Miriam


A cura di Annalee, Mercoledi, 13 giugno 2012


 

A tu per tu con Mario Esposito, frontman dei torinesi Miriam, che hanno da poco lanciato il loro album di debutto "Sete". Dagli EP di esordio e i numerosi anni di live, fino all'incontro fortunato con Paolo Benvegnù, che ha sancito la nascita di "Sete" così come lo ascolterete, Mario ci racconta il percorso della band tra tanti sorrisi e un pizzico di nostalgia. Enjoy!

Il primo full lenght dei Miriam ha visto la luce dopo anni di esibizioni su palchi nazionali e internazionali non indifferenti: in che modo queste esperienze dal vivo hanno influenzato la produzione di "Sete"?

L'ha influenzato non poco. Proprio dopo un live a Cracovia di due anni fa. Aprivamo  Paolo Benvegnu. Prima di arrivare a concepire l'idea di Sete, ci eravamo accorti che in quel preciso momento, dopo quel live e quell'incontro, c'era l'esigenza di svoltare, di provare a fare qualcosa di concreto, per noi stessi prima di tutto. Era arrivato il momento di provarci sul serio e crescere come gruppo, umanamente e artisticamente. La gola cominciava ad essere arsa. "I miriam liberati" potevamo intitolarlo, ci sembrava più carino SETE. (ride..)

Quali sono le differenze principali tra "Sete"  e i vostri EP precedenti?

Due sono gli EP precedenti. "il panico dell'insetto" è stato quello che ci ha fatto suonare tanto in giro. Il titolo è una citazione dei Casino Royale...Ma forse c'eravamo dimenticati che prima cantavano "Io rifletto..." Ecco, forse, e giustamente credo, non si era riflettuto per nulla. "Vogliamo fare 5 pezzi". Li abbiamo fatti. C'erano dei contenuti ovviamente, ma che dopo due anni, sentivamo di dover esprimere in modo differente. Senza Sete nulla da dichiarare. Ecco se non ci fosse venuta Sete, probabilmente avremmo smesso di scrivere e di essere una band.

"Sete" è stato registrato in Umbria, e non si fa che ribadire quanto sia stata importante la collaborazione con Paolo Benvegnù. Potresti descriverci in breve quest'esperienza?

Si, a Città di Castello, da Paolo Benvegnu con il supporto di Michele Pazzaglia. In breve hai detto? ok. Ti ricordi quando ho detto "sete, esperienza, contenuti, ecc..."? Bene, cancella tutto e scrivi: "una figata". Si mi viene da dirlo così. Immediato, senza filtri. L'umanità e la bellezza che abbiamo vissuto in quest'anno e mezzo con Paolo, se hai la fortuna di viverla la racconti con un sorriso, anche un pò idiota, sulle labbra...Non ci ha cambiati. Ci ha reso consapevoli dei nostri pregi, e insegnato a convivere coi nostri limiti, serenamente. Ma continuiamo a incazzarci lo stesso. Paolo lo sa. (sorride)

Una delle tracce che colpisce di più è sicuramente Senso, un meraviglioso interludio strumentale e inaspettato. Ha una storia particolare rispetto alle altre canzoni dell'album?

Si. In origine è sempre stato il pezzo strumentale. Ma il finale era praticamente anche l'inizio della canzone. Dovevamo e volevamo sperimentare. Paolo comincia a sovrapporre e tagliare "tracce" di fiati a mo' di "Edward mani di forbice". Michele a giocare con aggeggi elettronici vintage. E poi monti il tutto, ascolti silenziosamente. Magia. Incontro lo sguardo di Paolo, gli occhi erano lucidi. Tutto aveva un senso.

Siete una band con quasi 10 anni di vita. Vi mancano i primi tempi della vostra carriera, oppure non tornereste indietro per nulla al mondo?

Certo che torneremmo indietro, scherzi? come tutti no? Saremmo dei ventenni già maturi e pronti ai grandi palchi. (ridono tutti ;) )

Come tradizione vuole, all'uscita di un disco seguono sempre promozione e tournée. Avete dei programmi a proposito?

Stiamo lavorando per suonare il più possibile, tenendo conto del momento difficile che si sta attraversando a 360 gradi. Pochi soldi, pochi spazi. Ma abbiamo voglia, tanta voglia. L'introduzione del sax con Simone Garino e della viola di Maddalena Percivati ci consentono anche di proporci in chiave acustica. E devo dire che ci piace anche questo lato dei Miriam. Sul nostro sito www.wearemiriam.com troverete tutte le info riguardo le date.

E sempre restando in tema di live: come vi rapportate con il pubblico durante un concerto?

Speriamo in modo giusto, se no altro che Sete e Benvegnu, ci aspetta la pala per zappare la terra. Che comunque ti rafforza i muscoli. Saluti ;)


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