19.07.2008 Summercase Festival - Day 2 @ Parc del Forum, Barcellona
Seconda giornata di Summercase al Parc del Forum di Barcellona e questa volta il sole ed il caldo, almeno ad inizio giornata, fanno soffrire di più del giorno precedente. Giornata ricchissima quella di Sabato che vedrà alternarsi pezzi di storia del rock come Breeders, i Sex Pistols icone punk per eccellenza e le nuove leve americane e britanniche come Kings Of Leon e Kaiser Chiefs.
L'inizio di giornata è dedicato al terzo palco dove vanno in scena alle 17 i Pete and The Pirates. La band di Reading autrice di un bel disco d'esordio si dimostra un ottimo gruppo, con melodie molto azzeccate, una attitude molto british ed una naturale voglia di far divertire. I pezzi sono un po' tutti uguali, il che rende la durata del concerto giusta per prevenire la noia, però Come On Feet è un classico pezzo che potrebbe garantire qualche anno di relativa fama live al gruppo (voto 6,5).
Dopo di loro sullo stesso palco arriva un gruppo decisamente più atteso, anche da parte del pubblico che cresce decisamente sotto il palco, i Mystery Jets. La band che ha recentemente pubblicato il nuovo album "21" si presenta on stage con il frontman Blaine Harrison in stampelle con la sua gamba messa ko ed attacca con Hideaway che è uno dei migliori brani del secondo disco. Il nuovo lavoro è decisamente diverso dal primo ed ha lasciato spiazzato il pubblico che si è diviso tra entusiasti del cambio più catchy ed easy-listening ed orfani delle atmosfere più originali e ricercate dell'esordio. Anche grazie allo stile del nuovo album, a cui la band ha dedicato grande spazio, il gruppo ha fatto una ottima impressione e Two Doors Down si è confermato quel singolo killer che potrebbe diventare uno dei tormentoni estivi. Il set ha poi premiato Alas Agnes come ultimo pezzo del set, trascurando però un altro paio di pezzi molto attesi, su tutti You Can't Fool Me Dennis (voto 7).
Il tempo di cambiare la disposizione del palco e ancora sul Converse vanno in scena gli Shout Out Louds, nel frattempo però riusciamo anche a sentire due brani dai Kooks. I Kooks, che non rinnego di avere apprezzato con il primo album, vanno sentitamente ringraziati oramai solo perchè in grado di smuovere masse femminili degne dei Duran Duran tempi d'oro ed infatti la fauna che popola il main stage durante la loro esibizione è composta solo da giovani spagnole ed inglesi in estasi per l'esibizione di Luke Pritchard e compagni. Dieci minuti di Kooks però oramai sono fin troppi e quindi torniamo in postazione per gli Shout Out Louds, che senza avere l'appeal del gruppo inglese suonano invece davvero bene, anche se sembrano ruotare al 101% intorno al frontman Adam Olenius lasciando al resto del gruppo un mero ruolo di supporto. Supporto quanto mai gradito dai maschi presenti è quello della tastierista Bebban Stenborg che si destreggia sullo sfondo tra tastiere, fisarmonica e cori con una gonna al balzi decisamente piacevole alla vista. Il set premia tutta la produzione degli svedesi passando dalle recenti Impossible e Tonight I Have To Leave It per poi chiudere con l'ottima 100°. Bel concerto e soprattutto show convincente di un gruppo decisamente solido (voto 7).
Finiti gli Shot Out Louds decidiamo di spostarci sul main stage dove stanno per andare sul palco le sorelle Deal, alias le Breeders. Sulla discografia della band c'è poco da dire e comunque ci troviamo di fronte ad un pezzo di storia del rock degli ultimi vent'anni. Il main stage forse è esagerato per il gruppo, che quasi certamente si esibisce di fronte ad un pubblico che per tre quarti conosce solo Cannonball, però il maggiore apprezzamento va proprio alla scelta delle Breeders di concentrarsi su quei pezzi più tirati ed irristibilmente low-fi che ne han fatto la fortuna. Grande sound ed ottimo risultato, ma ovviamente il momento migliore ed atteso è stato per il singolone prima citato che ha raccolto l'applauso generale. Cannonball è un pezzo che live una volta nella vita va sentito (voto 7).
