Yellowcard


A cura di josie, Sabato, 11 marzo 2006



É Lunedì 27 Febbraio e questa sera l'anfiteatro meneghino del Rolling Stone ospiterà un concerto da eco, quello degli Yellowcard. Grazie ai ragazzi di Yellowcard.it riusciamo ad ottenere un'intervista, e così nelle prime ore del pomeriggio incontriamo un delizioso Peter Mosely che si presta con affabilità alle domande mie e del collega di Punkadeka, Giorgio.

Dopo la pubblicazione dell'ultimo disco ora in promozione, "Lights And Sounds", per la band tutto si è amplificato, ed il bassista non fatica ad esporre la sua difficoltà nell'affrontare tutti gli impegni con stampa e promotori:

"Non mentirò, è difficile. Sedersi con qualcuno e intrattenere una conversazione è sempre piacevole, e parlare con qualcuno di un diverso paese o diversa cultura è indubbiamente un'esperienza che serve anche per aprire la tua mente. Però quando devi farne cinque in un giorno, ed ogni giorno sono sempre le stesse domande diventa pesante. Sai, certe interviste finiscono con l'essere delle conversazioni abbastanza sciolte, e questo è il modo migliore di svolgerle, altre invece sono proprio noiose e ti fanno pensare "ehi, questo non è quello che faccio, non sono una macchina da interviste, sono un musicista!". Tuttavia devi prenderla come viene, così ti eserciti anche con la tua pazienza (ride).
Gran parte di questo lavoro è sbrigarsi e andare di fretta per poi aspettare; magari ci vogliono 45 minuti per il soundcheck e poi hai tre ore completamente vuote in cui non sai cosa fare, magari tenti di schiacciare un pisolino e invece ti richiamano subito "no no, è ora del soundcheck". Ci sono un sacco di tira e molla, "vieni qui, vai là"; allora ti muovi però non sai realmente cosa devi fare e inizi a domandarti per quale scopo ti sei svegliato alle otto, la mattina. In conclusione nessuna parte di questo lavoro è realmente noiosa, solo spesso ci sono dei momenti di confusione."

Oltre alla monotonia (se vogliamo) di questo stile di vita, nella presente esperienza degli Yellowcard si sono oltremodo inseriti diversi schemi e tutt'altre aspettative sia da parte di chi ha licenziato, sia da parte di chi ascolta le cose nuove. In termini di pressione è infatti la prima volta che gli Yellowcard vengono ad affrontare una situazione così delicata ed insidiosa:

"Quando avevamo appena pubblicato "Ocean Avenue" nessuno poteva sapere che stavamo emergendo, nessuno era a conoscenza del fatto che fossimo una band, mentre ora tutti sanno che c'è un gruppo chiamato Yellowcard che sta gestando un nuovo disco. Prima non avevamo dovuto fare quasi nessun tipo di promozione a parte qualche concerto per valutare la risposta o rare interviste, mentre adesso tutti vogliono parlare con te prima che il tuo album venga licenziato. Ed è figo, ma decisamente non ne siamo abituati. Vanno bene gli incontri di stampa e promozione, ma così è davvero troppo, non va bene parlare con tutti e chiunque di questo disco che è appena uscito o sta per uscire. Troppi cambiamenti rendono la cosa peggiore e la rovinano."



E certo, la tremarella di aver tra le mani un album nettamente diverso dai precedenti e che in primis sia oggetto di prospettive molto esigenti, può essere fonte di dibattiti o discussioni; e sebbene da "Ocean Avenue" in poi i gradini si siano fatti ben più ampi, gli Yellowcard hanno saputo cogliere al meglio le possibilità offerte dalla complicità di una produzione raffinata e casa Capitol senza montarsi la testa.

