26.01.10 Arctic Monkeys @ Palasharp, Milano

A cura di Eleanor, 3 febbraio 2010

Per raccontarvi del ritorno sui palchi milanesi delle scimmie più famose del panorama indie potremmo iniziare facendo un riassunto delle puntante precedenti, parlando degli innumerevoli sold e dei tre album all'attivo, diversi tra di loro ma al tempo stesso tutti eccezionali.

Partiamo invece proprio dall'inizio di questa serata, dal freddo di Milano che ha definitivamente consacrato il 26 gennaio come la serata 'Artica' del 2010 e cominciamo proprio da chi ha il compito di scaldarci al nostro arrivo al Palasharp, vale a dire i Mystery Jets, che per molti tra i presenti sono molto di più di un semplice gruppo di supporto. Purtroppo questa sera la band sembra particolarmente stanca e svogliata e, complice un'amplificazione decisamente non perfetta, non riescono ad emergere, anche quando propongono le chicche 'Two Doors Down' e la bellissima 'Young Love' l'effetto è molto lontano dalle aspettative, ma visto che sappiamo benissimo che non si giudica una band da un'esibizione di 20 minuti li rimandiamo al prossimo concerto, certi che sapranno come farsi perdonare.

Alle 21.30 però, quando gli headliner di Sheffield fanno il loro ingresso sul palco la delusione per i Mystery Jets svanisce, di colpo. Sin dalla prima canzone, 'Dance Little Liar' uno dei brani più convincenti dell'ultimo 'Humbug', si respira una nuova atmosfera, quella che da mesi circola su internet e sulle pagine patinate: basta chiamarli ragazzini. Turner e compagni sono cresciuti e non lo dimostra solo il look post grunge degli ultimi mesi ma soprattutto l'energia e l'attitudine che riescono a sfoderare senza ricorrere all'uso di effetti speciali. Gli Arctic Monkeys questa sera stupiscono per la sicurezza che esce dalle folte zazzere che cadono sui visi timidi, quella sicurezza da uomini, di chi sa quello che fa e si permette di accellerare e diminuire a proprio piacimento i ritmi e i tempi, fa niente se ci sarà chi, come al solito, avrà da storcere il naso, noi abbiamo definitivamente capito 'Who The Fuck Are Arctic Monkeys'.
Canzoni come 'I Bet You Look Good On The Dancefloor', 'When The Sun Goes Down' riescono ancora una volta a scatenare il pubblico, oggi come ieri in un piccolo pub di periferia e come domani, in chissà quale altro palazzetto. 
Punto di forza resta l'assoluta consapevolezza di non aver inventato niente e l'eccezionale Matt Helders alla batteria, adrenalina pura che impone i tempi elevatissimi per un'ora e mezza di spettacolo che culmina in 'Secret Door' quando il Palasharp su illumina a giorno in un'esplosione di coriandoli bianchi e oro che decretano la fine della prima parte, tra esaltazione e incredulità collettiva.

L'encore è totalmente dedicato al secondo album 'Favourite Worst Nightmare' con 'Fluorescent Adolescent' e il finale con  '505', che ha definitivamente sostituito 'A Certain Romance' nei saluti, scelta discutibile nonostante il pubblico pare apprezzare particolarmente anche un finale più soft.

Si torna verso la macchina, pronti ad affrontare la Milano artica meno piacevole, ma la sensazione che resta è quella che si ha quando vorresti che le cose non finissero mai, o che un concerto non finisse mai, e se questa è la strada percorsa dagli Arctic Monkeys è facile intuire che il bello non è ancora finito.

SETLIST:
'Dance Little Liar'
'Brianstorm'
'This House Is A Circus'
'Still Take You Home'
'Potion Approaching'
'Red Light Hand'
'My Propeller'
'Criyng Lightning'
'Catapult'
'The View From The Afternoon'
'I Bet You Look Good On A Dancefloor'
'Cornerstone'
'If You Were There, Beware'
'Pretty Visitors'
'Do Me A Favour'
'When The Sun Goes Down'
'Secret Door'

'Fluorescent Adolescent'
'505'


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