Facciamo in tempo anche a vederci gli ultimi venti minuti di Los Campesinos! ai quali assiste una marea clamorosa di gente. L'arena dove si tiene il palco dedicato alla band gallese non è in grado di contenere tutta la gente accorsa e veniamo poi a sapere che lo stesso gruppo si è quasi imbarazzato ringraziando il pubblico perchè questo è stato il maggior concerto della loro breve carriera. Ci dobbiamo appostare in alto su un vialetto per poter scorgere qualcosa del gruppo che si conferma come una delle novità più di successo del 2008. You! Me! Dancing! è sempre splendida e la chiusura con Sweet Dream Sweet Chicks è scandita dal battere le mani delle migliaia e migliaia di presenti. La fortuna di suonare in un momento in cui sugli altri palchi non c'era nulla di eccessivamente interessante ha permesso ai Los Campesinos! di guadagnarsi parecchie migliaia di fan e per quanto abbiamo sentito possiamo dire che il gruppo potrebbe avere fatto un colpo clamoroso con questa partecipazione (voto 7,5).
Finiti i Los Campesinos! inizia la grande serata del main stage ed è ora per prendere posto per i Kings Of Leon. Uno dei motivi per i quali sono arrivato fino al Summercase era vedermi dal vivo, per la prima volta, i Kings Of Leon che quasi a conferma delle attese sparano un ora di concerto semplicemente stratosferico. La band del Tennessee souna un oretta abbondante in maniera clamorosa, un concerto sontuoso a livelli incredibili. Fino ad allora non ci era andata male come nomi e qualità dei concerti, ma la band dei fratelli Followill semplicemente gioca in un altro campionato regalando un concerto straordinario per intensità e capacità. I pezzi del nuovo album diventano dei tritasassi ed anche quando si pesca dal passato il gruppo si conferma come di una qualità superiore a tutto quanto visto e sentito fino ad allora e sarà così anche per i restanti show del festival (voto 9).
Sbalorditi ed increduli per quanto sentito andiamo a vederci comodamente seduti sulle tribune qualche minuto di Mogwai per prendere fiato prima di andare a posizionarci in zona Sex Pistols. L'attesa per i Sex Pistols è decisamente altissima tra i presenti, anche perchè gli altri palchi regalano qualche bel nome (CSS e Raveonettes quasi in contemporanea), ma la massa è tutta qui. Sullo sfondo giallo che annuncia il Combine Harvester tour 2008 entra Johnny Rotten vestito con un abito di piume color militare e da subito attira su di sè l'attenzione di tutti i presenti presentandosi in aperto contrasto con tutti quello che fino ad allora il festival aveva suonato: "Noi siamo i Sex Pistols. Noi siamo una fottuta punk band anni 70 inglese". La partenza è con Pretty Vacant e via via i Sex Pistols tirano un'ora e mezza e passa di punk tirato e ben suonato. Non è una sorpresa che io non sia un grande fan del gruppo inglese, ma in un contesto come questo festival dove abbiamo visto band giovanissime, altre con qualche anno di esperienza e leggende degli anni 70'/80' decisamente sorprende come il frontman inglese sia in grado di tirare per tutto il concerto senza mollare un secondo. Voce sempre perfetta ed una capacità di tenere il palco impressionante saltando da una parte all'altra tra smorfie, massaggi alle sue oramai tondeggianti forme e battute col pubblico. Le critiche verso un gruppo (per me) palesemente sopravvalutato ci possono stare tutte, ma Johnny Rotten con la sua irriverenza ha dato una lezione di come non siano necessarie qualità assolute per fare un grande concerto. E' anche vero che i Sex Pistols suonano le stesse canzoni da trent'anni ma ad ogni modo se vale la regola "una volta nella vita", a dispetto di quanto mi aspettavo, vi confermo che i Sex Pistols una volta nella vita vanno visti perchè sono in grado di fare un grande spettacolo, anche tra chi li conosce solo per Anarchy in UK e God Save The Queen. Saluta mostrando le sue chiappe al pubblico e se ne va un Johnny Rotten che non vi so dire sa se ci fa o ci è, però ha fatto davvero divertire (voto 7,5).