"Neal Avron (New Found Glory, Fall Out Boy) ha prodotto anche il disco precedente, abbiamo sviluppato un'amicizia così bella che è stato naturale per noi desiderare di lavorare nuovamente con lui. Neal è il primo "outsider" della band, quasi fosse un sesto elemento, sa cosa vogliamo ed è in grado di dirci in quali punti dobbiamo osare e in quali invece stiamo andando troppo oltre.
Per quanto riguarda la produzione, quando scrivemmo "Ocean Avenue" fu la prima volta in cui eravamo alle prese con questo largo budget e usammo questi studi immensi dove avevano registrato Prince o Van Halen. In quel luogo c'era un sacco di storia, avere un budget così esagerato da poter farti consegnare i pasti a domicilio dai ristoranti più prestigiosi di Hollywood può montarti la testa facilmente: la prima volta fu quasi uno shock, non sapevo come adattarmici. Lavorare così con lui per una seconda volta, questa di "Lights And Sounds", è stato invece più rilassato e facile. Inoltre avevamo più chiare le idee ed è stato possibile anche usare gli spazi dello Studio A, compreso nell'edificio della Capitol Records, per lavorare con l'orchestra su How I Go.

Esatto, perchè come se le fortune non giungessero mai sole, la band è riuscita anche ad ampliare le proprie vedute inserendo importanti innovazioni in "Lights And Sounds": parliamo della collaborazione di Natalie Maines e di un'orchestra di ben venticinque elementi per il pezzo dunque più epico del disco, la sopracitata How I Go.

"In qualche modo siamo anche riusciti ad imbatterci nelle Dixie Chicks lì negli Studio... Avremmo sempre voluto avere come ospite una voce femminile, ed è sempre stata quella delle Dixie che ci piacciono molto, così con la scusa di trovarci nel medesimo posto e vederci spesso abbiamo fatto sentire il pezzo a Natalie (Maines) che ha acconsentito a partecipare. Insomma avere dei livelli di produzione così alti facilita moltissimo la vita e amplia di molto le possibilità.
E poi un'orchestra di venticinque pezzi: siamo soddisfattissimi, l'esperimento è venuto molto bene. Sean ha avuto molta dimestichezza nel dirigere un'orchestra e nel comporre musica autonomamente perciò volevamo dare risalto al suo talento. Per certi brani abbiamo lasciato che lui disegnasse il filo conduttore e poi noi abbiamo ideato i motivi degli altri strumenti. Questa volta è stato quasi come avere un direttore d'orchestra piuttosto che un violinista."


Per quanto riguarda il violino, in molti si saranno chiesti perchè sembra essere stato quasi passato in secondo piano rispetto ai dischi precedenti, in cui il suo ruolo era invece di prim'ordine. Peter ci fa notare come la band abbia voluto reinventare lo strumento, adottando il suo uso in diverse proporzioni.

"Sai, molte persone dicono che non c'è troppo violino in questo disco, io invece credo che ce ne sia di più. Una cosa che differisce è la tipologia di strumento usato: mentre per gli album precedenti fu usato un violino comune per la registrazione (e naturalmente un violino elettrico per i live), in "Lights And Sounds" i pezzi sono stati tutti registrati con un violino elettrico. Inoltre quasi tutte le corde sono state scritte ed arrangiate sempre da Sean e questo da ancor più la sensazione che sia una terza chitarra, come in Rough Landing, Holly. Sono particolari come questi che hanno cambiato l'andamento, credo che volessimo reinventare il fatto di avere un violino, muovendoci in diverse direzioni ed usandolo su più fronti assieme alla sua famiglia di strumenti. É corretto dire che non è stato usato tanto in qualità di solo-instrument, perchè in "Lights And Sounds" il violino è adoperato con una dimestichezza più vasta, e questa sensazione di grandiosità era quello che volevamo dimostrare, volevamo enfatizzare il suo uso nella famiglia delle corde quasi fosse, appunto, una terza chitarra."

Così come non è difficile notare il cambiamento di orizzonti dell'ultimo disco (un paio di pezzi mi ricordano anche dei passaggi di Death Cab For Cutie), è naturale osservare che la maturazione sia avvenuta gradualmente, se si considera che era il 2002 quando fu pubblicato il più recente full length degli Yellowcard.

