Ladytron


A cura di George, Mercoledi, 14 maggio 2008


E' in uscita tra poche settimane "Velocifero", quarto album dei Ladytron, che proseguono la loro marcia nel mondo dell'elettronica con un album ancora più carico dei precedenti. Poco prima dell'unica data italiana per l'anteprima del loro disco abbiamo incontrato Reuben Wu che ci ha parlato un po' del disco e di come sta evolvendosi la carriera del gruppo di Liverpool.

Ciao Reuben. La prima domanda è per forza rivolta a "Velocifero". Come lo descriveresti?

E' il quarto album che facciamo e credo che sia il migliore di quelli fatti finora. Sono molto orgoglioso del risultato perchè ha raggiunto proprio il livello che volevamo all'inizio del lavoro, portandoci verso nuove soluzioni e arrivando a livelli a cui non eravamo arrivati con il disco precedente. "Witching Hour" è stata una chiava di volta della nostra carriera, ma questo disco è sicuramente migliore. La produzione è più diretta, più pesante.

"Aggressivo" è un aggettivo che è stato usato spesso per presentarlo in questi mesi, tu sei d'accordo?

Non credo che sia giusto definirlo aggressivo, cioè non c'è nulla di aggeessivo nel sound. E' sicuramente più diretto e frontale di quanto abbiamo fatto finora, ma non saprei se definirlo aggressivo.

L'idea che ho avuto io ascoltandolo è quello di un disco molto più diretto dal punto di vista musicale con una parte vocale più calda, a tratti sensuale. E' una mia impressione o è qualcosa che avete cercato?

Credo sia una conseguenza del nostro essere più maturi come band. Siamo cresciuti rispetto agli inizi sia dal punto di vista delle capacità, così come la parte vocale è certamente più matura rispetto agli esordi. Non so se questo ha portato anche a dare maggior anima alle canzoni come mi è capitato di sentire dire, ma sicuramente la nostra crescita ha portato ad un risultato diverso da quello che eravamo stati fino al disco precedente.

Generalmente si definisce il secondo ed il terzo album della vita di una band i più complicati, uno perchè deve confermare il valore di un gruppo ed il terzo per consolidarlo. Sei d'accordo con questo modo di vedere le cose e nel registrare questo disco avete sentito meno difficoltà che per i due precedenti?

Credo che sia giusto dire che il quarto disco può essere più facile. Non penso sia troppo una questione di pressioni, onestamente non credo che ne abbiamo mai avute nemmeno per il secondo disco, penso piuttosto che una band ad un certo punto raggiunge la capacità di sapere intraprendere autonomamente un suo cammino per scrivere un disco. Quindi è in grado di registrare delle cose quando è in tour, così come staccare quando ne ha bisogno e riprendere in mano poi il lavoro più avanti. E' stato un po' così per questo disco per noi ed alla fine ci siamo ritrovati abbastanza facilmente con una trentina di pezzi tra cui scegliere i brani per il disco nuovo.

Quando tempo ci è voluto per creare "Velocifero" tra scrittura e lavoro in studio?

Un anno circa. Non continuativo però, un po' di lavoro ed un po' di pausa saltuariamente. Il terzo album è stato il nostro album più complicato, anche perchè ha rappresentato un po' la svolta per noi da quello che eravamo a quello che volevamo essere musicalmente. "Witching Hour" in questo senso è stato più difficile di questo disco, ma direi che noi non possiamo dire di essere la band che ha mai avuto problemi a scrivere un album nel momento in cui abbiamo voluto farlo. Non voglio dire che fare un disco sia semplice, perchè è sicuramente difficile, ma credo che nel nostro caso grande merito vada alla nostra voglia di evolverci, di cambiare. Siamo diventati una band diversa dagli esordi e quindi lavorare su un nuovo disco ogni volta non è così difficile. Penso che il problema che molte band affrontano oggi è quello che c'è una certa cultura accellerata, che le band non hanno modo di formarsi con calma. Prima arrivare a quelle "quattro mura di studio" era il risultato finale di un processo più lungo che ti insegnava molte cose, ora basta una canzone perchè un gruppo venga portato in studio a registrare subito il primo disco. A questo punto cambiano i rapporti perchè diventa il primo disco il punto cardine per una band, se quel disco non va bene è come se fossi già finito.

Pensi dunque che sia la capacità di evolversi la chiave per il successo delle giovani band e soprattutto per non scomparire dopo soli uno o due album dalle scene?

Sì credo proprio di sì. Per le giovani band circondate da un grande hype è davvero facile finire sui giornale ed anche in studio a registrare canzoni e se vogliono davvero non sparire perchè dopo di loro arriverà un altro gruppo sponsorizzato alla loro maniera è necessario provare ad evolversi e cambiare con il tempo.

Tornando al vostro disco, avete deciso di aprire il cd con Black Cats, che non è certamente un pezzo facile. Come mai questa scelta?

