Bush
A cura di George, Giovedi, 15 dicembre 2011
I Bush sono un nome storico per il rock mondiale e nonostante la loro reunion non sia passata in Italia, in tanti nel nostro paese hanno guardato con grandissimo interesse al ritorno di Gavin Rossdale e compagni a nove anni da “Golden State”. Il mese scorso li abbiamo raggiunti per parlare dell’ultimo lavoro “The Sea Of Memories”, ecco cosa ci hanno raccontato...
Partiamo subito con le brutte cose visto che vi siete dimenticati l’Italia nel vostro tour europeo di quest’anno. Dovete promettermi che recupererete l’anno prossimo assolutamente...
Oh sì sì assolutamente. Mi è spiaciuto anche a me che non ci fosse l’Italia perchè abbiamo suonato in Italia davvero tanti anni fa e sappiamo che abbiamo tanti fan che ci aspettano. Per una serie di motivi questo volta non ce l’abbiamo fatto, ma prometto che nel 2012 proveremo a tornare.
Com’è andato questo tour insomma? Bene?
Direi benissimo, tantissimi concerti sold out e davvero parecchia gente presente ai concerti che si vedeva che aveva voglia di vederci o rivederci in alcuni casi dal vivo.
E come è stata la reazione del pubblico alle nuove canzoni?
Direi alla grande. La gente in grandissima parte conosceva ovviamente The Sound Of Winter dato che era un singolo, ma a parte quella anche gli altri pezzi direi che piacevano moltissimo. All My Life ad esempio mi ha impressionato e così anche altri brani. Poi chiaro che i maggiori applausi erano per i vecchi pezzi, ma non si è notata così tanto la differenza, si vedeva che il nostro non era un concerto con pezzi che non interessavano e l’amarcord di pezzi vecchi.
E dal tuo punto di vista Robin come ti se trovato a suonare di nuovo coi Bush su un palco dopo qualche anno, soprattutto paragonato all’aver suonato nell’ultimo periodo anche con altre band come gli Stone Gods?
Io sono grato e ho dato tutto me stesso alle band con cui ho suonato in questi anni, ma i Bush sono sempre stati la mia band. Cioè i Bush sono Gavin per grandissima parte, ma io mi sento parte della band al 100%, per me i Bush sono la band di cui faccio parte, ho fatto parte e spero di poterne fare per sempre. Anche quando non suonavamo più insieme, comunque il mio pensiero era rivolto ai Bush ed all’idea di poter risuonare di nuovo queste canzoni.
Come siete arrivati all’idea di riformare la band?
Credo che semplicemente Gavin era stanco di non suonare più nei Bush. Aveva smesso con gli altri progetti ed aveva scritto dei pezzi e credo che sentisse il bisogno di tornare nella sua band. Ci siamo sentiti e mi ha proposto di riformare la band, non che ce ne fosse bisogno perchè per me la band c’è sempre stata, poi ho sentito i pezzi che aveva scritto ed ho visto che aveva fatto un lavoro davvero fantastico. Abbiamo riprovato in studio e tutto era tornato come allora, ci siamo trovati subito e quindi abbiamo riformato i Bush ed i Bush così sono tornati.
Una volte che siete tornati in studio è stato facile ripartire con le canzoni e quindi ripartire come band oppure avete avuto bisogno di tempo, del supporto di qualcuno o qualcosa per far funzionare bene le cose?
No no, direi che è andato tutto benissimo. Alla fine abbiamo continuato a fare altri lavori per conto nostro o con altri gruppi ed a volte con questi a me è capitato di dover lavorare di più sfruttando l’elettronica o qualche altra strumentazione. Nel caso dei Bus ci siamo ritrovati come band e ci siamo messi a suonare ed è andata benissimo. Poi pian piano ovviamente ci è venuto da rielaborare o rivedere qualcosa perchè avevamo nuove idee, ma nel complesso non abbiamo avuto problemi a riprendere.
Come puoi immaginare al momento in cui era stato dato l’annuncio della vostra reunion non sono state solo rose e fiori, in molti erano pronti a sparare contro dicendo che non dovevate, che non eravate più quelli di una volta... quindi secondo te cosa possono dare oggi i Bush alla scena rock?
