Maximo Park


A cura di George, Domenica, 29 aprile 2007


Poco prima della grande esibizione dei Maximo Park alla Brand:New Night di Milano abbiamo incontrato Lukas Wooler, tastierista della band di Newcastle, che ci ha raccontato un po' di cose sul disco nuovo e sui Maximo in generale.

Allora Lukas, come sta andando questo tour europeo a fianco all'uscita del secondo album "Our Earthly Pleasure"? Ho letto diversi commenti entusiastici specie dalla Svizzera e dall'Austria.

Bene, bene... Sì quasi dappertutto abbiamo scelto delle location non troppo grosse, ma sono sempre affollatissime, quindi insomma sta andando bene! Sì le persone svizzere sono veramente fuori di testa. Al concerto a Zurigo c'era un ragazzo in prima fila, che evidentemente non sapeva le canzoni, ma che continua a cantare a squarciagola e poi alla fine dello show ha quasi strappato un monitor di quelli a bordo palco per osannarci. E' stata una cosa veramente incredibile, non saprei dire altrimenti...

Quindi possiamo di per certo dire che le canzoni del nuovo album stanno piacendo?

Si, assolutamente. Su Our Velocity eravamo abbastanza tranquilli, insomma è molto immediata, molto facile per il pubblico, però anche Books From Boxes sta avendo un bel successo, il che è strano perchè il cd è uscito da poco e la gente ha avuto veramente poco tempo per ascoltarla ed impararla.

Ho letto ottime cose anche su Your Urge.

Uhm non so, non sono sicurissimo su quella canzone. Credo che le persone debbano ancora ascoltarla altre volte, perchè è un brano dove è importante che le persone capiscano le parole e conoscano bene la musica. Mi ha fatto piacere che sia piaciuta, però al momento non vogliamo suonarla sempre nei live perchè è un po' particolare. (A Milano infatti non era presente in scaletta, ndr)

La scelta di Our Velocity quindi deriva un po' da questo punto di vista? Per la sua immediatezza e facilità di ascolto?

E' stata una scelta abbastanza naturale. E' un po' il seguito ideale di una canzone come Apply Some Pressure. Spesso molte band con il secondo album scrivono canzoni più triste o più impegnate, noi non volevamo assolutamente fare una cosa del genere. Abbiamo la stessa energia che avevamo due/tre anni fa e vogliamo che la cosa venga trasmessa da subito. Dal mio punto di vista Our Velocity non è una canzone facilissima, c'è un doppio coro alla fine, la velocità che cambia due/tre volte. E' una canzone molto radiofonica sicuramente, è un po' un modo di dire "eccoci, siamo tornati".

Scrivere il primo album quando vi conoscevano in pochi certamente era più facile, mentre adesso sai benissimo che comunque tutti confronteranno questo lavoro con il precedente. La cosa vi ha disturbato, stimolato o creato qualche sorta di sensazione particolare?

Penso che siamo abbastanza fortunati da questo punto di vista. Non siamo una band così grande come i Bloc Party o i Kaiser Chiefs che possono avere avuto questo problema di pressione sul secondo lavoro, anche se secondo me è un po' un clichè che le band si creano loro stesse quello della pressione sul secondo disco. La pressione che senti è quella se vuoi creare un disco che non si sentirà solo nel momento in cui esce, ma che duri cinque, dieci o vent'anni. In questo senso c'è una sorta di pressione nel comporre e scrivere le canzoni, non credo troppo nelle pressioni esterne. Noi possiamo essere certamente fieri del lavoro che abbiamo fatto e questo è la cosa importante.

Quindi il cambio di producer non è da imputare al cercare di sfuggire alle pressioni verso una pura replica del primo disco, ma ad una reale vostra necessità, giusto?

Sì, il lavoro con Gil Norton è nato anche perchè noi stessi per primi non volevamo fare una replica del primo disco. Avrebbe annoiato noi innazitutto e quindi certamente avrebbe annoiato anche il pubblico ed i fan. L'entuasiasmo che ha portato appena arrivato, le sue idee, la sua voglia di lavorare ci ha colpito fin da subito ed era un po' anche quello che cercavamo noi. Volevamo fare un disco che avesse alcune sonorità più vicine al rock americano e quindi insomma chi ha lavorato con Pixies e Foo Fighters era quasi perfetto. La scelta poi è nata perchè dopo quasi due anni di tour con le stesse canzoni, la gente che ci veniva a vedere ha iniziato a dirci che avevano raggiunto un sound più aggressivo, più carico e tutto questo soprattutto perchè le nostre stesse capacità come musicisti era cresciute. Quando ci siamo messi a pensare al secondo album quindi abbiamo voluto andare in questa direzione e Gil è certamente una di quelle persone che meglio conosce cosa vuol dire per una band come la nostra cercare quel tipo di sound.

