla batteria è stata la svolta che ci ha spinti a portare i nostri brani anche in concerto, quando inizialmente il progetto doveva essere solo un divertissement da studio. Praticamente Luca è subentrato a Matteo (batterista nell’ep, oltre che produttore artistico di tutto il progetto) per ovvi motivi organizzativi: la distanza tra noi e Matteo era un problema per eventuali prove, quindi abbiamo trovato un sostituto (gli attuali membri dei Lava Lava Love sono di Verona mentre Matteo Cantaluppi abita ed ha il proprio studio a Milano, ndr). Matteo ovviamente fa sempre parte del gruppo, ha partecipato attivamente alle registrazioni del nuovo disco e cercheremo sempre di coinvolgerlo in tutto ciò che riguarda la band, ma attualmente la formazione ufficiale per i concerti è Florencia+Luca+Massimo+Oliviero+Vittorio. Formazione destinata nuovamente a cambiare in autunno per il tour del disco nuovo, visti gli impegni lavorativi di Luca. Come sostituto abbiamo già contattato Andrea, nuovo batterista dei Canadians, fortemente voluto sia da me che da Vittorio vista l'ottima impressione che ha fatto in questi quattro mesi dietro ai tamburi dei Canadians.
Con il mutare della formazione è cambiato anche il modo in cui fate nascere i vostri pezzi? Per quanto riguarda la scrittura, c’è un songwriter principale o magari era così all’inizio ma ora lavorate più collettivamente? Mentre per quanto riguarda il suono, ognuno di voi propone le proprie idee liberamente o c’è qualcuno che “dirige l’orchestra”?
Max: devo confessare che, da quando abbiamo iniziato a provare come band vera e propria, abbiamo lavorato su materiale che già avevamo messo da parte negli ultimi mesi o anni (90% provini di Vittorio, un paio di brani miei e un paio di brani dell’ultimo periodo Fake P, ora diventate canzoni dei Lava Lava Love a tutti gli effetti). Il songwriter principale è sempre Vittorio, ma molti testi sono stati scritti anche da Florencia. Poi in sala prove si lavora tutti assieme per cercare il giusto arrangiamento, visto che i pezzi nascono quasi sempre chitarra e voce. A breve inizieremo a lavorare anche su alcuni brani di Oliviero, quindi la scrittura sarà ancor più variegata. A livello di suono ci troviamo sempre tutti abbastanza d’accordo: quando suoniamo in elettrico puntiamo sulla “botta”, mentre in acustico cerchiamo sempre di curare maggiormente i particolari. Poi ovviamente tutti possiamo esprimere liberamente i nostri pareri, e tutti possiamo segare i pareri altrui. Democrazia.
Nella mia recensione scrivo che uno dei vostri meriti principali è che, nonostante la buona quantità di strumenti utilizzati, riuscite sempre a far “prevalere un’efficace leggerezza sulla teorica complessità del tessuto sonoro”. Siete d’accordo? La leggerezza è effettivamente uno dei vostri must, un concetto su cui basare tutte le vostre scelte, per esempio anche nei testi?
Max: sono molto d’accordo. L’Ep da te recensito era nato con questo presupposto: infiliamoci dentro tutto quello che non siamo riusciti ad utilizzare nei due dischi dei Canadians. Tutti gli strumenti più strani, le sonorità più estreme, gli arrangiamenti più particolari. E lo abbiamo fatto, riuscendo però alla fine a far sembrare tutte questi elementi molto in armonia l’uno con l’altro e trovandoci quindi tra le mani un ep totalmente pop. Più che parlare di leggerezza parlerei di semplicità: se una canzone è perfetta con una strofa, un ritornello, una strofa e un altro ritornello, non perdiamo tempo a cercare altre parti per rendere il pezzo più vario. Niente assoli se non servono, niente special se non servono. Le canzoni non devono per forza durare tre o quattro minuti. Devono durare il necessario per farsi apprezzare.
