Ninive
A cura di vise, Lunedi, 2 ottobre 2006
Passi tutta la tua vita a diventare Dio e poi muori (C.Palahniuk)
Ci piace chiaccherare con gli sconosciuti, se poi hanno anche qualcosa da dire, meglio.
I Ninive, come dichiareranno più avanti loro stessi, sono un duo country-folk di Legnano (Mi) che si destreggia tra piccoli live set senza pretese e l’assemblaggio del disco che conguaglierà note, parole e ambizioni di una realtà ancora confinata nella sua nicchia d’origine. Uno scambio di opinioni, più che un’intervista ortodossa, con Gabriele, voce e varie ed eventuali, subito dopo aver ascoltato qualche loro pezzo: Santa Pigrizia, Cane In Polvere e Drum.
V. Ciao giovane artista, parlami delle tue canzoni.G. A livello testuale, o più generalmente a livello di atmosfere?
V. Entrambi.
G. Santa Pigrizia è vecchia, e si parla di ere geologiche, praticamente un anno e mezzo. Nacque in un pomeriggio di prove a tempo perso, a casa di Fra (n.d.r. l’altra metà dei Ninive). Era un periodo in cui eravamo scimmiati per cose del genere Devendra Banhart e fricchettonate varie, unitamente al Neil Young degli esordi, quello di “Harvest” per intenderci. Nacque.
E’ una delle poche nostre canzoni ad avere una classica struttura strofaritornellostrofa, ed è rimasta pressochè invariata da che l'abbiamo scritta. E’ semplice, e pure un po' ruffiana...decidemmo in quello stesso pomeriggio che sarebbe dovuta essere "la canzone paracula dei Ninive". Il genere di canzone che la gente canticchia già dopo un primo ascolto.
Sostanzialmente parla di disillusione, o almeno credo, di serena accettazione della perdita di persone che il tempo tende inevitabilmente a portarsi via. Ma l'ho scritta parecchio tempo fa, quindi non ricordo.
Cane In Polvere ha subito un miliardo di riarrangiamenti, ed è la nostra preferita. Il testo dovrebbe avere una doppia chiave di lettura, sisisi. Per il resto, ci sono io che scimmiotto Johnny Cash in Hurt o Lanegan nelle sue cose più tranquille..ma non ci riesco.
Drum è un abbozzo stoner, giacchè siamo amanti delle regine dell'età della pietra e affini. Il testo è puramente pretestuoso, e questo è tutto. L'abbiamo scritta e registrata in qualcosa come due ore .. e si sente.
V. Essere fallimentari da un senso alla vita.
G. Beh, fallire nel tentativo di cantare come Cash o Lanegan è scontato. Sarebbe come pretendere che Vasco cantasse in falsetto … mmm … sarebbe come pretendere che Vasco cantasse. Direi che la frase così suona meglio.
V. Non posso che concordare.
Prima o poi una presentazione del duo (o -etto?) la dovrai fare, oppure toccherà a me in un secondo momento.
G. Dunque, siccome le fesserie che usiamo solitamente come pseudobioschedadelgruppo sono un po' stucchevoli ti dirò solo che siamo un duo di ventenni della provincia di Milano, che facciamo un country folk sporcato saltuariamente da rock e, in taluni casi, da psichedelia presa ammmale. Stiamo in giro da un po', ma ci siamo stabilizzati da un anno. Siamo associati a Motherfuckart e ci piacciono molto Drake, Lanegan, Beatles, Elliott Smith, Young e Tom Waits … anche se di Tom Waits abbiamo poco o nulla, fuorchè forse una canzone di un minuto del disco. Bluesaccio sporco e sgangherato: il tipo di cose che puoi trovare su “Bone Machine”.
V. Tom Waits, è l'unico che non mi ha fatto addormentare durante "Daunbailò" glielo devo riconoscere.
G. Beh, Tom è Tom. Lo adoro. Ho pressochè tutto di lui, da “Blue Valentine” in poi. Un uomo che sa intrigare (e pure spaventare) sempre, cantasse pure la lista della spesa. Poi è uno che fa di tutto: dal blues al jazz, dalla sperimentazione più storta al rock...un romantico e un assassino, un genio.
V. Da dove spunta Ninive? La prima e unica cosa che mi viene in mente è una città dalle parti della Mesopotamia o giù di lì.