Avete trovato subito il giusto feeling con lui o il suo approccio vi ha messo in una qualche difficoltà?

Ha un approccio molto pratico, quindi è andata benissimo. Certamente è profondamente diverso da quello che avevamo fatto con Paul (Epworth, il producer di "A Certain Trigger", ndr), che è come un fratello maggiore. Con lui eravamo abituati ad andare fuori, bere e divertirci e poi tornare in studio per registrare alle 3 della mattina o una cosa del genere. Invece Gil ha uno stile molto più impostato: dal lunedì al venerdì, tutto il giorno. Per il primo album avevamo bisogno soprattutto di un accompagnamento per sistemare le cose che mancavano, perchè comunque le canzoni le avevamo già, adesso invece ci siamo dovuti rimettere in uno studio a casa mia la sera o la notte per pensare i pezzi, per scriverli veramente dall'inizio e quindi un certo tipo di professionalità era veramente indispensabile.

Beh, allora per andare in tour adesso è proprio migliore...

Sì sì assolutamente, adesso andiamo in tour a rilassarci, fare quello che ci piace. Ci voleva sicuramente.

Tre anni fa siete stati tra i primi a miscelare rock, con tastiere anni 80' ed in seguito abbiamo visto che sono uscite moltissime band che si sono rifatte allo stile che avete riproposto voi; questo album invece, per definizione dello stesso Paul, è "rock senza clichè": pensi che sia una tendenza in atto quella di tornare verso un rock più diretto oppure è stato solo un caso che il vostro album sia uscito in questa maniera.

Non saprei dire se noi siamo mai stati parte di un trend o i primi a lanciare una moda musicale. Non abbiamo per lo meno mai cercato di farne parte, abbiamo sempre fatto quello che sentivamo nostro a prescindere dal fatto che poi altri avrebbero seguito, anche perchè credo che per le band che sono venute dopo di noi sia poco bello pensare di essere inquadrate in uno schema già previsto. Noi cerchiamo di creare un genere per noi stessi, senza badare a quello che faranno gli altri anche perchè pensare che ci siano band da qualche parte che seguono i Maximo Park per me sarebbe una cosa terribile da sapere! Credo che poi siamo una band non troppo facile da imitare, ci piace cambiare in continuare: il secondo album è uscito in questa maniera, il terzo potrebbe andare in tutt'altra direzione. Facciamo una musica che può essere definita molto emozionale: quello che proviamo o viviamo intorno influenza quello che scriviamo o come lo scriviamo, per noi non vale mai il contrario che con la nostra musica proviamo ad influenzare i sentimenti di chi ci ascolta.

Proprio parlando di sensazioni, sentimenti e stimoli dall'esterno, oggigiorno moltissime band cercano di scrivere canzoni che hanno un significato che va ben al di là della semplice musica: i Bloc Party recentemente ne sono un esempio, ma non solo loro. Possiamo prendere il caso in generale dei crescenti concerti benefici tipo Live 8, Live Earth di quest'anno e così via. Voi che avete tutto sommato uno stile ed un modo di porvi molto diretto e sincero rispetto alla musica ed ai vostri fan, come vi ponete rispetto a tutto questo modo di fare?

Credo che il concetto di fondo sia cercare di tenere la questione a livello personale. La musica è certamente un veicolo universale che può raggiungere migliaia e migliaia di persone, ma dal mio punto di vista l'importante è esprimere le proprie sensazioni personali che possono raggiungere un determinato numero di persone, ma non devono necessariamente farlo. E' difficile pensare di partire dal mondo esterno e tradurre questo in un sentimento proprio, perchè poi molte persone non vengono raggiunte da questo modo di fare. Io non vengo dall'East-London (citazione dei Bloc Party, ndr), non so cosa voglia dire viverci quindi trovo sbagliato fare un discorso universale partendo da quella situazione. Rischi di perdere per strada troppe persone in questo modo. Il sentimento, l'emozione deve venire da qualcosa di proprio, di personale e quindi può arrivare alle persone che ti seguono. Però questo il mio modo di vivere e di pensarla, chiaro che altri possono invece pensare di partire da una situazione esterna e riuscire a tramutarla in una canzone o in un evento musicale.

