Far From Finished


A cura di MaxRozzo, Lunedi, 5 maggio 2008


Finito lo show dei No Use For A Name, con la Josie e la Vise (in veste di stenografa muta e traduttrice a posteriori… grazie Viz!) ci introduciamo nel backstage del Music Drome per fare quattro chiacchiere in compagnia di JPesky e di Marc, bassista e batterista dei Far From Finished.
Il camerino è un devasto così l’unico posto rimasto più o meno agibile sono le docce, dove prendiamo posizione nell’"hospitality zone" disposta da JPesky.

Ok prima classica domanda: come sta andando il tour?
J: Eheh, bene, sta andando bene, per ora.

Siete quasi alla fine ormai.
J. Si, ci mancano due date.

Qual è stato il momento migliore, il più bel ricordo di questo tour?
J: Oh, se solo avessi qualche ricordo di questo tour… te  lo direi! Ma non ne ho molti. Ricordo questo concerto ed è stato fantastico. È la prima volta che suono a Milano. Per voi è la seconda? (rivolto a Marc)

La terza…
M: Si, è la terza.

Ma tu sei un nuovo membro della band, no? Avete fatto dei cambiamenti nella line up? Perché quando vi ho visti l’ultima volta c’erano solo quattro membri.
J: Si, è vero.

Ricordo un ragazzo ciccione alla chitarra
M: Eh si, tutti si ricordano il ciccione!

Ahah. Vi ho visto suonare con i Dropkick Murphys e ancora prima coi Real Mckenzies, un paio di anni fa…
M: Ah si, eravamo al Leoncavallo. Un sacco di tempo fa…

Tutti conoscono il Leoncavallo. Vi è piaciuto?
M: Si, il posto è fico. Quel giorno io non ero in forma, ero sotto antidolorifici perché mi sono tagliato un dito prima del concerto. All’ospedale mi hanno dato delle pillole ed ero un po’ rintronato.

Caspita!
Parlando d’altro, siete in tour di spalla ai No Use For a Name che hanno un sound abbastanza diverso dal vostro e si rivolgono anche un target differente. È strano esibirsi in questa situazione? O invece mi sto sbagliando ed è lo stesso tipo di pubblico?

M: Ma intendi in termini di folla che ti trascina?

No, volevo sapere se siete a vostro agio davanti a un pubblico che magari non segue nello specifico il vostro tipo di musica.
M: Ah, beh è diverso ma alla gente sembra piacere comunque. Chiaramente è stata una nostra scelta fare questo tour e conseguentemente suonare davanti a fan diversi dai nostri. È ovvio che quando suoni da solo, hai davanti piccoli gruppi di persone che sono lì proprio per te, sono i tuoi fan. Ma se accetti di far da spalla a band importanti come in questo caso, è normale trovarsi davanti folle smisurate di cui fanno parte persone che ascoltano generi di musica diversi. L’importante comunque è divertirsi in ogni contesto.

Vi seguo fin dall’inizio, da “Eastside Of Nowhere”: vi va di fare una piccola biografia e discografia della band?
M: Discografia? Oh merda.

Dai, una cosa breve…
M: Allora, nel 1995 è uscito “Leche con Carne”, si credo fosse il ’95. Poi c’è stato “Making Friends” (inizia a fare la discografia dei No Use For A Name…), poi mi sono devastato e non riesco a ricordare niente da allora!
No va be, un sacco di tempo fa la band ha fatto un disco chiamato “Nothing But Clouds” …

(Appare il bassista dei NUFAN:
- Dai, vattene, non vedi che stiamo lavorando?
- Vaffanculo, voi siete il mio lavoro, cretino!
- Ti amo)

Bè comunque è stato il primissimo lavoro, ma andavamo ancora a scuola. Dopodichè in un paio di anni abbiamo fatto un altro paio di demo e poi “Eastside Of Nowhere”

È stato il primo cd ufficiale.
M: Si, poi abbiamo fatto lo split coi Left Alone e poi “Living In The Fallout”. E basta. Abbiamo una storia discografica abbastanza breve.

Ok. Siete parte di una ampia scena, quella di Boston: volete dire qualcosa a riguardo? Ci sono parecchie band valide, vi hanno influenzato in qualche modo?
M: Per quanto riguarda il song writing?

Bè si, insomma è uno scenario vastissimo, di cui fanno parte band storiche. Come vi ponete nei loro confronti? Supportate la scena?
M: Ora come ora è difficile supportarci anche in un città come Boston, nonostante la regola sia prendersi cura delle band. In quel senso, tutte le band tipo i Ducky Boys e i Dropkick Murphys, tutte le punk band della scena hanno molto in comune e partecipano attivamente alla scena bostoniana. Ecco in questo senso sono dei grandi supporters. Per quanto riguarda il tipico sound di Boston, ecco forse per quello siamo meno conformi.

Mi piacciono molto i Leftovers, una band pop punk che non è di Boston ma viene comunque dal Maine. Li conoscete?
M: Si, li ho già sentiti.

Avete suonato insieme?
M: No, mai. Di dove hai detto che sono?

Del Maine. Va be, parlando di Boston, seguite l’NBA?
J: Io si, cioè non seguo l’NBA ma solo la squadra di Boston.

È finalmente l’anno per il ritorno dei Celtics?
J: Mmh, probabilmente no.
M: Uh questa è una novità! Di solito avrebbe risposto “Si, assolutamente!” .
Mi sa che di solito sei ubriaco quando lo dici, eh?
J: Si, prova a rifarmi la domanda dopo un’altra birra.

Eheh. Quali sono le vostre principali influenze e le vostre band preferite?
J: Ah accidenti, ma io sono vecchio. Bisogna andare indietro negli anni…
I Bad religion sicuramente sono stati tra le mie principali influenze e poi, questa sarà una risposta che avranno già dato prima di me, ma ascoltare anche le cagate che ti passano altre persone, influenza comunque la tua musica perché è qualcosa di diverso da te.
È una questione di gusti, ciò che per te è buona musica per un altro non lo è e viceversa, ci si influenza a vicenda.

Conoscete qualche band italiana?
M: Ligabue!

Nooo! Ahah! Ho detto qualche band italiana! Non “cantautori”. Ma lo conoscete personalmente?
M: No no.

Volete salutare i lettori di Troublezine?
J: Si dai, dì qualcosa di volgare.
Um, ok: DON’T FISTFUCK A DEAD DOG!

Uhuh. Bè io non ho capito cosa hai detto, ma le ragazze poi me la spiegano.
Ah, se non sbaglio  avete detto che tornerete in Ottobre, confermate?
J: Si, assolutamente. Ci hanno confermato che torneremo qui ad Ottobre ma non l’abbiamo ancora detto a nessuno.

Ok, vi aspettiamo.
J: Spero di esserci anche io.

Ahah, lo speriamo anche noi.
J: Sai le cose sono diverse ogni volta, chissà …
M: Io ci sarò di sicuro. Lui no, ma io si.

Ahah!
M: Ecco, le lacrime che gli scorrono sul viso “uhh, non ci posso credere.. sigh”

Bene dai, è tutto. Ciao e alla prossima.


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