Una domanda per Florencia: nessuno sapeva che tu fossi in grado di cantare così bene e nel giro di pochissimo tempo ti trovi parte di una formazione, insieme a musicisti con anni di esperienza, a fare dischi e ad esibirti dal vivo in giro per l’Italia. Come stai vivendo questa situazione? Sei una di quelle persone che è sempre stata convinta delle proprie capacità e ti sei quindi impegnata per cogliere quest’opportunità, oppure l’idea è venuta dagli altri e tu quasi ti sei fatta pregare perché non eri convinta?
Florencia: Nemmeno io credevo di essere in grado di cantare così! Scherzi a parte, devo ammettere di trovarmi in una perenne “ansia da prestazione”, in quanto mi ritrovo a cantare insieme a dei musicisti incredibili con anni di esperienza pregressa. Il tutto era nato, come ha già detto Max, in un contesto informale: Vittorio e Massimo, quasi sulla fiducia, mi hanno proposto di passare un fine settimana a Milano per registrare una canzone e, da brava fan dei Canadians e amica di entrambi, ho accettato volentieri. Notato l’affiatamento e il potenziale del progetto, la decisione di proseguirlo è stata quasi automatica, e ora mi ritrovo, prova dopo prova, data dopo data, a cercare di ricambiare la fiducia che gli altri del gruppo stanno riponendo sulla mia persona.
Max, in base alla risposta precedente raccontaci come avete reagito alla voglia di Florencia di entrare nella band oppure come avete fatto a convincerla ad imbarcarsi in quest’avventura.
Max: eravamo tutti molto eccitati al pensiero di farle cantare una canzone, non pensavamo che poi il tutto sarebbe diventato “ehi, suoniamo in un gruppo nuovo e abbiamo anche una cantante bravissima e bellissima”. Tra lei e noi siamo stati sicuramente più fortunati noi!
Chi conosce il vostro Ep cosa deve aspettarsi dall’album? Trovate che le quattro canzoni dell’Ep riassumano l’album nella propria interezza o che raccontino solo una parte di quello che andremo ad ascoltare?
Max: riascoltavo proprio ieri l’Ep e ho notato che ci sono molte batterie elettroniche, mentre nel disco nuovo (per ora) non ce ne sono. Non so dirti se, in fase di mix, aggiungeremo qualcosa del genere. Tendenzialmente mi sembra che il disco nuovo sia più vario a livello di composizione, seppur utilizzando forse un numero minore di strumenti. Ci sono canzoni molto soft e altre tiratissime, estremi non toccati invece nell’Ep.
Ad esempio, io ed altri fortunati milanesi abbiamo potuto ammirarvi in modalità house concert acustico. Si tratta di una veste studiata solo per suonare in luoghi raccolti o è proprio un lato di voi che andremo a scoprire anche ascoltando il disco?
Max: pochissime canzoni si assomigliano sia in versione acustica che elettrica, ed è per questo che forse ci divertiamo molto di più con i concerti acustici, dove possiamo suonare le canzoni in un modo totalmente diverso da come le abbiamo fatte nel disco e da come le suoniamo nel 99% dei live. La modalità “house concert” è un’altra cosa ancora: niente amplificazione, solo due chitarre, un piano e qualche percussione, in modo da non disturbare i vicini. Sicuramente per il disco nuovo faremo molte date sia in versione acustica (quindi anche con basso e batteria) che in versione “house concert”, ma la maggior parte saranno nella classica formazione elettrica, con chitarrone e synth.
Cosa potete dirci, invece, sui vostri concerti full band in elettrico, che suppongo sarà anche ciò che farete al Troublefestival?
Max: per questi concerti, che costituiranno l’ossatura del nuovo tour, suoneremo tutte le tracce del disco, tutte quelle dell’ep e ogni volta un paio di cover, che a rotazione cambieranno a seconda del nostro umore. Ultimamente abbiamo infilato in scaletta “In the aeroplane over the sea” dei Neutral Milk Hotel (presente anche nella versione “fisica” dell’ep) e “Fat bottomed girls” dei Queen. In futuro sicuramente faremo qualcosa di Lady Gaga, perché Florencia e io siamo due fan sfegatati.
