28.08.2009 Reading Festival 2009 Day 1 @ Reading, UK

A cura di George, 8 settembre 2009

Alla fine cosa cambierà tra andare in un festival o in un altro? Cambia.

Nell'estate europea piena di festival di media e grande importanza (Italia esclusa ovviamente), solo alcuni nomi hanno quella sorta di magia che indipendetemente dal cast più o meno ricco diventano un appuntamento di culto con il passare degli anni: quello che si chiamava Carling Weekend ha perso il main sponsor diventando semplicemente Reading (o Leeds) Festival ma non l'appeal che l'ha fatto diventare uno dei maggior appuntamenti mondiali già sold out mesi prima della sua apertura.

Affiancato dalla nostra oramai esperta di festival inglesi Eleanor ecco dunque che mi appresto a vivere il mio primo Reading Festival: tre giorni (diventati due grazie all'Alitalia ed al lavoro) con un cast pazzesco, praticamente tutto il meglio che abbiamo visto o vedremo nel giro di un anno in Italia. Come sarà organizzata l'area? Si riuscirà a passare facilmente da un palco all'altro? Quanto tempo ci vorrà ad arrivare dal centro di Reading? Tutte domande banalissime che trovano risposta nel giro di cinque minuti non appena arrivati nella piccola cittadina fuori Londra: tutto è comodo, chiaro, l'area è strutturata benissimo con i palchi non troppo lontani ma in grado anche di non disturbarsi l'un altro, un lungo viale di piccoli negozi e una infinità di punti di ristoro dove prendere una birra è questione di cinque minuti (e meno di tre sterline) pure in mezzo ad 80.000 persone. Sembra di trovarsi in un gigantesco luna park, dove al posto delle montagne russe ci sono le band preferite pronte a salire su uno dei cinque palchi che a circolo racchiudono l'arena dedicata al festival, attorno alla quale si disperdono l'infinità di tende della zona camping.

Con l'obiettivo di non perderci nemmeno un minuto di festival non appena recuperato il programma di giornata io ed Eleanor ci mettiamo a tavolino tipo strateghi a studiare il piano d'attacco per cercare di guadagnare le posizioni migliori per i gruppi che vogliamo seguire da vicino e la scelta per aprire il nostro Reading parte con il secondo palco, denominato NME/Radio 1 Stage dove a mezzogiorno sono i britannicissimi Dananananaykroyd (voto 6,5) ad aprire lo show. A dispetto dell'orario e del gruppo che sembra fatto apposta per un piccolo pub dopo le 22 di sera, il divertimento è assicurato da una band che fa della follia il suo marchio di fabbrica. Musica pochina, i Dananananaykroyd non hanno i singoloni che i loro predecessori della scena scozzese di qualche anno fa possono vantare, sono però dei tarantolati sul palco e gli inglesi sembrano avere un debole per il loro ritmo schizofrenico ed energico. In Italia probabilmente non riempirebbero il bar sotto casa vostra, ma visti qui in mezzo ad una platea composta al 98% da inglesi il gruppo viene salutato da applausi scroscianti ai quali non possiamo altro che accodarci.

Non ci spostiamo per assistere a quella che diventerà di gran lunga la band rivelazione di questo festival, i Manchester Orchestra (voto 8). Una band che più passa il tempo più si conferma come una delle miglior realtà emerse dalla scena americana da almeno un lustro; pescano da entrambi i loro album ma sono le più conosciute Shake It Out ed I've Got Friends a far pendere il giudizio verso l'ovazione da parte di tutti: suoni potenti, Andy Hull a centro scena che a dispetto del suo anti-look regge il confronto con gli illustri colleghi che lo seguiranno, attitudine rock e freschezza alternative. Sono stati accostati ai Brand New e ogni singola bella parola sul loro giudizio se la sono meritata anche dal vivo.

Ci spostiamo sul main stage per assistere ad un po' dell'esibizione degli Alexisonfire (s.v.) preferendo restare un po' lontani non troppo attirati dal punk-rock della band canadese che però fa diversi proseliti sotto il palco iniziando a scaldare la scena in attesa dei nomi pesanti in arrivo in serata da quelle parti. Il nostro momento di pausa finisce spostandoci dal main stage al quarto palco denominato Festival Republic dove va in scena uno dei nomi più da tenere occhio per i prossimi mesi, i sempre più conosciuti The Temper Trap (voto 7). A dispetto della loro ancora relativa scarsa diffusione, il tendone dove si esibiscono non è assolutamente in grado di contenere la quantità di gente incusuriosità dal loro mix tra Coldplay, U2, Tv On The Radio che sembra pronto per le grandi platee. I suoni sono già importanti e le canzoni a partire da Sweet Disposition sono già conosciute da parecchi al punto che sono gli stessi australiani a sorprendersi dell'attenzione che il pubblico di Reading gli rivolge. A breve è più che probabile che questi li ritroveremo dal palco da cui siamo arrivati.

