Dropkick Murphys


A cura di MaxRozzo, Venerdi, 5 maggio 2006



Ecco qua la chiacchierata fatta nel caldo pomeriggio milanese fuori dal Transilvania Live con il "tuttofare" (nel senso che suona piffero, fisarmonica, chitarre acustiche e quant'altro) dei DKM, Tim Brennan.
Un grazie alla Josie per la traduzione!

Ciao ragazzi, come sta andando il tour?
Molto bene, grazie. Come sai siamo in giro con Less Than Jake e Far From Finished che sono fantastici, e in un paio di date per alcuni festival si sono unite anche altre band. Sta andando tutto molto bene.

Siete in giro con i Less Than Jake, che rispetto a voi sono abbastanza differenti come sound e forse come tipo di pubblico. Come vi trovate a suonare con loro?
Sì, decisamente. Ieri sera ad esempio eravamo a Monaco in Germania, dove un pubblico di cinquemila persone era lì più per i Less Than Jake che per i Dropkick Murphys ed è bello così, è stato stupendo finora. Per quanto riguarda la differenza nello stile non sembra infastidire nessuna delle bands, credo anzi sia un'ottima cosa.

Questa è l'unica data nel nostro paese. Cosa ne pensate dell'Italia? Tante band dicono che qua c'è il pubblico più caldo... ma è vero??
Si si, adoriamo l'Italia. Per quanto riguarda il pubblico non saprei... Certo, comunque gli italiani sono sempre molto calorosi; l’ultima volta in Italia è stata sempre qua, non suoniamo da circa due anni sui vostri palchi e ci manca il contatto con la gente italiana!

Dall'uscita di "The Warrior's Code" è ormai passato quasi un anno e voi siete una band ultra-attiva a livello di album e produzioni: state già lavorando a qualcosa di nuovo?
Sì, in effetti abbiamo composto e provato qualche nuovo pezzo e c'è anche una canzone appena scritta che proponiamo in questo tour, magari questa sera ce ne saranno anche un paio. In realtà non ci troviamo in una condizione in cui ci sentiamo per forza in dovere di scrivere cose nuove, però è quello che la gente si aspetta perciò tutto quello che buttiamo giù può portare a qualcosa di buono.

Boston ha una scena molto florida, con ottime punk band come Street Dogs, Ducky Boys, The Explosion, Far From Finished... secondo voi come mai lì il punkrock ha attecchito cosi bene? Vi considerate un po dei capiscuola della scena bostoniana?
Sì, Boston è sempre stata una città molto attiva, ma non saprei il motivo esatto. Diciamo che è sempre stato un ottimo posto per la musica: è un po' come la California o New York, sebbene in dimensioni ridotte, dove c'è un sacco di gente che cerca di spingere e da il suo contributo alla scena musicale. Ora non potrei dirti un nome piuttosto che un altro, però sicuramente continueranno ad emergere molte bands validissime. Per quanto riguarda ancora Boston come culla di numerose combo punk rock non saprei spiegartene il motivo, non ne sarei in grado, magari è qualcosa di innato e comunque tutto promette bene. Quanto a noi come capiscuola di una certa scena, ovviamente dobbiamo molto a una serie di gruppi venuti molto prima di noi e ci auguriamo solo di aver cementificato le basi che loro hanno gettato.

A proposito di Street Dogs. Mike, il vostro ex cantante, ora canta con loro. Come mai se ne è andato? E' vero che aveva lasciato per andare a fare il pompiere?
Sì, è vero, ci lasciò preferendo dedicarsi all'impegno sociale e al corpo dei pompieri, cosa che trovo molto nobile, ma successivamente si rese conto che gli mancava il contatto col palco e così si buttò negli Street Dogs.

E in che rapporti siete rimasti con lui? Immagino buoni, visto che Ken se non sbaglio canta in un pezzo del primo album degli Street Dogs.
Sì sì, è corretto, con lui abbiamo mantenuto ottimi rapporti.

Quando Mike cantava ancora con voi ed eravate in tour con gli Agnostic Front (nel '99), la data di Milano, con mia immensa delusione, saltò all'ultimo minuto. Qua girarono diverse voci sul fatto (si disse di ritardi, oppure che non vi lasciarono suonare o che vi rifiutaste perche tra la security c'erano dei nazi): so che è passato molto tempo, ma ricordate per caso come andarono le cose? 
Purtroppo non posso dirti niente a riguardo. (Tim ancora non suonava con la band, nda).

