17.08.08 V Festival - Day 2 @ Hylands Park, Chelmsford UK
Sarà la pioggia a svegliarci domenica mattina e anche quando finalmente troviamo il coraggio di cacciare il naso fuori dalla tenda un cielo plumbeo ci darà il buongiorno. Quante possibilità ci sono che il sole splenda su di noi anche oggi? Non lo so, sta di fatto che becchiamo una delle probabilità e per il resto della giornata farà talmente caldo che quasi ci viene il dubbio di essere in Inghilterra, ma bando alle ciance e dirigiamoci all'area festival dove alla Union tend si stanno già esibendo Noah And The Whale, band londinese che in Italia è ancora poco conosciuta a che qui infiamma i cuori con il suo rockfolk, basta vedere la coda che si è formata per stare sotto il tendone per attirare la nostra attenzione, poi scopriamo che la band ci sa davvero fare, nonostante riusciamo a sentire solo le ultime canzoni tratte dall'album 'Peaceful, The World Lays Me Down' e non ci resta che applaudire alla piacevole scoperta(7).
Usciamo dalla Union Tend per dirigerci verso il 4Channel Stage dove da lì a pochi minuti si esibiranno i Delays(6.5). Sui fratelli Greg e Aaron concediamo da subito la nostra stima incodizionata dato che ci hanno regalato uno degli album più interessanti del 2008, 'Everythings The Rush', e infatti il concerto non delude le aspettative. Buona intesa, sul palco e col pubblico, 45 minuti a cavallo tra gli anni 80 e 90 confermano ancora una volta l'energico talento dei fratelli Gilbert, se mai negli ultimi anni fosse stato messo in discussione.
Sono solo le tre del pomeriggio e già possiamo ritenerci più che soddisfatti da questo secondo giorno all'Hylands Park, decidiamo così di fare un break mettendo in discussione la nostra opinione sui Courteeners (5.5). Lanciati -ovviamente- da NME, la band si presenta su palco con alle spalle la gigantografia della copertina del loro album 'St Jude', e gli inglesi impazziscono. Ascoltiamo le prime tre canzoni, ma niente, non riusciamo a farci contagiare dall'hype collettivo per la band. Voce graffiante e chitarre d'impatto, si distingue soprattutto il singolo Not nineteen forever, ma il resto sembra una ennesima banale copia del brit pop made in Manchester. Dopo aver democraticamente decretato che i Courteeners sono ancora molto lontani dell'essere uno dei migliori concerti qui a Chelmsford, ci trasferiamo al V stage per vedere le Girls Aloud per poi scoprire di essere in clamoroso ritardo, riesco solo a vedere in lontanza snelle figure avvolte in tutine nere salutare festose i presenti. Triste ma non troppo dell'occasioe mancata, torno al mio fedele 4channel stage, che oggi ospiterà le band migliori, per aspettare i One Republic (5), americani molto apprezzati in Uk, soprattutto dopo l'uscita del singolo Apolagize e che da noi sarà addirittura all'Mtv Day. Sul palco la band del Colorado ci intraterrà per mezz'ora abbandante con le loro ballads che parlano di amori struggenti, alle quali però dopo 10 minuti preferisco una birra in santa pace, abbandonando così la platea.
Siamo ormai arrivati a metà del secondo giorno e la stanchezza è inverosimilmente lontana dai nostri corpi e dalle nostre menti che già pregustano i nomi di tutto rispetto che ci accompagneranno verso la fine di questa meravigliosa esperienza. Intorno alle 17 ci dirigiamo verso la Union Tend dove a causa del forfait di Sam Sparro i concerti sono stati tutti anticipati di una mezz'oretta abbondante. Aspettiamo i Travis godendoci le ultime note di Calvin Harris (6), un'altra piacevole scoperta di questi giorni. Scopro difatti che Calvin è un giovane scozzese con alle spalle alcuni Ep e un album,'I Created Disco', che per gli amanti del genere indie-elettronico può sicuramente essere un nome da tenere sott'occhio. Salutiamo il giovane Harris per guadagnare posizione per uno dei nostri gruppi scozzesi preferiti da sempre: i Travis (8). Già dalle prima nota sappiamo che ci regaleranno un concerto dalle sensazioni impagabili e allora via con Writing To Reach You, Sing, che rimarrà negli anni una delle mie canzoni preferite in assoluto, Side, Flowers In The Window, All I Wanna Do Is Rock, Turn e Why Does It Always Rain On Me, dove un Fran in splendida forma incita il pubblico a cantare e saltare per tutta la canzone, e possiamo noi deluderlo? Ovviamente no. Se fosse possibile razionalizzare la perfezione di un concerto troveremmo i Travis come definizione. Semplicemente grandiosi, come sempre.