E' passata l'una quando sul palco scende il telo giallo dei Sex Pistols ed entra una cassa marchiata LUFC, segno che è ora per i Kaiser Chiefs. L'attesa personale di due giorni è finita e mi apposto in terza fila in attesa dell'arrivo di Ricki Wilson e compagni. Lunga preparativa sul palco fissando tutta la strumentazione con batteria rialzata e grandi giochi di luce sullo sfondo che annunciano l'arrivo del gruppo. L'attacco è super: Everything Is Average Nowadays ed Everyday I Love You Less And Less una dopo l'altra scatenano un entusiasmo infinito. Ricki Wilson sul palco corre come un dannato da una parte all'altra, scende dal palco per abbracciare la gente delle prime file continuando a cantare, coinvolge in modo magnetico tutti i presenti. Purtroppo la voce non è prefetta ed anche lui se ne scusa, utilizzando però gli odierni limiti per coinvolgere il pubblico in ripetuti e continui sing-along con lui. Il pubblico va in visibilio cantando Na Na Na Na, Heat Dies Down e soprattutto Ruby, ma c'è spazio anche per canzoni nuove del terzo album in fase di scrittura con Mark Ronson (e su una di queste arriva Kele Okereke dei Bloc Party on stage come guest) che suonano molto danzereccie con più synth e meno chitarre. Ovviamente i risultati migliori arrivano con i vecchi classici: I Predict A Riot, che non è più il gran finale, The Angry Mob pezzo da stadio e Oh My God con cui si chiude un ora e mezza di show divertentissimo. Tornando al discorso frontmen di prima, Ricki Wilson a dispetto di altri sembra aver capito la lezione e non a caso i Kaiser si confermano come una delle poche band uscite dal 2004 ad oggi ad avere capacità e mezzi per tenere le grandi platee (voto 8).
A questo punto sul main stage vanno i paladini dell'indie spagnolo, i Los Planetas dei quali ignoravo l'esistenza fino a poche settimane fa, che sembrano un po' degli Interpol fatti in casa. Non mi ci metto nemmeno all'ascolto perchè stanno già suonando sul secondo palco i Foals, che a detta di tutti dal vivo sono eccezionali. Giudizio sostanzialmente confermato, anche se arrivare dopo una serie di performance come quelle del main stage rende impossibile un giudizio equilibrato. La band però, nonostante parecchi problemi tecnici, suona molto bene e fa davvero ballare. Pian piano nonostante l'ora il pubblico cresce fino alla chiusura oltre le tre del mattino, con il frontman Yannis Philippakis (che già di suo non ama troppo i riflettori) che se ne va abbastanza rabbuiato nonostante gli applausi del pubblico (voto 7,5).
Il festival sta per chiudere i battenti, c'è ancora spazio solo per ballare con Tiga e la sua elettronica abbastanza pesante ma adatta al contesto, all'orario e allo stato dei presenti ed ancora per chiudere con l'altro resident dj del Razzmatazz, Amable, che si sforza ancora meno di chi l'ha preceduto il giorno prima e pesca soprattutto tra tutte le band che han suonato nella due giorni del Summercase per far rivivere un ultimo momento di amarcord di una bellissima due giorni di musica.
Appuntamento al 2009.
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- 05/09/2010 Antistamina @ Miscela Rock Festival, Romano Canavese (TO)
- 04/09/2010 I-Day Festival 2010 + Simple Plan + All Time Low + Blink 182 + Sum 41 + The Leeches @ Arena Parco Nord, Bologna
- 02/09/2010 I-Day Festival 2010 + Arcade Fire + Modest Mouse @ Arena Parco Nord, Bologna
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