Grandi Animali Marini
A cura di George, Martedi, 20 febbraio 2007
Eccoci al resoconto della chiaccherata con i Grandi Animali Marini, una delle più recenti realtà di successo del rock made in Italy.
Allora ragazzi intanto, dopo un po' di spostamenti, bentornati a Milano. Cosa vi aspetta in questo periodo?
Siamo appena tornati da due giorni a Roma, adesso abbiamo dopo Milano per un po' di promozione e quindi abbiamo le prime prove generali per Sanremo, poi ci saranno altre promozioni varie.
Ecco, togliamoci subito il dente: perchè Sanremo? Insomma per il vostro genere musicale, comunque rivolto ad un certo tipo di rock e di pubblico, la scelta di Sanremo comunque è particolare, sebbene resta una vetrina indubbiamente importante.
Perchè insomma, qualunque riferimento tu abbia Sanremo è un posto storico, ci è passato chiunque abbia fatto la storia della musica italiana. Quindi non c'è o non vedo una contraddizione in termini. Cioè noi non andiamo a Sanremo a snaturarci, cerchiamo di portare quello che noi siamo, quello che suoniamo. Non abbiamo fatto un pezzo ad hoc per andare a Sanremo, abbiamo visto che nel nostro repertorio c'era un pezzo adatto, lo abbiamo presentato ed è piaciuto. Tutto qui. Io non vorrei identificare noi con Sanremo, però d'altro canto mi pare snobistico dire no a priori. Noi andiamo perchè è il nostro lavoro e speriamo lo sia a lungo. Speriamo che sia una cosa importante per noi, più che per andare a Sanremo ad ogni costo.
Ecco a proposito del fatto che è piaciuto il brano: negli ultimi due anni mi pare che sia da parte della gente, sia a monte delle diverse label, ci sia una certa attenzione su un certo tipo di rock italiano che fino a 6/7 anni fa era quasi scomparso dai grossi canali riguardo a giovani band. Penso a voi ma anche ai Canadians, ai The Styles e così via. Credi sia soprattutto l'onda lunga di quello che succede in Inghilterra dal 2000 in avanti o c'è qualche altra ragione?
Beh sì sicuramente anche quello. Il mercato italiano è un mercato che ha delle sue caratteristiche precise ed il rock non facilmente ne fa parte. Il rock italiano non è la cosa che si esporta, sicuramente c'è l'attenzione in questo momento di tutti gli addetti ai lavori delle cose che funzionano e un certo di rock funziona. In realtà siamo noi stessi che siamo influenzati dalla scena internazionale e da lì si è innnescato il meccanismo. A differenza ad esempio dei The Styles citati che cantano in inglese, noi cantando in italiano abbiamo anche dei riferimenti italiani, per esempio i vari cantautori italiani. De Andrè per fare l'esempio più facile, ma anche gente più recente.
Ecco circa i riferimenti mi viene spontanea una domanda, dato che all'inizio e parlo di circa un anno fa, i G.A.M. erano sponsorizzati, più o meno giustamente, come gli "Strokes italiani". A Dicembre avete aperto per Albert Hammond Jr., com'è stato passare da fare concerti in un ambito vostro, prettamente italiano, e poi passare ad aprire per un artista che invece raffigura al 100% probabilmente l'onda lunga di questa scena di cui abbiamo detto?
Noi siamo molto inconsapevoli in quelle cose. Cioè gli Strokes sono obiettivamente una band di riferimento per noi, poi noi non vogliamo essere gli "Strokes italiani". Nel fatto preciso siamo capitati lì a suonare dopo due mesi in studio a Torino, siamo arrivati al Transilvania abbiamo conosciuto e fatto amicizia con Albert e la sua band, quindi abbiamo attaccato l'amplificatore e suonato e una volta finito lo show siamo scesi ed andati via subito. Non c'è stata nessun tipo di emotività aggiunta diciamo, è stata una cosa eccezionale in ogni aspetto.
Preferite quindi tendenzialmente suonare davanti al vostro pubblico anche dato il tipo di canzoni, giusto?
Ecco sì, poi le aperture sai sono sempre un modo per farti conoscere ad un pubblico che può essere affine al tuo. Sicuramente il pubblico di Albert Hammond si spera che sia affine a noi e la cosa migliore è comunque avervisto che c'era un certo tipo di affinità tra noi ed il pubblico di Albert. E' una cosa andata bene in modo quasi inconsapevole direi, tra l'altro noi lo abbiamo saputo il giorno prima o due giorni prima forse.