Ma ci sono delle voci che comunque vi vedono politicamente contro i nazi, è vero?
Sai, non approviamo i nazi ma il discorso è un altro. Mi spiego, in molti show è capitato di avere svariati nazi nel pubblico, tuttavia per noi l'importante è che ognuno si diverta e passi una buona serata al di là della nota politica. Una volta in America stavamo suonando e sotto il palco questo ragazzone nazi con la testa pelata andò dal capo della security, un nostro amico, Steve, dicendogli che il gruppo (noi) gli stava facendo schifo. Steve non ha fatto altro che accompagnarlo alla porta ed esclamare "Spero che questa sera tu ti sia divertito". Sai, facciamo quello che è in nostro potere per far sì che ognuno se la viva al meglio senza problemi.

Sempre a proposito di vecchi concerti italiani, ho un particolare e piacevole ricordo legato al vostro concerto al Rainbow qua a Milano del 2001. Ero tranquillamente appoggiato al palco quando, all'ultima canzone, un vostro roadie mi ha preso, sollevato e scaraventato on stage!! A me una cosa cosi non è mai capitata e credo sia un fatto emblematico del rapporto che voi avete con il pubblico, che vi piace coinvolgere completamente nel vostro show.
Sì, il motivo per cui continuiamo a suonare è che c'è un pubblico che ci stima e viene a vederci. Senza questo tutto sarebbe diverso, ed ora, anzi, sta diventando una tradizione quella di accogliere la gente sul palco sull'ultimo pezzo.

Ho visto il vostro dvd e mi ha molto incuriosito il vostro "rito" preconcerto di darvi schiaffi. Che ci dite a proposito di questa stravagante cosa?
Sai, questo non capita più molto spesso. É iniziato tutto tra Al e Ken, che usavano schiaffeggiarsi più che altro per svegliarsi a vicenda, darsi una mossa e uscire a far casino...

Ma è una cosa solo tra Ken e Al o riguarda anche gli altri?
Beh da lì è diventata una cosa collettiva, però ringrazio il Signore che ora non accada più così di frequente tutta questa faccenda delle sberle, anche se era divertente. Ora il nostro approccio è più rilassato, anche se tutti ce le siamo buscate vicendevolmente ai tempi. Solo una volta, quest'anno, mi sono visto costretto a schiaffeggiare Mark, il chitarrista, ma è stata una cosa amichevole.

E vedendo il dvd mi avete dato l'impressione di essere una band, anzi una famiglia, che si diverte un mondo a suonare e fare ciò che fa.
Sì, devi stare vicino alle persone che sono con te in una band, a maggior ragione se sono in un gruppo con te da più di dieci anni. É una questione di personalità e di andare d'accordo, che ti porta a trascorrere momenti molto belli specialmente on the road.

Quanto è stato importante trovare un'etichetta come la Hellcat che vi ha fatto conoscere a un pubblico cosi vasto?
Ovviamente è bello se sei sotto le ali di una label che sia in grado di rendere così visibile il tuo nome, tuttavia i Dropkick sono sempre stati piuttosto autosufficienti, nel senso che abbiamo sempre fatto un sacco di tour e promozione anche per conto nostro, senza appoggi esterni. É giusto avere un'etichetta che ti promuova ma anche che ti lasci libero di promuoverti da solo. C’è in ogni caso un ottimo rapporto con la Hellcat.

Le band che vi hanno maggiormente ispirato?
Moltissime... i Ramones, i Rolling Stones, i Pogues… un sacco di roba irlandese di cui non mi metto a fare il nome. In pratica tutto quello che ti passa per la testa, Bruce Springsteen...

E quelle con cui vi siete trovati meglio a suonare?
Sì, c'è questa band di New York che si chiama The Exit. Fanno un indierock che si mescola ad un sacco di influenze, anche reggae, e hanno il miglior batterista che probabilmente io abbia mai visto, a parte il nostro Matt Kelly ovviamente; ci sono anche chitarre incredibili ed un bassista ottimo che è di Boston, per la precisione. Anche qui ci sarebbero numerosi nomi, The Explosion per esempio.

Conoscete qualche band italiana?
No, cavolo. Dovrei...

Ultima domanda: siete supporters dei Bruins e dei Red Sox, a cui avete anche dedicato il pezzo Tessie. E i Celtics vi piacciono?
Sì, sai, i Celtics erano grandi negli anni '80 quando avevano grandissimi giocatori come Larry Bird, Kevin McHale e Robert Parish, ma ora non hanno grandi giocatori, perciò sono diventati un team piuttosto triste da tifare.

Ok, è tutto, grazie mille e buon concerto!
Grazie a te!


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