Ci è sempre piaciuto scegliere dei pezzi d'apertura con delle caratteristiche ben precise. Nel secondo disco c'era True Mathematics che era cantata in bulgaro e con un ritmo abbastanza marcato ed incessante, in "Witching Hour" invece c'era High Rise che è più rock e con un qualcosa di epico e lo stesso si può dire di Black Cats che è abbastanza caratteristica. Ha un lungo intro che presenta bene l'idea del disco, mi piace che ci siano le diverse parti che pian piano entrano e si sommano fino all'arrivo della parte vocale che rappresenta il momento clou della canzone. Non ho mai pensato di partire con una canzone facile un disco anche perchè noi non siamo la band con il sound più facile del mondo quindi credo che sia meglio partire con un pezzo come Black Cats che dà subito un'impronta precisa. Quello che abbiamo imparato attraverso quattro album è che non bisgna cercare di fare qualcosa per piacere al pubblico, ma cercare di fare un album che abbia una sua caratteristica chiara e distintiva e "Velocifero" ci è uscito molto facilmente e naturalmente anche perchè sapevano cosa volevamo fare e come farlo.

Con la vostra musica siete in grado di raggiungere moltissimi ragazzi, sia gli amanti di sonorità più elettroniche che coloro che seguono tutta la scena indie in generale. Voi avete un target a cui rivolgervi o cercate di raggiungere più gente possibile?

Noi cerchiamo di raggiungere i nostri fans innazitutto, che è vero possono andare sia dagli amanti della musica elettronica che in generale a coloro a cui paice la musica di qualsiasi forma sia. La nostra fortuna è quella di avere molti fans diversi e credo che sia in parte dal fatto che le nostre canzoni sono abbastanza immediate, facili da recepire e quindi possono piacere a tanta gente diversa. L'elettronica, anche se definirci in quel genere direi che non è così corretto soprattutto con questo disco più ancora che nel passato, è un mezzo che abbiamo utilizzato fin dall'inizio attraverso il quale presentare i nostri pezzi, siamo quindi riusciti a crearci una specie di nostri microcosmo nel quale riusciamo a fare quello che vogliamo e quindi raggiungere un certo tipo di pubblico che non è unico e facilmente identificabile.

Hai parlato di fans e quindi mi viene da chiederti cosa rende le band di Liverpool così particolari da avere un legame così stretto con i loro fans. Non è solo il vostro caso, ma anche quello di altri gruppi che provengono dalla vostra città e con generi completamente diversi dal vostro che però riescono a legarsi moltissimo con i propri fans. C'è un segreto secondo te?

Noi non siamo mai stati troppo parte della scena di Liverpool, soprattutto quando siamo partiti non c'era nemmeno una scena musicale così definita: non c'erano Wombats, Zutons o Coral... c'erano tante band, ma tutte molto legate ad una scena molto 60's che non ci apparteneva ovviamente. Credo che il nostro successo sia decisamente legato ad un apprezzamento mondiale, abbiamo suonato fin dall'inizio dappertutto... in Brasile, Argentina, Colombia e gli show andavano sold out anche senza che avesso una etichetta che promuovesse il disco in quei paesi. Vedere questo tipo di reazioni credimi è una sensazione davvero bellissima. Penso che siamo stati molto fortunati a suonare fin dall'inizio in questi posti "esotici", una cosa che molte band inglesi anche stanno anche andando bene non è detto che riusciranno mai a fare. A dir la verità l'unico paese dove non siamo mai riusciti ad andare bene è il Giappone, ma ci vogliamo riprovare con il tour di questo album il prossimo anno.

Nonostante non facciate prettamente parte della scena di Liverpool tu, che sei inoltre l'unico del gruppo a viverci veramente, ti senti legato alla tua città e hai cercato/sei riuscito a trasmettere questo legame nella vostra musica?

Sì assolutamente, c'è la mia famiglia e ci sono i miei amici quindi è casa mia. Penso che ci sia molto di Liverpool nelle nostre canzoni o comunque io sicuramente ci metto molto, in generale quando scrivi dei pezzi ti senti fortemente influenzato da quello che ti capita intorno e dalle tue vicende e quindi vivendo lì sicuramente c'è qualcosa della mia città nei pezzi, forse più nei vecchi dischi, ma qualcosa anche in questo.

Devo chiudere facendoti una domanda che immagino avrai sentito tantissime altre volte nell'ultimo periodo, ma il tour con i Nine Inch Nails ha influenzato la scrittura ed il lavoro di "Velocifero" oppure no?

No musicalmente quasi per niente. L'unico aspetto importante è stato l'incontro con Alessandro Cortini che ha portato parecchio dei suoi lavori solisti. Più che l'effetto live dei Nine Inch Nails quindi è soprattutto l'incontro ed il lavoro con lui ad avere influenzato il nostro disco. I suoi lavori solisti mi ricordavano molto certe musiche degli Air e quindi ha portato moltissime soluzioni tra il caldo e l'analogico alle nostre musiche che hanno certamente contribuito poi a formare quel concetto di canzoni con più anima come abbiamo detto prima.

I programmi per il 2008 dei Ladytron sono tutti rivolti al suonare live o anche a lavorare su pezzi nuovi?

Molto del resto dell'anno riguarderà l'andare in tour, prima in America poi ancora per qualche festival in Europa ed Australia ed infine torneremo in Europa in Autunno per un altro tour, ma abbiamo un album che fondamentalmente è quasi finito e quindi ogni tanto credo che ci fermeremo a vedere come prosegue per poterlo pubblicare spero il prima possibile.

Reuben, grazie mille ed a presto!

Ciao, grazie a te!

 

Thanks to Laura Beschi - Ja.La per l'organizzazione dell'intervista

LINKS:
http://www.ladytron.com/
http://www.myspace.com/ladytron
http://www.nettwerk.com/


Contenuti correlati