Dopo Sanremo inizierà un tour immagino.
Sì sì, dopo Sanremo ci chiuderemo e prepareremo uno spettacolo che vogliamo sia degno di tal nome, anche perchè il lato live lo abbiamo un po' trascurato recentemente tra disco, promozione e Sanremo. Non vediamo l'ora di riprendere in mano gli strumenti e facciamo uno show, qualcosa che trasmetta emozioni, che comunichi qualcosa, al pubblico.
Il lavoro in studio è stato come ve lo aspettavate, più lungo, più corto, più duro etc.?
Beh i pezzi c'erano da tempo, il lavoro è stato lungo ma assolutamente importantissimo come crescita e che spero ce lo porteremo dietro. Direi che è stato un grosso bagaglio di esperienza innazitutto.
Ho come la sensazione che avete ancora qualche dubbio sulla possibilità di avere successo, è una mia impressione sbagliata o in effetti sentite che manca ancora qualcosa?
Ma no, cioè è un discorso diverso. Io so cosa abbiamo fatto ed ho un contatto molto forte con quello che stiamo facendo, cioè non è che "voglio vendere il mio tappeto". Insomma il lavoro dietro c'è ed è tanto e quindi spero piaccia. Spero che comunque il lavoro e lo spessore del progetto sia capito, magari anche nel tempo se non da subito. Anche il disco è un progetto molto grande, è un lavoro "spesso" nel senso di un lavoro con tante cose dentro, tanti tipi di espressività.
Ecco come descriveresti il disco?
Come dicevo "spesso" forse è il termine giusto. E' un disco con grande varietà dentro, molto originale e che ci rappresenta in modo stretto. Non ricorda altre cose o se le ricorda è casuale in qualche brano. E' un disco molto orignale e la cosa mi rende molto orgoglioso.
Beh che poi è la cosa più difficile essere originali, anche se poi molti han successo copiando altri.
Sì sì, anche se poi come giustamente dici si fa... c'è chi copia. La cosa che speriamo è che non sia riconducibile a niente di preciso, non vogliamo che sia appartenente a nessun filone prestabilito. Poi è chiaro che c'è un bisogno di tutti di incasellare: se ci sono le chitarre è rock, se ci sono i sintetizzatori è dance. Chiaramente noi siamo un quartetto rock e partiamo da lì, però è un disco molto personale e spero che la cosa arrivi a molta gente.
Sarà un disco da ascoltare più volte o immediato.
Beh spero che sia anche pop in quel senso, perchè alcune cose sono immediate. C'è un solo pezzo che dura 4.20, gli altri sono tutti sotto i 4 minuti. Spero di aver coniugato la leggerezza del pop con un approccio personale, che poi è più rock. La varietà è il carattere fondamentale comunque.
Quando è stato il momento in cui avete capito che potevate avere il successo e che potevate diventare una band a tutti gli effetti? Quando è uscita Io Amo Il Rock o prima?
No decisamente prima, quando abbiamo capito che avevamo l'album. Un altra cosa che poi riguarda l'album è che è un disco di selezione, cioè noi avevamo più del doppio dei brani che ci sono nell'album. D'altro canto pensare adesso di scrivere un nuovo album è una grande sfida. Questo disco è il frutto di anni ed anni di lavoro e quindi credpo che la sua varietà emerga anche da queste diverse esperienza da cui sono usciti i brani.
E' stato un cambiamento di vita il lavoro sul disco, la promozione, il progetto per il prossimo tour?
Sì adesso sì. Adesso iniziamo a sentirlo il cambiamento o forse già da quando abbiamo iniziato a registrare il disco. Ci sono anche più tensioni, ma alla fine è quello che volevamo.
Lavorare sul primo disco con una etichetta come la Warner è responsabilizzante, rilassante o cosa?
Beh è stata in parte una scelta anche nostra. Volevamo provarci a lavorare con una grossa casa discografica, poi per carità fare una carriera partendo con una etichetta piccola, crearti il tuo zoccolo duro e quindi arrivare alla grande major è comunque positivo, cosa che per noi in fondo non è mai stato e che ci stiamo costruendo ora.
Ragazzi grazie mille per il tempo e in bocca al lupo per tutto!
Ciao e grazie a te!!
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Si ringrazia Linda - Teamworld per la realizzazione dell'intervista.