Fatevi un po’ di promozione, sempre che siano cose che sappiate e/o che possiate già dire: titolo dell’album, data o quantomeno periodo di pubblicazione, eventuale etichetta, artwork e packaging, modalità di distribuzione.
Max: il titolo dell’album non è ancora stato oggetto di discussione, credo ci penseremo a mix concluso. Io avevo proposto un’idea, ma staremo a vedere. Il disco uscirà a settembre per The Prisoner Records, nuova etichetta di Michele Bitossi dei Numero6, con distribuzione Audioglobe. Siamo contenti che Michele abbia pensato a noi come primo gruppo per questa sua nuova avventura. Per quel che riguarda l’artwork posso confermarti che faremo una versione standard del disco, che venderemo a prezzi molto popolari, e una versione deluxe (una specie di cofanetto) in tiratura limitatissima (penso una cinquantina di copie, con un sacco di gadget e stronzate varie, brani inediti, video, etc… etc…), dove il prezzo sarà leggermente meno popolare. Se tutto andrà secondo i piani, in luglio pubblicheremo un Ep digitale come anticipazione del disco. Dobbiamo solo riuscire ad incastrare i nostri mille impegni.
Perdonate la domanda scontata, ma non posso evitare di farla. Da cosa nasce, secondo voi, questo proliferare di progetti che uniscono tra loro musicisti che già hanno un proprio gruppo di appartenenza? Più che altro, è giusto porsi questa domanda o sarebbe molto più sensato prendere le cose così come vengono, senza dover per forza cercare un motivo? Negli ultimi tempi, di queste situazioni ne sono nate ben quattro: oltre a voi ed agli Spagetti Bolonnaise abbiamo anche i Chaos Surfari ed i Saint In A Row. Conoscete questi altri due nomi? Sapete di altri musicisti che si stanno unendo in progetti di questo tipo?
Max: Sarebbe bello, come prima cosa, analizzare la qualità del prodotto offerto, e solo in un secondo momento chiedersi per quale motivo sia nato tale progetto. Per quel che mi riguarda, è sempre stato un mio sogno riuscire a suonare in una band assieme a Vittorio e Oliviero, che da sempre considero i Mc Cartney e Lennon della scena indipendente italiana. Un altro motivo è la voglia di suonare: con le nostre band fino a qui considerate “principali” ultimamente abbiamo suonato poco in giro, per i più svariati motivi, e quindi abbiamo pensato di trovare un modo intelligente per far sentire le nostre nuove canzoni e per portarle in giro, perché stare chiusi in sala prove non fa evidentemente per noi.
Florencia: Mi permetto di aggiungere una cosa: qui Max parla dal punto di vista del musicista, ma è importante, a mio parere, tener presente la visione di chi la musica non la fa, ma la ascolta. Questa sterile polemica sulla nascita di nuovi gruppi, frutto del “rimescolamento” dei musicisti, è cieca e insensata. Voglio dire, credo che un nuovo progetto sia il risultato di una commistione di idee, di talento, di tecnica e di creatività, e che sia l’occasione per un musicista di misurarsi e collaborare con altre persone. Nella fattispecie, gli Spagetti Bolonnaise (gruppo che personalmente adoro) sono formati da componenti di Fake P, My Awesome Mixtape e I Got A Violet: non è difficile ritrovare delle suggestioni di tutti questi gruppi nei loro pezzi, e credo che questa sia qualcosa di decisamente positivo. Inoltre non vedo perché non possano esistere gruppi come House of All o Quakers & Mormons, che stanno a dimostrare come un musicista considerato tale sia in grado di spaziare tra vari generi, e non a cristallizzarsi in un dato tipo di musica.
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