G. Dunque, il nome è sostanzialmente il risultato di giorni e giorni di meditazione. Si cercava un nome ad accezione femminile, intraducibile, che suonasse benino. Sinceramente non avevamo idea di cosa fosse Ninive a.k.a. l'abbiamo scelto più o meno a muzzo. Era provvisorio, poi è rimasto.
Si potrebbe parlare per ore della corretta pronunzia dello stesso: noi presumiamo sia Nìnive, altri usano chiamarci Ninìve.
V. Perchè due? Avrei potuto aggiungere un "solo " prima del "due", ma spesso è evidente che troppa gente fa solo confusione. Forse avete trovato la formula giusta.
G. Noi siamo due perchè il Fra è l'unico ad aver resistito per tutti questi anni nella difficile arte del "sopportiamoilGa" e poi siamo complementari in tutto scriviamocomponiamoarrangiamo senza bisogno di esterni. E’ così. Con altri non ci troveremmo. Scelta obbligata insomma, l'unica possibile per poter scrivere canzoni.
V. Obbligati e fortunati.
G. Fai dell'ironia? He he
V. Non mi permetterei mai.. Vediamo, la parola "scena" ha qualche significato?
G. A livello cinematografico, forse. Qui da noi, boh. Siamo tante schegge impazzite, tolta l'ondata di gruppi punkammerda e numetalcrossover di riflusso dagli anni scorsi, ci sono pochi gruppi che hanno punti in comune e pochissimi che hanno qualcosa da dire. Io adoro gli Apash, ti parlo di scena locale ovviamente, non nazionale.
V. Ovviamente
G. Comunque localmente apprezzo molto Apash e Hikobusha, che sono pure loro appartenenti a Motherfuckart, e Davide è il nostro armonicistarumoristafisarmonicista dal vivo, una sorta di membro aggiunto.
V. Ah, ecco, parliamo di ammennicoli e orpelli che aggiungete a chitarra e voce (ne aggiungete no?).
G. Ovvio che si. Dunque, ogni canzone conta diverse sovraincisioni di chitarra, diciamo almeno tre chitarre per canzone, poi basso e pianoforte. Io mi occupo invece di percussioni varie, le più disparate. Ho suonicchiato qualche nota di farfisa qua e là. Le voci sono miliardi, in ogni canzone, a volte impercettibili altre molto presenti, tutte mie.
Poi ci sono l'armonica e la fisarmonica di Davide, in un paio di canzoni abbiamo pure archi e trombe, poi campioni qua e là.
Diciamo che è un gioco, più procediamo nelle registrazioni più aggiungiamo sfumature. Ci diverte il lavoro di studio. Studio poi…è un termine inappropriato, diciamo camera.
V. Tutto autoprodotto ovviamente. Si prospetta qualche svolta o è ancora troppo presto per montarsi la testa? in materia di produzioni, chiaro.
G. Mah, diciamo che ci autoproduciamo nella nostra cameretta e i risultati, anche in virtù di un prossimo futuro mastering semi professionale, ci soddisfano. Il disco con un mastering serio andrebbe bene, più o meno, già così. Ovvio poi che la ricerca di una distribuzione sia d'obbligo, di qui a poco. Altrettanto ovvio è che, se la gente ignora il fatto che tu povero pirla ESISTA, è altresì improbabile che vada per negozi alla ricerca del tuo dischetto di volonteroso et un po' sfigato musicista indipendente, e quindi urge trovare qualcuno che certifichi la di noi esistenza. Ma tu m'insegni che tale ricerca riserva numerose e perigliose avventure al più spiacevoli.
V. Purtroppo data la patria in questione, non sarà facile. Potete sempre sfruttare il fatto di essere legnanesi come i Finley però. Magari Cecchetto ha ancora un po' di beneficenza da fare.