"É comune, se non clichè, dire che quest'album è più maturo; tuttavia noi tutti lo siamo certamente, sono passati quattro anni dalla stesura di "Ocean Avenue". Sai, in qualità di band, durante tutti questi anni e questi concerti, naturalmente ci siamo evoluti come musicisti e abbiamo raggiunto un diverso livello di abilità in qualità di compositori. Non abbiamo fatto altro che affrontare il mondo con più esperienza sempre raccontando le nostre sensazioni: in un certo senso abbiamo dovuto muoverci in fretta, siamo cresciuti molto velocemente e in una maniera piuttosto atipica. 
Comunque quando vieni comparato ad altre bands è davvero strano perchè non è che ti siedi e decidi come scrivere una canzone. Certamente amiamo i Death Cab For Cutie, ma non è che ci mettiamo lì ad emularli; capita semplicemente che questa cosa si riveli spontaneamente in un bridge che ha un certo tipo di melodia dolcissima piuttosto che in qualche arrangiamento. I Death Cab sono una delle bands più vicine al nostro sound di oggi perchè con loro siamo cresciuti e abbiamo sempre fatto riferimento."


Viene poi spontaneo domandarsi se anche l'arrivo di un nuovo chitarrista abbia influenzato o meno questa visibile svolta.

"L'arrivo di Ryan Mendez ha reso la cosa più semplice perchè ha un carattere favoloso e si è letteralmente buttato nel progetto come fosse un treno in corsa lasciando la sua band e cambiando completamente stile di vita: si è trasferito sul nostro tourbus benchè si fosse sposato appena due settimane prima! Da quando si è unito a noi si è adattato magnificamente e si è evoluto sia come persona che come musicista rendendo la nostra vita decisamente più facile."

Infatti, se vi foste persi le più recenti puntate della soap Yellowcard, ad una serie di incomprensioni verso Dicembre seguì la dipartita del chitarrista solista Ben Harper, in favore dell'innesto appena menzionato. Domanda a cui molti cercano risposta, data anche l'aria turbolenta che ha circondato l'avvenimento, il motivo per il quale Ben si sia allontanato dalla band:

"Dunque, Ben... (tituba) Vedi, eravamo in cinque, e c'erano cinque diverse personalità, cinque attitudini, cinque tipi di hobbies; eravamo una famiglia e ci conoscevamo da moltissimo tempo tanto da capirci perfettamente l'uno con l'altro, tuttavia come in ogni famiglia avevamo i nostri alti e bassi e i vari disaccordi da superare. Purtroppo però arrivammo ad un momento in cui qualcosa doveva essere cambiato oppure gli Yellowcard rischiavano seriamente di dividersi, personalmente e professionalmente. Per la maggior parte i motivi sono stati professionali: Ben avviò la sua label personale, la Takeover Records, e siccome voleva dedicare più attenzioni a quella di quante fosse disposto a rivolgerne al gruppo, si creò un pesante conflitto di interessi e stress tra di noi.
Successe proprio quando eravamo in studio, in un momento in cui ognuno ha bisogno di avere la sua testa concentrata, mentre lui non sembrava lì. Alla fine della giornata il peso era enorme perchè o saremmo andati avanti senza di Ben oppure, veramente, ci saremmo arenati a quel punto morto. É stato molto difficile, e questa cosa fa male."

Nonostante questo travagliato periodo i ragazzi di Los Angeles si dicono molto contenti dei risultati ed altrettanto dell'esito del tour, benchè siano soltanto a poche date dall'inizio:

"Siamo assolutamente soddisfatti. Questo è il primo disco che abbiamo composto dopo qualcos'altro, nel senso che le aspettative erano alte e questo significa parecchia pressione. Come fosse stato il follow-up e cosa avessimo scelto di farne avrebbe senz'altro condizionato il resto delle nostre vite e delle nostre carriere. "Lights And Sounds" è il progetto più ambizioso che abbiamo intrapreso ed è stato estremamente importante aver investito il 100% di quello che avevamo da dare nelle canzoni.
É la prima volta che suoniamo in Europa in un contesto che non sia da festival e ci sentiamo un po' più sicuri, l'aspetto migliore è che non devi dipendere da nessun altro. Ai tempi iniziammo per noi stessi ma il successo riscosso negli USA ed ora anche qui in Europa ci consente di viverla diversamente. Le date passate di questo tour sono andate molto bene, però devi contare che questo è solo il quarto show dopo quelli di Monaco, Amburgo e Parigi. Sai, non vedevamo l'ora di tornare in Europa ed ora che ci siamo ci aspettiamo una bella accoglienza, così come è stato finora!"

