The Juliana Theory
A cura di vise, 3 aprile 2006
A pochi giorni dallo scioglimento, ecco il frontman dei The Juliana Theory, Brett Detar che risponde ad alcune domande sulla situazione attuale della band, dopo la data italiana di Pinarella Di Cervia.
Si legge già fra le righe che qualche grosso problema, non più sostenibile, aleggia nell’aria, probabilmente le cause della morte dei TJT possono essere rintracciate anche in questa breve intervista (insieme alle risate malefiche di Brett).
Grazie ad Ale.Rev per l’intervista
Come sta andando il tour europeo?
E’ andato tutto alla grande, non mi lamento.
Non pensi che ci sia stata una grossa svolta musicale con “Deadbeat Sweetheartbeat”?
Lo pensi davvero? Si, penso che in qualche modo sia diverso dai dischi precedenti, è un disco più veloce, è più rock, ma allo stesso tempo non saprei dire se si distanzia molto dagli altri, forse è ancora passato poco tempo dall’uscita
E’ vero che avete avuto grossi problemi prima di approdare sotto Abacus?
Si, è stato davvero un brutto periodo, perché all’Epic non interessava di noi. Penso che l’etichetta fosse più interessata ai Good Charlotte (pronunciato in tono dispregiativo) ed alle altre bands più grosse, e non avevano interesse a far nulla per noi. E’ stata un’esperienza negativa.
E ora come stanno andando le cose?
Abbiamo scelto l’Abacus perché pensavamo che avrebbero svolto un lavoro migliore, ma probabilmente ci sbagliavamo, l’Abacus a dirla tutta non è un’etichetta così buona. Sono arrivato a un punto in cui non posso lasciar perdere certe cose, sarò sincero, le etichette sono sempre state la spina nel fianco della nostra band, se non fosse stato per loro probabilmente saremmo la più grande band al mondo ora. Ognuno ha le sue sfortune, e questa è stata la sfortuna con cui abbiamo avuto a che fare dal primo giorno, ormai ci siamo abituati.
Quindi credi che ve ne andrete dall’Abacus?
Non so cosa succederà, l’Abacus non è ancora una buona etichetta. Siamo stati venduti a un’etichetta che non esiste. Ci hanno parlato bene di un’etichetta che in realtà non esiste ancora del tutto, è stata una bugia. Quest’etichetta sembra qualcosa di virtuale. Non dirò che ce ne andremo perché per contratto non possiamo.
Siete stati parte della Tooth And Nail in passato. Siete un gruppo cristiano?
No, non siamo mai stati un gruppo cristiano.
Se dicessi che “Deadbeat Sweetheartbeat” è il miglior disco del 2005, saresti d’accordo?
No, non direi che è il miglior disco del 2005. Direi che è decente, probabilmente il nostro miglior disco, ma non il migliore dell’anno.
E quindi quale sarebbe il migliore del 2005 per te?
Se ne dovessi prendere uno, prenderei “Lullabies To Paralize” dei Queens Of The Stone Age.
Perché avete voluto registrare l’ultimo disco totalmente in presa diretta?
Abbiamo solo pensato che era qualcosa che abbiamo sempre voluto fare, per anni ci hanno detto che rendevamo di più dal vivo che su disco. Abbiamo sempre creduto che i nostri dischi andassero bene, ma qualche volta gli mancava la giusta energia, così l’unico modo per catturare quell’energia è stato registrare tutti assieme come abbiamo fatto. In fin dei conti è stata la cosa più naturale che potessimo fare.
In passato hai cantato anche con gli Zao. Che rapporto avete con loro? Vi piace ancora qualche gruppo più pesante?
Siamo molto amici, veniamo dalla stessa città e usciamo spesso assieme. La musica pesante non è il mio pane quotidiano ora, ma ci sono alcune bands particolari di cui continuo ad interessarmi.
E ora state vivendo solo di musica?
Al momento nessuno di noi ha un altro lavoro, siamo abbastanza fortunati da vivere suonando.
Sentite che sia ancora viva una scena emo? O è qualcosa che sta lentamente svanendo?
Spero che svanisca presto. Non voglio mai più sentire nessun’altra band del tipo, tranne che la mia. BUAHUHAHAHAH (risata malvagia).
Bene, ora rispondendo con l’uso del cervello, direi che non è una cosa che m’interessa molto, se le persone fanno la musica che gli piace onestamente e questa piace alle persone è una bella cosa. Sai, non mi piace lo ska e non mi piaceva quando andava di moda, ma alle persone piaceva. Se questo rende felici la gente nello stesso modo in cui magari il rap o ogni altra musica lo ha sempre fatto, va bene così. L’emo non è ciò che ascolto di solito, ma sono gusti personali.
Cos’avete imparato dopo tutti questi anni di tour e concerti, a livello musicale e personale?
Ci sono tante piccole cose che si imparano, non saprei se c’è una grande cosa che superi le altre.
Principalmente arrivi a conoscere te stesso molto meglio, a capire il modo in cui interagisci con gli altri, affronti lo stress e varie situazioni quando si è in tour per molto tempo, e ovviamente si arriva a perfezionarsi molto coi propri strumenti.
Cosa ascolti di recente?
Non ho ascoltato molta musica ultimamente, l’unico gruppo che ascolto ora sono i The Takeover Uk. E poi ascolto un po’ di rock e molto country, il vecchio country.
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