G. Mah, di certa beneficenza farei volentieri a meno. Questione di credibilità.
V. Non vuoi andare al Festivalbar? Anche tu diventerai una star. Lo sai, tutto è possibile (la smetto).

G. Una celebrità… Ma no, continuiamo, ce ne sarebbe da dire. Sai, il problema è che se esci per -chessò- la Jestrai, la Mescal, o per lapiùsfigatalabelindie, o per l'ancorapiùsfigatalabelindie...o magari pure per la Sony o per chissà quale major...diciamo...nulla ti impedisce di mantenere una certa credibilità (ovvio che tutto giri attorno al prodotto che rappresenti...e qui si presuppone di parlare di un qualcosa di artisticamente valido). Al contrario, Cecchetto ha come controindicazione il marchio a fuoco che pone sulla tua futura carriera: tu sarai sempre e comunque "quello uscito per Cecchetto". Parti sputtanato e coi polsi legati. Diciamo che, in un processo di tappe bruciate, questo ti impedisce di sputtanarti in seguito, ma pure di raggiungere un minimo di credibilità, insomma, nasci e muori senza evoluzione, almeno a livello di credibilità (lungi da me l'affermare che i Ninive possano averne, di credibilità ).
V. D'accordo anche stavolta. Il circolo vizioso lo vedo completarsi quando il pubblico, e ci siamo dentro anche noi, sbava davanti al pacchetto preconfezionato e già alla numero uno ma di sbattersi un minimo a cercare altre realtà, il più delle volte migliori, è inconcepibile. Siamo pigri.
G. Siamo pigrissimi, ma finchè un certo tipo di format musicale televisivo continuerà ad essere seguito, mi pare ovvio che nulla cambierà, perchè in fondo i ggiovani sono musicalmente educati dalla tv e se la tv da un certo tipo di educazione…
Poi comunque l'ascoltatore medio italiano fa i conti con quella che è la sua poverissima cultura musicale di base, senza contare che in Inghilterra le fondamenta musicali nazionali sono i Beatles, in America Tom Waits, Johnny Cash (parlo per il tipo di ascolti che ho).
In america c'è un tipo di mercato che, pur chiamandosi alternativo, sfama chi ci lavora ma comunque in Italia le nostre basi sono i Pooh, e ho detto tutto.
Senza per questo dimenticare che anche qui in Italia abbiamo e abbiamo avuto realtà degnissime.
V. Io li colpevolizzo un po' di più questi giovini, va bene che partire da buone basi è importante, però ognuno ha davanti un ventaglio di scelte non indifferente, basta solo aprire gli occhi e magari anche ruotare la testa un po' di più. Invece accettare tutto quello con cui ci imboccano è più comodo, ovvio, senza contare che andando avanti cosi avremo dei deficit in autonomia imbarazzanti e le cose arriveranno al punto di non poter più cambiare. Visione drastica e d'effetto..
G. Ma condivisibile, assolutamente. Direi applausi..
V. … per Fibra, tanto per rimanere in tema...
G. Vedi, lui non ha bruciato le tappe. Lui per 10 anni ha fatto il suo, non vendendo un cazzo e ora... he he
V. E ora fa la guerra coi Gemelli Diversi.
G. .. è arrivato! Già, cavolo, lo faccio anche io un dissing sui Gemelli Diversi. Anzi, non so... ci penso e poi ti dico.
V. Ahah, va bene, però se mi pimpano la bici, io comincio a rispettarli.
G. Eggià, se mi pimpassero la bici da postino poi...
Uno scontro verbale con Zucchero sarebbe spassoso.
V. Perchè Zucchero?
G. No nulla, sai in posta la radio è perennemente sulla stessa stazione in cui, ogni ora, passano l'ormai mitica Bacco Perbacco, una tortura, la cosa comica sono soprattutto gli inglesismi farlocchi, ma vabbè..
V. Non accanirti sulla radio, lei è innocente.
G. Perchè sparare sulla croce rossa, dai, non è nobile da parte nostra. La radio della posta non è mai innocente.
V. E’ solo uno strumento, anche se la usano per fracassarti il cranio, rimane innocente.
G. Mica tanto, alle 7 del mattino sono particolarmente sensibile.
V. Non sei l'unico. Ma Radio Lupo Solitario esiste ancora, ad esempio?
G. Esiste esiste, lasciamo perdere va. Ce ne sarebbe da dire anche lì...
V. La cosa divertente è che è famosa in tutta Italia anche se fuori da Samarate già si sente male.
G. Davvero è famosa in tutta Italia? Uao, ma è grande quanto il mio garage! (e vi assicuro che il mio garage è piccolino).
V. Ci sono un sacco di cose inspiegabili nel mondo

G. Si, troppe
V. Ci rivolgeremo al C.I.C.A.P. per scovare la verità.
Ninive
Motherfuckart