Caldissima anche la risposta dei fans, se si considerano le variabili già descritte diffusamente nel resto dell'intervista.

"Questi sono stati i nostri primi appuntamenti europei da headliners e si sono rivelate fantastiche, la risposta è stata considerevole. Davvero positiva, se consideri che questo è un disco atipico o che comunque non ci si sarebbe aspettati dagli Yellowcard. Abbiamo voluto cambiare qualcosa e variare un attimino l'andatura, e questo può aver estraniato i nostri fans perchè probabilmente avrebbero voluto sentire le sonorità alle quali sono già stati abituati.
La nostra scelta è stata quella di non proporre un "Ocean Avenue" parte seconda, sarebbe stato troppo comodo. Alcune band lo fanno, vedono che funziona, che passano su radio e tv e i soldi arrivano, però credo che abbiamo sfidato la nostra sorte scegliendo di non percorrere questa strada. E per quanto riguarda le pressioni abbiamo cercato di ignorarle, semplicemente sfruttando al massimo le possibilità che ci sono state offerte per fare quello che volevamo fare, e farlo in primis per noi stessi indipendentemente da quante persone decideranno di comprare il disco. Siamo veramente contenti, non c'è niente di meglio che fare qualcosa per noi stessi ed esserne così soddisfatti."

Entusiasti anche del successo riscosso tramite MTV e TRL; mezzo che, discutibile e secondo solo al downloading, ha senza dubbio contribuito in larga misura a far arrivare il nome degli Yellowcard anche a chi non si era mai interessato alla band, fintanto che rimaneva un nome del sottofondo musicale.

"Devo dire che è una bella sensazione. Non c'è un modo vero e proprio per spiegare cosa succede quando sali sul palco e puoi testare la reazione ad un pezzo; quando sei eccitato da un pezzo anche il pubblico lo è, durante la canzone si sviluppa un'energia fortissima e se il pubblico canta insieme te ricevi quella sensazione di apprezzamento indescrivibile.
Il fatto è che la nostra band è stata essenzialmente scoperta grazie allo strumento di Internet e al downloading, non abbiamo mai avuto alcun tipo di problema con cose come quelle. Se vuoi avere una nostra canzone è giusto che tu possa scaricarla e sentirla, e se ti piace è anche logico che ti vada a comprare il disco.
La cosa più importante è che la musica è fatta per essere ascoltata, non per essere comprata. Qualsiasi siano i tuoi mezzi è giusto poter ascoltare musica e la storia del downloading non mi disturba realmente, scarico roba anch'io! Per lo più sono cose di cui non riesci a trovare il supporto fisico nel negozio perchè vecchie o ricercate, però va bene così.

A maggior ragione siamo ancora più invogliati nei paesi stranieri, dove la lingua è diversa ma la gente urla le tue canzoni ugualmente. In rapporto a quello che faccio non potrei sentirmi meglio di così. A parte qualche cattiva esperienza di comunicazione in Francia (questo perchè se sanno che tu non parli la loro lingua non si sforzano neanche lontanamente di provare a comunicare con te, non ti aiutano minimamente), in Paesi come la Germania ed anche qui in Italia la gente tenta di venirti incontro e di interagire.

I cuginastri...

"I'm not gonna say anything bad about the French..." (ride) Il rapporto coi fans è una cosa che può incutere paura, perchè il mestiere di musicista è comunque quello di buttare fuori un'emozione personale e poi esporla al giudizio di qualcun altro. L'obiettivo non è soltanto quello di scrivere qualcosa che piaccia, piuttosto quello di condividere ciò che componi; e se ci riesci, beh, è fantastico.


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