Stretch Arm Strong


A cura di vise, Lunedi, 6 marzo 2006



Grazie ad Alessandro/Rev per l'intervista.

Avevano fatto presto 3 anni fa a dare per finiti gli Stretch Arm Strong, grazie ad un cambio di direzione verso delle melodie molto più insistenti ed un prodotto finale discutibile, chiamato Engage. Che non aveva accontentato nessuno, nemmeno il gruppo stesso, che non ha avuto bisogno di tornare sui propri passi per far capire che è ancora tra le migliori hardcore bands del globo. Free At Last ce lo fa capire musicalmente, e Chris (voce) ce lo fa capire in un’ intervista.

Penso che nell’ultimo “Free At Last” abbiate dato una forza alla vostra musica che ricorda i vostri primi dischi, ma con parti melodiche in un certo senso nuove e molto più curate. Cosa pensi del nuovo disco? Lo vedi come un passo in avanti dopo Engage?
Spero sia così, abbiamo lavorato molto duro e penso che siamo riusciti a tirar fuori un grande disco. Ne siamo molto fieri.

E’ vero che vedete “Engage” in un modo abbastanza negativo ora?
E’ stato un periodo difficile ed eravamo in una situazione piuttosto strana quando abbiamo scritto quel disco. Speravo di arrivare ad un risultato un po’ diverso, ma alla fine è stato una cattiva esperienza da cui tutti abbiamo imparato.

Come è andato il processo di scrittura del nuovo disco? Che cosa vi ha influenzato nello scrivere i nuovi pezzi?
Abbiamo passato un lungo periodo on the road e lontano da casa. Il disco principalmente deriva da questo, da quando eravamo in tour; abbiamo iniziato a comporlo sin dall’uscita di Engage.

Sei d’accordo se dico che uno dei cambiamenti più notevoli in “Free At Last è l’approcio alle parti vocali e melodiche? Avete lavorato su di esse in un modo diverso questa volta?
Abbiamo speso molto tempo lavorando sulle parti vocali e sulle melodie vocali. Abbiamo preso lezioni di canto ed abbiamo provato ad ottenere il nostro meglio cantando quelle parti, sia in studio che dal vivo.

L’artwork del nuovo disco ha suscitato in me qualche curiosità, è un po’ diverso dalle vecchie copertine. Qual è il concetto dietro di esso? Chi l’hai disegnato?
E’ stato disegnato dal nostro amico Kevin Rej. E’ nostro amico da molto tempo ed ha davvero catturato il messaggio del disco. L’idea è che tutti ci celiamo dietro maschere, e nascondiamo i nostri veri sentimenti. Quando riusciamo a togliere la maschera, finalmente siamo liberi ed aperti. Abbiamo provato a toglierci questa maschera, attraverso le nostre canzoni.

Dopo l’ultima traccia del vostro nuovo disco, sentiamo come un coro in russo o qualcosa del tipo. Cos’è realmente?
E’ in Ceko, e il ragazzo che l’ha cantato è il nostro autista in Europa. Si chiama Martin e ci ha portato in giro nel continente ogni volta che eravamo là.

Ci sono persone che vi hanno definito dei venduti dopo aver firmato per la Wpo Records (sottoetichetta Warner). Cosa direste a queste persone?
Venduti...che cos’è un venduto? Non faccio attenzione a quando la gente dice queste cose…

Cosa pensi della attuale scena hardcore? Vi sentite ancora coinvolti in una scena?
Siamo certamente parte di essa, anche se a volte diventa frustrante vedere come l’hardcore sia cambiato in questi anni. Ha certamente avuto i suoi alti e bassi.

Che cosa vi ispira quando scrivete i vostri testi sempre così significativi?
La vita, le cose che vediamo quando siamo in giro, e le nostre famiglie. Sono le cose che ci rendono le persone che siamo ora.

Parli di Black Flag, creste, boots e pantaloni stracciati nella vostra canzone più famosa, spesso hai maglie di gruppi come i Rancid. Il punk è il tipo di musica che ascoltavi anni fa?
Sono cresciuto con la musica punk, mio fratello mi portava ai primi concerti. E’ stato il primo ragazzo nella mia scuola ad avere una cresta e a portare gli scarponi. Era un vero punk, io ascolto tutti i tipi di musica comunque, ma amo davvero il punk.

Siete stati in tour con Strung Out, Suicide Machines e Story Of The Year, solo per citarne alcuni. Preferite andare in tour con bands che fanno musica molto diversa dalla vostra?
Ci piace essere in tour con gruppi diversi, è una cosa positiva avere sempre bands così diverse con noi. Principalmente perché ci piace suonare davanti a vari tipi di pubblico...

Tornerete in Europa con un nuovo tour da headliner?
Speriamo di tornare in primavera, amiamo l’Europa e certamente anche l’Italia.

Qualcos’altro da dire ai nostri lettori?
Mi scuso per averci messo così tanto a rispondere, apprezziamo il fatto che ci abbiate intervistato, ciao!


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