Dato che non saremmo in Inghilterra senza un po' di pioggia, arriva un primo scroscio che raffredda decisamente la temperatura, ma fortunatamente per noi appena prima del suo arrivo siamo tornati a coprirci sotto l'NME/Radio 1 Stage per vedere dal vivo l'esibizione dell'ultima stellina del pop inglese: Little Boots (voto 6). La graziosissima signorina Hesketh non incanta, ha qualche canzonina carina (tipo l'ultimo singolo Remedy) che però rende meglio se passata in un mix all'interno di qualche locale che se inserita in un mezz'ora abbondante di concerto, la voglia di divertirsi però ha la meglio e dunque qualche singolo dal suo debut album viene accolto molto bene e ballato da quasi tutti, noi compresi. Siamo arrivati su questo palco per uno dei nomi circolettati in rosso sul cartellone del festival, gli Horrors (voto 5,5) reduci dal successo dell'ottimo secondo album appena uscito. Se le buone parole per descrivere il nuovo album sono quantomai meritate, diciamo anche che possiamo tranquillamente discutere sulla band dal vivo. Il gruppo purtroppo ha lo stesso carisma di un gruppo di commessi dell'Esselunga che scarica le casse dell'acqua: il frontman Faris Rotten non è un mostro di simpatia, ma ciò che è peggio è che la band suona davvero troppo piatta. Le canzoni restano ottime ed il richiamo al post-punk resta affascinante, tant'è vero che vengono accolti da una quantità di gente davvero importante, ma manca completamente una parte di trasporto che da un live show ci aspettiamo. Se invece di vedere i cinque sul palco avessimo visto un ipod che trasmetteva il nuovo album credo avremmo provato le stesse sensazioni.

Tra il freddo del clima quello trasmesso dagli Horrors decidiamo di andare a scoprire un'altra band che ci ha positivamente impressionato con il suo debut album, i Fight Like Apes (voto 6,5). Non c'è tantissima gente ad assistere al gruppo irlandese che però si conquista un plauso convinto con qualche pezzo carino, sparando subito il singolo Something Global e con una ottima Jake Summers e soprattutto con un atteggiamento completamente folle che porta prima la frontman MayKay ad ingaggiare una sfida a colpi di travi di ferro (nel vero senso della parola) con il compagno Pockets e poi il gruppo a coinvolgere e far divertire il pubblico nel vero senso della parola. Ci concediamo un breve break sul main stage assistendo a qualche pezzo finale dei Fall Out Boy (s.v.) che riscattano decisamente il poco visto a Milano lo scorso Marzo facendo scatenare nel sotto palco i giovani presenti e vediamo iniziare dei Placebo (s.v.) che sembrano in grandissima forma dai primi tre pezzi estratti tutti dall'ultimo album "Battle For The Sun". Visto che i tre a breve passeranno anche in Italia preferiamo tornare sul piccolo palco da cui siamo arrivati per scoprire l'esibizione dei Bombay Bicycle Club (voto 6,5): qui potremmo replicare quanto detto per i Dananananaykroyd ovvero che gli inglesi accorrono in massa e sembrano impazzire per questa giovane band, che però probabilmente fuori dai confini dubito potrebbe ricevere un trattamento lontanamente simile. D'altra parte, rispetto ai loro colleghi dell'apertura, hanno qualche pezzo orecchiable in più compensato da una verve sul palco decisamente inferiore. Un buon gruppo, che però non pare possa ambire a raggungere le grandi platee in breve tempo.

E' ora degli headliner che chiudono la prima giornata: gli attesissimi dal sottoscritto Kaiser Chiefs e quindi i Kings Of Leon. A costo di darmi un colpo al cuore i Kaiser Chiefs (voto 6) sono stati decisamente sotto le aspettative: Ricky Wilson ci ha provato a coinvolgere al suo solito ma si vedeva che mancava di qualcosa, che non riusciva a trasmettere quella incredibile energia che fa dei live dei Kaiser Chiefs un momento perfetto. Abbiamo cantato su Ruby, abbiamo saltato su Everyday I Love You Less And Less ed Oh My God resta un finale memorabile per ogni concerto, ma alla fine invece dell'esaltazione resta un po' di amaro in bocca segno che non tutto è andato per il verso giusto questa sera.

Chiudono la serata raggiungendo finalmente il ruolo di headliner al Reading Festival i Kings Of Leon (voto 7,5). Non sono una novità da queste parti, ogni due anni praticamente sono nel cast del festival, ma mai erano riusciti ad arrivare al ruolo più ambito conquistato questa sera grazie al successo del bellissimo ultimo album "Only By The Night". I Kings Of Leon meriterebbo un 8 per la qualità del concerto: la band dal vivo è sempre impressionante e come un anno fa mi aveva sbalordito anche questa sera replica una esibizione pressochè perfetta, ma Caleb Followill porta a casa mezzo punto in meno quasi a fine show quando decide di dare fuori di matto iniziando una serie di insulti ed ingiurie verso il pubblico reo, secondo la sua opinione, di non essere troppo partecipe al concerto. Il detto "chi è causa del suo mal pianga se stesso" torna utilissimo per spiegare la situazione: Caleb Followill poteva anche aver ragione perchè il pubblico, in prevalenza abbastanza giovane, ha accolto con entusiasmo da stadio solo gli ultimi successi, ma i Kings Of Leon dovrebbero sapere che oramai sono un fenomeno planetario e con un ultimo album tanto bello quanto facile hanno raggiunto una quantità di persone tale da permettergli di arrivare ad essere headliner stasera (come in quasi tutti i festival estivi dove hanno partecipato) che difficilmente però li conoscerà fin dagli inizi. Con un concerto di una qualità assoluta come anche questa sera però la gente, anche gli ultimi arrivati tra i loro fan, andrà sicuramente a scoprire i vecchi successi, senza bisogno di impazzire o spaccare chitarre sul palco a fine show andandosene senza salutare.

Si chiude così la prima giornata del Reading Festival 2009 e mentre io ed Eleanor cerchiamo la via di ritorno attraverso la marea di tende appostate intorno all'area del festival nell'aria si inizia già a sentire l'attesa per il giorno dopo, l'attesa per gli Arctic Monkeys.


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