Band of Horses


A cura di George, Lunedi, 11 luglio 2011


Poche ore prima della loro esibizione al Rock in Idrho abbiamo avuto l’occasione per parlare con Bill Reynolds, bassista dei Band Of Horses, una della band più emozionanti della scena rock ed alternative americana. Mai passati troppo in Italia (ahinoi), i Band of Horses anche al Rock in Idrho hanno incantato con i pezzi tratti dai loro tre album, tra cui ovviamente non mancavano quelli di “Infinite Arms”, uscito lo scorso anno e tra i migliori album del 2010.

Allora Bill intanto volevo sapere come pensate di approcciarvi ad un festival come questo dove suonano band con un sound decisamente diverso da quello dei Band Of Horses? Ci sono Foo Fighters, Iggy Pop... insomma un rock comunque diverso dal vostro...

Mah... credo che andremo sul palco con l’idea di divertirci. Per noi è un onore comunque suonare con due nomi come quelli che hai citato prima e quindi l’idea è salire sul palco e fare del bel rock. Poi non abbiamo mai suonato spesso in Italia quindi era una bella occasione. Semplicemente lasceremo fuori qualche pezzo più lento per fare spazio ai nostri pezzi più tirati.

Infatti... noi italiani ci potremmo lamentare che venite davvero poco nel nostro paese!

Eh eh, è vero... ma non è mai capitata l’occasione recentemente.

Pensate anche di suonare in un modo diverso dal vostro abituale proprio per via del pubblico che avrete di fronte o no?

Come ti dicevo prima penso che appunto sceglieremo alcuni dei pezzi più tirati, anche se in realtà non abbiamo mai suonato in festival con un cast così rock. Suoneremo comunque un quaranta minuti quindi non è per dire un’ora e mezza dove avremmo dovuto inserire anche dei pezzi lenti. Alla fine essendo un set non lungo penso che riusciremo a far divertire comunque il pubblico.

Parliamo di “Infinite Arms”, primo album sotto Sony se non sbaglio...

esatto...

Ci avete messo abbastanza a realizzare questo disco, non che siate mai stati una band da un disco all’anno, ma diciamo che ogni volta non avete voluto sfruttare troppo l’onda del successo del disco precedente. Come mai?

Siamo stati molto in giro con il disco precedente, quasi due anni tra tutto e quindi c’era bisogno di staccare un attimo ed avere modo di fare anche altro prima di rimettersi a fare un disco.

Vi capite di scrivere canzoni durante i tour o per la scrittura vi trovate sempre a fine tour in studio?

Molto difficilmente riusciamo a scrivere in tour. In genere scriviamo per conto nostro a casa e poi portiamo le idee in studio quando ci ritroviamo.

Quale è la differenza sostanziale secondo te tra “Infinite Arms” e “Cease To Begin”?

I primi due album erano quasi esclusivamente scritti da Ben, mentre questo è il primo disco che ha almeno tre o quattro compositori e credo che si senta questa cosa.

Avete già estratto parecchi singoli da questo disco, come mai questa scelta?

Onestamente non saprei. Abbiamo lasciato la scelta all’etichetta e quindi ai diversi paesi di scegliere dei singoli e noi abbiamo girato o fatto dei video in base alle richieste. Credo che la cosa abbia seguito abbastanza i gusti del pubblico.

I gusti del pubblico che hanno premiato pezzi come Laredo o Compliments da quello che mi è sembrato vedere. Il tuo pezzo preferito invece quale è?

Credo che sia Way Back Home su tutte, ma anche Northwest Apartment mi piace decisamente molto da suonare.

Com’è stato il tuo approccio nello scrivere le canzoni di questo disco?

Io ho scritto le mie parti per conto mio a casa dopo aver sentito parecchia musica classica di inizio 900’ e penso di aver portato come idee in studio la stessa cosa

Io sono un fan dei Band Of Horses e sovente mi è capitato di dire che le uniche due band americane con un minimo di discografia alle spalle in grado davvero di dire qualcosa di interessante della scena americana folk-rock siete voi e gli Hold Steady. Vi siete mai considerati davvero come una band importante per l’universo musicale americano?

Beh ci fa piacere, amo molto gli Hold Steady per altro. Non credo che ci siamo mai considerati importanti in senso assoluto, ci piace avere le radici nella tradizione americana senza cercare qualcosa di strano per sorprendere a tutti i costi. I più grandi, come per esempio Neil Young, non hanno mai avuto bisogno di fare qualcosa di strano per diventare quello che sono e mi piace pensare che seguiamo la stessa strada.

Il vostro sound è stato spesso descritto come molto espressivo visivamente, che trasmette la sensazione di essere nei posti da cui venite. Il vostro modo di scrivere è quindi anche un modo per raccontare certi vostri paesaggi o è che vi verrebbe difficile parlare d’altro e scrivere canzoni che non fanno parte della vostra vita?

E’ una coincidenza che in fondo non è così voluta. Diciamo che è qualcosa che esce naturalmente, ma in generale se io devo pensare a qualcosa di cui parlare o scrivere è anche ovvio che innanzitutto pensi alla mia terra, a quello che mi sta intorno da dove vengo.

INFO:

http://www.bandofhorses.com/


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