Lascio la JJB Arena per trasferirmi nell'altro tendone, l'Union, dove i Little Man Tate (6.5) hanno già iniziato la loro performance. Per chi li vede come classico gruppo brit fatto di canzoni semplici ed orecchiabili riff di chitarra rimarrà sbalordito da come dal vivo la band sia così affiatata e carica di energia. Per mezz'ora il pubblico ballerà ad ogni singola nota e di 'About What You Know', album che mi prometto di riascoltare una volta tornata in Itaia. Saluto i ragazzi di Sheffield, e l'affascinante cantante, per correre al VStage dove sul palco c'è già lei, la donna che mantiene i giornali scandalistici di mezza Europa con le sue storie di droga e botte, signore e signori: Amy Winehouse (6). Arrivo verso la fine pensando di trovarla a malapena in piedi e invece sorpresa: sul palco è brillante, certo la sua voce presenta dei cali non indifferenti che è dificile non notare soprattutto per la forte componente blues delle sue canzoni, fortunatamente la sempre più magra Amy è circondata da musicisti completi che coprono le sue magagne e anche il pubblico, numerossissimo, si divertirà tantissimo cantando You Know That I'm Not Good e il tormentone 'NO no noo' di Rehab. Tutto sommato non restiamo poi così delusi, complice il fatto che eravamo davvero pronti al peggio. Mentre Amy scappa nel backstage noi cerchiamo di guadagnare posizioni sotto il placo dove tra qualche minuto si esibiranno i Kings Of Leon (8). L'impresa risulta più difficile del previsto e ci accontentiamo di stare laterali, mentre il megaschermo tramette il video di 'Wonderwall', poi eccoli salire sul palco la band americana, carica come non mai. La famiglia Followill che col terzo album 'Because Of The Time' è arrivata alla consacrazione internazionale merito anche dei loro live, si trasformano in una molla che carica ad ogni riff di chitarra il pubblico, faccio veramente fatica a lasciare il Vstage ma al cuore non si comanda e sotto la JJB Arena sono già iniziati i Charlatans (9) e dopo l'occasione mancata in Italia non posso tradirli ancora.
'You Cross My Path' è il decimo, discusso, album per la band di Manchester, ma i tempi dell'esordio sembrano essere ieri. Burgess e co. dal vivo mantengono la stessa freschezza dei tempi regalando un concerto che ben riassume la loro carriera. Si passa da You Cross My Path alla stupenda Weirdo e Tellin' Stories, e dopo mezz'ora dimentico totalmente i Kings Of Leon al VStage, nonostante la gara tra i due gruppi sia stata combattuta duramente, vincono i Charlatans. Un'ora di Brit-pop come non se ne sentiva da anni e che sicuramente resta uno dei live migliori di questa edizione del Festival.
Sono le nove di sera ormai e la due giorni sta finendo. Il cielo che ha retto per tutto il giorno si sta minacciosamente coprendo e noi ci troviamo per decidere il gruppo che segnerà la fine della nostra esperienza britannica. Scartiamo i Guillemots pur certi della loro splendida performance e scartiamo anche i Verve, ancora un po' incazzati per il loro forfait a Livorno e lasciamo vincere i Kaiser Chiefs (8), perchè la band di Leeds a divertimento batte chiunque, anche un po' a mani basse.
Alle nove e mezza il cielo inglese proprio non ce la fa e fa cadere le prime gocce di pioggia, Ricki Wilson arriva sul palco gridando 'who gives a fuck about the rain' e attaccano subito con Everything Is Avarege Nowaday seguita dalla mitica Everyday I love You Less and Less, dove non si può fare a meno di saltare tutto il tempo. Wilson e soci sono al massimo della forma, l'album d'esordio, che contiene i singoli migliori come I Predict A Riot, Na na naa e Modern Way si alternano al'ultimo 'The Angry Mob' e c'è anche spazio per qualche anticipo del terzo album in uscita. il nostro Riccardino smette solo per un attimo di correre da una parte all'altra del palco per farci cantare Happy Birthday al caro Penauts che felice è un po' emozionato ringrazia i presenti alla sua 'festa di compleanno'. E poi uno capisce che ha fatto la scelta migliore e non vorrebbe essere da nessun'altra parte. Gran finale con Oh My God, dove il ritornello finale viene cantato ossessivamente per quasi cinque minuti e non potrebbe esserci finale migliore. O forse sì. Aspetto che al 4Channel Stage si spengano definitivamente le luci, per correre, nel vero senso del termine, alla JJB Arena dove ci sono i Chemical Brothers, perchè noi la ciliegina sulla torta di questa incredile esperienza la vogliamo, e il V ce la dà. Da fuori vediamo i corpi in movimento sulle note finali dei grandi Tom Rowlands e Ed Simons mentre le luci al neon amplificano lo spettacolo.
Gli ultimi cinque minuti del V Festval hanno il sapore di birra e le note di 'We're The Night' e se questo fosse un film, non avremmo potuto trovare finale migliore.
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