Wallis Bird


A cura di George, Mercoledi, 6 giugno 2012


Wallis Bird è tornata recentemente in Italia in occasione di un secondo tour con il suo nuovo album, questa volta in versione acustica e la abbiamo raggiunta a Milano in una fantastica giornata primaverile per una intervista che si è rivelata un vero piacere. Una artista che ci trasmesso un entusiasmo ed una passione come raramente ci è capitato di incontrare e che merita dunque davvero tutti gli encomi del caso. Oltre che brava, Wallis è dunque una persona davvero piacevole e speriamo che i buoni risultati del suo ultimo lavoro la possano riportare più spesso dalle nostre parti.

Wallis, mi è capitato di leggere un report del tuo concerto a Milano in veste acustica ed era davvero positivo, parlava di uno show molto carico anche se in questo tour sei in versione acustica e solista. Sei d’accordo con questo tipo di giudizio?

Beh mi piace se è così. Vuol dire che sono riuscita nel mio intento. E’ abbastanza diverso suonare da sola, di solito mi muovo con la mia band e quindi è più facile tenere viva l’attenzione, non sono una che sta molto ferma sul palco ma da sola è diverso perchè devo coprirlo tutto in qualche modo. Mi piace muovermi sul palco, spostarmi, quasi saltare e quindi penso che questo serva a rendere il concerto molto energico.

A pochi mesi dell’uscita del disco, sei felice di come sta andando?

Direi molto sì. La cricca di vecchi fan hardcore non ha detto nulla contro il disco e sai che di solito quel tipo di pubblico ha sempre da criticare ed invece in questo caso sono stati magari solo gentili ma non hanno detto nulla, mentre in generale direi che è andato bene. E’ piaciuto e quindi sono contenta sì.

So che hai già risposto mille volte a questa domanda quindi vorrei provare ad andare oltre alla semplice questione del come mai hai scelto di lasciare senza titolo o comunque di chiamare il disco Wallis Bird: dopo due/tre mesi dall’uscita ora daresti un titolo al disco o preferisci considerarlo ancora senza titolo?

No no sono contenta di averlo lasciato così, la gente può sentirsi libera di dargli il nome che preferisce: “untitled”, “wallis bird”, “la faccia blu” (sulla copertina trovate una immagine in tonalità azzurra di Wallis, ndr), quello che vogliono...

Tu però lo consideri un disco senza titolo o omonimo?

Direi senza titolo, ma non è che voglio essere strana o particolare. E’ stata una scelta, ho deciso di non mettere niente sulla copertina e lasciare solo l’immagine che secondo me ha un significato. Anche all’interno del libretto non ci sono i testi ma solo delle immagini, perchè volevo fare qualcosa di particolare e che la gente potesse vederci qualcosa di un pochino diverso dal solito. Se uno vuole assolutamente conoscere i testi delle canzoni deve solo dedicarci più attenzione e quindi lasciare il disco senza titolo permette a tutti di dargli il nome che preferisce.

Stai suonando in versione acustica e solista, come ti approcci a questo tipo di esibizione rispetto al suonare con tutta la tua band al completo?

Con la stessa intensità di quando suono con la mia band. Nel gruppo tutti suoniamo parecchi strumenti e quindi c’è una ricerca di creare qualcosa di particolare, suoni diversi, un po’ strani mentre in veste solista è tutto più concentrato su di me, ma onestamente non direi che ci sono enormi differenze anche perchè i brani nascono tutti con la chitarra, quindi in qualche modo sono portati per una loro esibizione in chiave acustica. Per il disco poi appunto tutti ci mettono qualcosa e li ri-arrangiamo in modo più vario, ma tutto parte da una piccola scatola in pratica e questo è quello che porto in giro da sola.

Il disco è stato registrato in tante parti del mondo (Berlino, il Regno Unito): il prossimo quindi lo registrerai in Italia?

Oh sì sì magari! Si ho la sensazione che per il prossimo disco passerò molto tempo in Italia. Adoro il vostro paese e penso che anche questa estate tornerò per una vacanza.

Come i diversi luoghi dove hai lavorato al disco hanno influenzato lo stesso?

Oh in moltissimo modi. Davvero parecchio i luoghi hanno influenzato i brani: i rumori, l’aria che respiravo, i modi... tutto davvero.

Tutti parlano spesso di Berlino come una delle città più vitali e creative: è davvero così?

Enormemente. Ci sei mai stato?

Sì, ma una volta sola per un week end quindi ho fatto davvero il turista, mi piacerebbe tornare per scoprire la vera città, quella dove si vive. I locali, i quartieri...

La vita underground, quella più nascosta è pazzesca.

E’ poi il vero modo per scoprire le città ed io mi sono innamorato ad esempio di Londra quando, dopo sette/otto volte che ci andavo finalmente ho scoperto certi quartierini che nessuno segnala ma che sono incredibili. Senti torniamo ai tuoi programmi... cosa ti aspetta il resto del 2012? Un nuovo album, un ep, un disco live?

Assolutamente sì. A Giugno/Luglio uscirà un disco live che abbiamo registrato in questo tour. Per l’artwork abbiamo raccolto diverse fotografia di persone ai concerti che facevano delle facce strane e le abbiamo messe insieme per fare un collage molto particolare. Poi penso che ci sarà ancora molto tour questa estate, sto scrivendo un libro di poesie e poi dopo magari anche un po’ di tempo per scrivere qualcosa di nuovo, vedremo un po’.

Quindi magari ti rivedremo presto in Italia?

Spero di sì, forse entro la fine dell’estate ci sarà la possibilità di suonare ancora da queste parti.

Mi è capitato di sentirti parlare spesso di artowrk del disco, ti piace occupartene personalmente?

Sì, è fondamentale. Direi che oggi come oggi è più importante che mai. Nell’epoca degli mp3 e nel quale tutti posso scaricarsi delle canzoni avere un artwork particolare, di impatto, che cogli l’attenzione è importantissimo e quindi ci metto sempre parecchio lavoro.


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