20.01.2010 Enter Shikari @ Tunnel, Milano

A cura di George, 22 gennaio 2010

Capire le logiche e l'andamento del mercato musicale è una missione a cui ho già rinunciato da tempo: tre anni fa al Rainbow di Milano avevo assistito al primo show italiano degli Enter Shikari, allora nel mezzo dell'hype britannico, in mezzo ad uno sparuto centinaio di presenti, oggi assisto al ritorno nel nostro paese della band con un secondo album che è passato (dalle nostre parti) più in sordina del debutto con un sold out in prevendita e soprattutto con almeno una trentina di ragazzi fuori dal locale che han provato lo stesso ad arrivare alla location meneghina per assistere allo show di Rou Reynolds e compagni, accontentandosi di goderselo da fuori dalle porte con una temperatura polare.

Potere della passione, ma forse anche del passaparola che ha da tempo eletto gli Enter Shikari a live band pazzesca, che non fa certamente della classe sopraffina o dell'eleganza il suo punto di forza, ma che riesce a trasmettere una scarica adrenalinica pazzesca con i suoi ritmi che passano dall'electro-rock alla Prodigy all'hardcore di Refused e simili.

20.30 spaccate la band sale sul palco e complici le riprese di una serie tv nelle vicinanze del Tunnel mi ritrovo ad entrare con una decina di minuti di ritardo e la band che ha già scaldato le prime file con un susseguirsi di stage surfing del pubblico, attaccato al laco senza transenne che in pratica prosegue per tutta l'ora e mezza abbondante di show. La disposizione della band vede ai lati Rory Clewlow e Chris Batten mentre sul retro da una parte c'è la batteria di Rob Rolfe e dall'altra Rou nell'unico angolo dove ogni tanto si rifugia dagli abbracci del pubblico insieme al suo sintetizzatore e tastiera. Il mix è superlativo, i passaggi tra vecchio e nuovo album praticamente non si sentono, segno che "Common Dreads" non solo non ha perso lo smalto del debutto ma ne prosegue benissimo la scia, poi è chiaro che all'attacco di Mothership dopo poco meno di mezz'ora di show l'entusiasmo si trascina quasi verso il delirio per i fan più accaniti nel sottopalco.

Pensare ad un circle pit all'interno del Tunnel è difficile? Bene, anche questo non è mancato all'appello, così come Rou Reynolds che canta facendo stage surfing così come una drappello continuo di ragazzi che invadono il palco con il solo scopo di lanciarsi tra la folla.

Sudore, spintoni, cariche continue: il concerto diventa un rave party, che rischia di finire anzitempo quando il frontman della band annuncia che il troppo calore ha mandato in tilt l'elettronica. Niente paura, pochi minuti di improvvisata session con basso e chitarra e lo show riparte, senza aver disperso un minimo dell'energia che c'era prima del break: Labyrinth è un inno che suggella una prima parte di show entusiasmante. Break e re-entry con la tanto attesa ed invocata Sorry You're Not A Winner che lascia poi spazio alla conclusiva Juggernauts che sfocia in un trionfo di applausi.

Per il sottoscritto era il primo concerto dell'anno: decisamente una di quelle serate con cui ho fatto il pieno di carica per una nuova stagione, nell'auspicio che non debbano passare altri tre anni per rivedere on stage una delle band più scatenate ed energiche in circolazione.


Commenti

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plug in deni il 31 gennaio 2010 alle 21:51:44
quoto tutto quello che hai scritto :) peccato l'essermi persa la prima mezz'ora di concerto ma 1. eravamo convinti che prima delle 21 la band non sarebbe salita sul palco 2. orientarsi per Milano in macchina รจ traumatico. http://squeezermag.com/2010/01/21/enter-shikari-tunnel-milano-20-01-10-recensione-live-report-concerto/

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