A mio parere, ma credo che sia una idea molto diffusa, si nota come per le band del nord-est britannico si formi un rapporto con i loro fan molto più stretto rispetto ad altri casi. Voi, i Futureheads siete band che riescono a creare una specie di rapporto che va oltre il semplice apprezzamento per un singolo o un album, quasi come se i fan sentissero la voglia e l'esigenza di diffondere la voce e la musica dei Maximo Park o dei Futureheads a prescindere da tutto il resto. Sentite anche voi un rapporto un po' più speciale e se sì credi ci sia una ragione geografica o un motivo particolare.

Assolutamente sì e credo che ci siano molte ragioni. Newcastle è un posto che non ha avuto moltissime band che sono riuscite ad andare in giro per l'Inghilterra o l'Europa rispetto ad altre città, quindi credo che innanzitutto derivi dal fatto che non c'è stato modo per molti di conoscere gente del posto. Le persone di Newcastle sono persone estremamente orgogliose della loro terra, siamo una specie di isola nel nord dell'Inghilterra, la città più vicina forse è Leeds a un paio d'ore o Edinburgo a nord, ma siamo abbastanza separati da tutto il resto, quindi le persone han creato un forte senso di appartenenza e di fedeltà con il territorio, che ovviamente trasmettono all'esterno ed alle persone che amano una certa cultura non può non piacere. Pensa anche alla squadra di calcio, difficilmente troverai una persona di Newcastle che non ama la squadra, a prescindere dal calcio. A me non piace troppo il calcio ad esempio, però sento un rapporto speciale con la mia squadra.
Penso che il nostro modo di fare poi crei un rapporto di questo tipo: non siamo stati promossi da una etichetta enorme, non abbiamo mai avuto una promozione mediatica massiccia due anni fa quando siamo usciti, banalizzo dicendo "ce l'abbiamo fatta da soli", a partire dai primi concerti fino a quando è uscito il disco. Per questo poi è importante l'aspetto live per noi, perchè è stato il primo modo per farci conoscere e trovare il modo di far concoscere la musica dei Maximo Park alla gente. Non ci siamo mai nascosti, non abbiamo mai fatto nulla per far parlare di noi in modi stani: ci piace andare in giro, amiamo la musica, amiamo la nostra musica e ci piace suonarla. Sembra una cosa banale, ma è la verità e non per tutti e così. La gente credo che apprezzi questo modo di fare e di porsi, più che tante parole o gesti che vengono detti o fatti da altri per farsi conoscere. Noi non andremo a vivere a Londra, od almeno io mai. Io amo Newcastle, è la mia città, perchè mai dovrei voler andare a Londra? E' una città bella, è piccola, con un centro che per me è il più bello del mondo. Tutto qui, credo che questo sia quello che la gente ed i nostri fan veramente sentono e capiscono e di conseguenza si sentono ancora più parte del nostro mondo.

Collaborazioni: tu hai avuto modo di lavorare con Yourcodenameis:Milo per l'ottima Noah, invece i Maximo per ora han avuto poco modo di far qualcosa salvo rare apparizioni live con qualcun altro, i Rakes a Reading ad esempio. E' una scelta o non avete mai avuto modo di fare niente?

No no credo sia solo stato un caso. Siamo stati decisamente molto presi, solo per quello. Nel mio caso, stando spesso a Newcastle ed essendo un fan dei Yourcodenameis:Milo è nata spontaneamente. Amo molto la loro musica, anche loro sono di Newcastle e abbiamo avuto modo di uscire insieme per mille motivi e quindi è nata l'occasione. Credo che adesso ci sia la possibilità che io e Paul collaboreremo con un gruppo tedesco di musica elettronica: noi dovremmo scrivere la canzone e loro dovrebbero fare o rifare la base. Io personalmente amo moltissimo fare musica e quindi anche le collaborazioni sono un aspetto che mi piace parecchio.

Lukas, grazie mille per il tempo e la disponibilità. In bocca al lupo per il tour appena iniziato e speriamo di rivedervi in Italia il prima possibile!

Nessun problema, è stato un piacere.

Ciao!

 

LINK:

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Si ringrazia Teo - SpinGo per la realizzazione dell'intervista.


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