Drink To Me


A cura di George, Venerdi, 27 giugno 2008


E' quasi ora di cena quando abbiamo la fortuna di fare una piacevolissima intervista telefonica con Marco, voce e chitarra dei Drink To Me, autori di uno dei migliori debut album italiani di questo 2008 con il loro "Don't Panic, Go Organic!", che ha raccolto quasi unanimi consensi da parte di tutti gli amanti della scena indie.

Siamo partiti parlando innanzitutto dei programmi estivi che vedranno i Drink To Me all'insegna del "poco ma buono" e dopo l'apparizione di questo mese al Miami ci sarà solo qualche altro appuntamento come il Marghera Village e alcuni piccoli festival estivi, scelta dettata in gran parte dalla volontà di dedicarsi ai lavori sul nuovo disco visto che i pezzi inclusi nel debut album sono oramai datati Agosto 2006.

Allora Marco come sono i nuovi brani?

Direi più omogenei, magari immediati. Anche se non eccessivamente alla fine. Ci saranno decisamente più tastiere. Quello sì.

Alla fine una delle caratteristiche più apprezzate del disco d'esordio è proprio l'ecletticismo, il fatto che ogni brano sia profondamente diverso dall'altro.

Sì sì è vero. Non siamo mai riusciti a fare una scelta stilistica precisa, anche quando eravamo al lavoro con l'etichetta. Avevamo una ventina di canzoni buone pronte per il disco, altre le avevamo già scartate pian piano e ne abbiamo messe diciassette e qualcun'altra è rimasta fuori.

Magari la metterete in free download come avevate fatto già in passato, no?

Sì può darsi, magari faremo una qualcosa del genere. In realtà ci stiamo molto dedicando al futuro perchè l'esperienza fatta in questo ultimo anno è stata davvero decisiva per noi. Non avevamo mai fatto una registrazione seria fino a quando non ci siamo messi per il disco.

Ah quindi proprio la prima volta è stata...

Sì, prima erano soprattutto autoproduzioni un po' così.

Com'è stato il cambio radicale quindi dall'autoproduzione ad una registrazione seria ed inoltre così importante?

Direi indolore. Anche perchè essendoci sempre sbattuti noi eravamo abbastanza preparati su cosa vuol dire lavorare in studio e poi quando siamo andati a Londra con la Midfinger eravamo anche disposti a rivedere delle cose se necessario, a fare dei ritocchi.

Avevate già in mente come volevate il disco oppure c'è stato un grosso lavoro sul momento?

No, avevamo già una idea su cosa fare, però è chiaro che in studio magari capita un errore che ti sembra un figata e lo metti nel disco. Tipo il batterista che si ferma e piazza una rullata e da lì magari salta fuori l'idea di piazzare uno stacco.

E' capitato davvero?

Se noti nella quinta traccia, Desert Eye, tra il primo ritornello e la seconda strofa c'è la mia voce che rimase fissa e senti una rullata sotto che non c'era.

Il disco secondo me piazza il suo salto di qualità proprio all'inizio con quattro-cinque pezzi che sparati in sequenza davvero convincono quasi come se fossero cinque singoli-non singoli. La scelta di partire a mille così con la tracklist com'è nata?

Sono tutti pezzi molto diversi e alla fine abbiamo scelto così proprio perchè non essendoci una unità stilistica a cui rincondurre il tutto ci siamo guardati e abbiamo detto, va beh partiamo subito così almeno uno capisce subito cosa sta per ascoltare. Se poi uno regge l'inizio arriva anche alle perle più lente. Io sinceramente avrei anche tolto qualche pezzo col senno di poi...

In effetti come disco di debutto rispetto alle classiche dieci canzoni è bello lungo...

E' stato tutto un voglio pubblicare anche questo, anche questo etc...

Fino a che uno ce li ha è bene che li metta dentro i pezzi dai!

E' stato tutto un compromesso tra passato e presente questo disco, è nato così. Il riscontro poi è stato più che positivo quindi è andata bene.

Ti capita di girare per la rete a leggere qualche recensione del disco?

Sì sì abbiamo fatto una raccolta su myspace di tutte le recensioni.

Alla fine sono stati quasi solo commenti positivi direi...

Sì, quelli negativi sono legati alla troppa diversità del disco. C'è stato qualche caso in cui non è stato capito e alcuni l'hanno anche sminuito secondo me pensando che sia un disco buttato lì ed invece non è così comunque.

Uno dei miei brani preferiti del disco è Insane. Com'è nato?