Credo le canzoni. Di rock band ce ne sono tante, ma di rock band con delle canzoni valide poche. Questa penso che possa essere la differenza con tanti altri nomi, le nostre canzoni sono il nostro punto di forza. Non è così facile avere dei pezzi che danno carica, emozionano, sono energici e credo che noi ne abbiamo e che ce ne siano parecchi anche nel disco nuovo. Penso che possa essere la vera differenza con gli altri.
Sembra anche il momento giusto visto che dopo un periodo in cui la gente cercava a tutti i costi la novità e l’inesperienza era quasi un valore, ora sembra il momento in cui invece i grandi nomi del rock si stanno riappropriando della scena. Sei d’accordo?
La gente vuole gente che sa suonare. La gente può anche apprezzare una canzone, ma poi vuole anche andare a vedere la band dal vivo e sentire come suona una certa canzone e quindi lì saper suonare diventa fondamentale e da questo poi diverse band apparse negli ultimi anni sono scomparse. Pensa ad esempio ai Rolling Stones che sono quaranta anni che vanno avanti e sono ancora grandissimi, ma anche a band giovani come gli Arcade Fire, che nonostante siano usciti solo da qualche anno grazie al fatto di sapere suonare dal vivo e coinvolgere sono in grado di conquistarsi le attenzioni di tutti.
Passiamo decisamente all’album allora... quale è la tua opinione sul “The Sea Of Memories”?
Penso che la gente debba considerare questo disco come un qualcosa di nuovo e di completamente diverso da quello che erano i Bush di allora. Siamo ancora noi con le nostre caratteristiche come in “Golden State” ma questo disco ha diverse caratteristiche, ha dei brani più radiofonici e pezzi meno, ha dei pezzi che sono perfetti per il live e che sono diversi da tutti quelli che avevano scritto finora. La sua caratteristica principale è che è un disco che credo abbia pochi singoli, se escludi The Sound of Winter in effetti di singoli ce ne sono pochi, nel senso non credo che ci siano due o tre pezzi molto superiori agli altri, se escludi il singolo secondo me tutto il disco suona davvero come un album ed è qualcosa di nuovo per noi. Non eravamo di certo abituati a lavorare in questa maniera ed invece è nato in poco tempo, in modo molto spontaneo e positivo e credo che si senta decisamente.
Come mai un titolo così epico come “The Sea Of Memories”?
E’ una idea di Gavin. “The Sea Of Memories” dà l’idea di qualcosa di lento ed importante. Tutti devono confrontarsi con il proprio passato, devono poterlo guardare come se fosse una lunga distesa con la quale confrontarsi, credo che l’idea di fondo fosse questa e direi che a tutti noi andava bene.
“The Sea Of Memories” è il vostro primo disco davvero indipendente visto che lo pubblicate con la vostra etichetta. Come mai questa scelta ed è cambiato in qualche modo la vostra percezione del mondo delle etichetta essendo in parte anche dall’altra parte?
Si è vero. Il mondo delle grandi etichette è come si sa in crisi e credo che sia inevitabile perchè sono degli enti ridondanti per molti aspetti. Invece di essere delle etichette che promuovono un artista, sono diventati per molti versi delle agenzie che compiono un servizio e che ti fanno pagare una fee per questo è semplicemente ridicolo. Noi siamo stati abbastanza fortunati da conoscere parecchia gente sia per l’organizzazione dei tour che per quanto riguarda la distribuzione radiofonica che ci ha fatto capire che in fondo potevamo tranquillamente farcela da soli e quindi ci è sembrato giusto restare fuori dal mondo delle etichette e farlo per conto nostro. Anche se non sembra questo dà una forza ed una libertà davvero enorme, puoi suonare dove vuoi, puoi fare ascoltare il tuo disco a chi ti pare, puoi arrivare dove ti interessa, puoi regalare dei brani e puoi in fase di registrazione scegliere di fare dei pezzi che invece non sarebbero stati considerati magari.
Data la vostra esperienza e dato che ora avete una etichetta pensate di utilizzarla anche per promuovere qualche vostro progetto e soprattutto qualche band emergente?
Penso che useremo l’etichetta per le nostre cose, non credo per promuovere altre band. Band giovani che ci piacciono ce ne sono molte, ma ci sono molti modi per spingerle e promuoverle e non necessariamente farle distribuire da noi. I proventi dell’etichetta nel senso della pubblicazione dei nostri lavori li useremo principalmente per investirli nel nostro lavoro ed essere ancora più liberi in futuro, ma ovviamente non posso sapere come andranno le cose da qui a diverso tempo.




