The Holloways


A cura di Lorenzo, Mercoledi, 24 settembre 2008


Intervista con Alfie, chitarrista e cantante degli Holloways, a Roma per il Gravity Fest insieme a Paddingtons e Courteeners. Dopo aver riscosso un discreto successo con "So This Is Great Britain", Alfie ci parla del suo nuovo album (tra un’interruzione e l’altra).

Ciao Alfie, come va?

Tutto ok, mi ero leggermente addormentato in albergo. Poi ho iniziato a vedere la partita della Roma e stava vincendo 1-0. Gran parte del pubblico dovrebbe essere felice stasera. Almeno spero!   

Questa è la terza volta per voi a Roma? Qualcosa vi lega a questa città?

Personalmente per me è la quarta volta. La terza con la band. La prima volta venni da solo con Dave, il nostro batterista, per fare il DJ. Eravamo insieme ai Cazals. Poi siamo tornati una volta da soli e un’altra ancora con le CSS. Ed eccoci qui per la terza volta!

Nel gazebo entra il batterista dei Paddingtons e avverte tutti che un cane ha appena lasciato un ricordino in mezzo al palco. Restiamo tra l’interdetto e lo stupito, ma continuiamo…

Sono rimasto colpito quando ho letto che siete proprietari di un pub a Londra, proprio a Holloway Road…

Sì, è di proprietà di Dave ed è lì che ci siamo conosciuti. E’ un posto molto importante per noi. Dave si diverte ad organizzare le serate, contattare le band e cose del genere. Per quanto mi riguarda io ci vado solo per bere e di tanto in tanto per suonare ed ascoltare le band emergenti.

Molte giovani band suonano al Nambucca. Ce ne puoi consigliare qualcuna?

Posso mettere una buona parola per Kid Harpoon. Ha già pubblicato due EP e presto uscirà anche un album. Ha avuto qualche problema con l’etichetta. Deve aggiustare un attimo il tiro e presto avrà il suo album. Sam McCarthy, anche lui è molto bravo. Sono due artisti molto simili.

Ho notato che al Nambucca hanno suonato anche band dalle sonorità elettroniche come i We Smoke Fags. Rischiate di esserne influenzati e saltare anche voi sul vagone della nu-rave?

No, non credo proprio. Non è proprio roba per noi. Abbiamo appena finito di registrare il secondo album (" Tales of the Tarmac", in uscita a febbraio NDR) ed abbiamo evitato accuratamente ogni contaminazione. Sintetizzatori? Neanche per sogno. Ma abbiamo cambiato qualcosa nel nostro modo di fare musica. Tutti quelli che hanno ascoltato i nostri nuovi pezzi mi hanno detto che suona più “maturo”, che non è male. Quattro delle canzoni che finiranno nell’album sono sul nostro MySpace. Una si intitola PSB, che significa Public Service Broadcast. Quella assomiglia molto di più alle prime canzoni, a Generator ad esempio. 

Cosa ci puoi dire invece delle altre?

Quando ci siamo allontanati dallo stile del nostro primo album, abbiamo deciso di inserire più strumenti. Ci sono più chitarre ed abbiamo inserito parti di banjo e di mandolino. Abbiamo lasciato le sonorità del primo disco per seguire una strada più originale, una strada che potessimo sentire più nostra. Non è un cambiamento radicale, la chiamerei un’evoluzione naturale.

Con il cambiamento di stile, sono cambiate anche le vostre influenze musicali?

In qualche modo si. Per il primo album ci siamo ispirati a grandi band come gli Oasis, Kinks e Clash, cercando di mischiare il più possibile questi tipi di sonorità. Non ci siamo discostati molto per il secondo, anche se abbiamo iniziato ad apprezzare anche band come i Muse. Cerchiamo di fondere gli stili di questi artisti così diversi per non avere un album pieno di ballate, ma che contenga anche qualche canzone più veloce.

Avete qualche altro piano per il futuro?

Ora siamo concentrati sul secondo album e su un EP che uscirà prima di Natale. Conterrà un paio di canzoni dal secondo album e qualche pezzo inedito. Non vediamo l’ora di pubblicarlo. Abbiamo un nuovo contratto. L’etichetta precedente ha avuto problemi legali negli Stati Uniti e cercarne una nuova non è stato semplice. Il nostro secondo album è pronto da febbraio scorso. Sarà nei negozi con un anno di ritardo! Ma ora non importa, abbiamo sorpassato il momentaccio e pensiamo al presente.

Bene! Allora per stasera come vi sentite? Il pubblico romano vi ha già visto all’opera, pensate di essere migliorati nelle vostre esibizioni live?

Si, sicuramente. Siamo molto migliorati, anche se capitano alcune serate in cui si sbaglia di più, è normale. Ora giochiamo molto di più “di squadra”. Infatti non vediamo l’ora di andare sul palco. Il posto è molto grande e mi aspetto un discreto pubblico. Prima però ci godremo l’esibizione dei nostri amici, i Paddingtons.

Per quanto riguarda i Courteeners? Come sono i rapporti con loro?

Normali, da colleghi. Ho sentito il loro album e l’ho trovato discreto. In generale ultimamente non ho trovato nessuna band che mi abbia stupito, mancano di originalità. Gli MGMT, con le loro tastiere elettroniche, non sono male. Pensavo di poter creare canzoni del genere anche da solo, ma è impossibile. Time To Pretend è stata una delle canzoni dell’estate dopotutto. Li ho visti a Glastonbury, si stava facendo buio e la canzone risuonava per tutto il festival.

Tornando ai Courteeners, questi sono stati parecchio aiutati dalle tante apparizioni sul NME. Pensi che questa rivista abbia un’influenza troppo forte sugli sviluppi del panorama musicale indipendente inglese?

In precedenza abbiamo ricevuto molte attenzioni dal NME. Buone recensioni e ottimi live report, quindi non possiamo che essere grati a questa rivista. Ma in generale favoriscono le band che hanno alle spalle etichette molto ricche. I soldi contano sempre. Il mondo gira così purtroppo. Inoltre dipende tutto da chi sta scrivendo su di te. Nella stessa redazione due persone possono avere gusti opposti.

Improvvisamente irrompe nella stanza un altro membro dei Paddingtons, Josh Hubbard, e cerca di baciare Alfie. Alla seconda interruzione targata Paddingtons si conclude l’intervista, forse poco professionalmente, per cause di “forza maggiore”…


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