Praticamente siamo andati io e il batterista a vedere gli Oneida al Bloom di Mezzago nel 2005 mi pare e siamo rimasti flashati ed in quei giorni è nato Insane. In realtà poi io li ascoltavo da un po', ovviamente poi c'è qualcosa di diverso, è ispirato agli Oneida ma è certamente uscito qualcosa di diverso. Tra l'altro per me è un pezzo che significa davvero molto perchè noi non è che suoniamo da tantissimo, tipo dal 2002 ed essendo noi una band di scarsissimi musicisti autodidatti quando ho sentito in macchina il demo rozzissimo del pezzo ho pensato "Cazzo... siamo arrivati fino qui!"

Ecco hai già pescato una domanda che faccio sempre. C'è stato un momento in cui hai capito che le cose stavano mettendosi bene per i Drink To Me?

Sì, quella canzone mi ha aperto gli occhi. Ho pensato "non ho mai sentito una canzone di un gruppo italiano così..."

E per di più l'hai scritta tu/voi!

Sì, poi a quel tempo non c'era etichetta, disco, niente...

E com'è nato il contatto con la Midfinger?

Abbiamo mandato pochissimi demo in giro, perchè selezionavamo solo le etichette che potevano anche avere un reale interesse con noi e niente... l'abbiamo mandato e ci hanno richiamato. Devo poi ammettere che con loro insomma ci siamo trovati davvero bene, non dico che ci hanno privilegiato però certamente ci han tenuto parecchio conto. Già il fatto che ci han portato in Inghilterra e han coperto interamente la produzione esecutiva... Chiaramente poi dalla parte artistica ci han lasciato fare, ma anche dandoci dei bei consigli su certe cose quando c'era da chiudere il cerchio.

Il lavoro in Inghilterra con Andy Savours com'è andato?

Andy è arrivato un anno dopo la registrazione del disco perchè in pratica le soluzioni che avevamo trovato le avevamo sostanzialmente abbastanza bocciate, ma anche Midfinger non era così soddisfatta. Allora sono venute fuori alcune idee e la possibilità di lavorare con alcune persone: un paio erano molto interessate, ma soprattuto a qualche singolo. Uno voleva assolutamente fare a tutti i costi un singolo di Put Your Head In The Sky, un altro che invece era il produttore e che ha curato tutto di uno dei miei dischi preferiti in assoluto che è "Emperor Tomato Ketchup" degli Stereolab era appena tornato da dei lavori negli Stati uniti e credo che tutto sommato fosse ancora sbronzo quando ci siamo incontrati, ha voluto il disco da sentire mentre faceva le faccende dometiche... comunque poi è arrivato alla fine Andy che ha detto che secondo lui c'erano troppi singoli potenziali nel disco e che quindi voleva mixarlo tutto. Ovviamente ci ha fatto un sconto importante per fare tutto il lavoro e poi essendo assistente di Alan Moulder ci ha dato la possibilità di lavorare nel suo studio quando era libero e nel frattempo mixava i pezzi. Ci abbiamo messo un po' anche perchè in queste sessioni quando lo studio è libero lavori e quando no c'è da aspettare, però insomma ci lusingava sentirci dire che non poteva lavorare quel giorno perchè doveva lavorare al disco di Goldfrapp!

Beh cavolo! Si notava però la differenza nel lavorare con un professionista di quel livello?

Sì sì decisamente. Ha fatto delle scelte che non ci aspettavamo anche a volte. Ci ha interpretati a suo modo, un po' new-wave e post-punk... Aveva poi una marea di dischi e ci consigliava cosa ascoltare. Tipo i Death From Above...

Cavolo, ci credo!

Sai che non li conoscevo, li ho apprezzati moltissimo e poi appunto ho scoperto che non esistono più.

Succede sempre così! Per chiudere, torniamo a parlare di come sono le nuove canzoni...

Allora le coordinate sono Kraftwerk, Alanosaxis e... Battles, visto che li stiamo ascoltando moltissimo ultimamente. Ovviamente il tutto poi rivisto un po' secondo i nostri gusti, quindi rimane una certa attitudine indie, ma anche un certo approccio più sul punk che credo caratterizzi molto i nostri concerti.

La telefonata si chiude parlando di Art Brut e dell'apprezzamendo che anche Eddie Argos ha dedicato alla band ed ai suoi testi e della predilezione dei Drink To Me per suonare al Circolo degli Artisti dove si sono trovati sempre alla grandissima.

LINKS:

http://www.drinktome.net/
http://www.myspace.com/drinktomeband 
http://www.midfinger.net/

Per la realizzazione dell'intervista oltre ovviamente a Marco, per la simpatia e per il tempo che mi ha dedicato si ringrazia sentitamente Laura Beschi per l'organizzazione.


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