05.12.2011 The Dwarves + The Leeches @ Magnolia, Milano

A cura di , 9 dicembre 2011

La settimana concertistica più intasata dell’anno si apre con un nome (anzi 2) d’eccezione, gli Dwarves, supportati dai nostri fat-idols Leeches.
La location è il Magnolia di Milano, dove arriviamo prestissimo, tanto che è ancora chiuso. Poco male, non fa freddo e la scorta di beveraggio ci tiene compagnia per una mezzoretta prima di entrare.
E’ lunedì ma c’è già un bel po’ di gente e nel giro di poco il locale si riempie tanto che quando attaccano i Leeches la sala concerti è bella piena.
Stasera i canturini oltre a presentare la loro ultima fatica, “2002-2012 The Unessential” (a brevissimo la recensione), si tolgono l’ennesima soddisfazione della propria carriera andando ad aprire ad una band che li ha ispirati e a cui sono molto legati.
Inutile nascondersi dietro alle parole, per me continuano ad essere la miglior punk rock band italiana, anche dopo un concerto come quello di stasera che li ha visti non al 100%, con qualche imprecisione qua e là ed uno show di Massi più contenuto del solito (anche se quasi cade dal palco!).
Scaletta veloce, meno di mezzora tra pezzi vecchi e più recenti che si chiude ovviamente con Big Gorilla. Meno travolgenti di tante altre volte ma applausi comunque: sono sicuro che già dal prossimo concerto (in Skaletta, a capodanno) torneranno a fare il devasto per cui li amiamo.
E veniamo alla portata principale della serata, i leggendari Dwarves, band che dalla metà degli anni ’80 interpreta a suo modo il motto “sex, drugs & r’n’r”.
Una band sfrenata e sempre oltre al limite, di cui personalmente non sono mai stato un vero cultore: li conobbi come tanti altri gruppi tramite le raccolte “Punk-o-Rama”, nella seconda metà dei ’90 quando stavano sotto la Epitaph. Ma oltre ai 2 album di quel periodo e a un paio di quelli prima non mi sono mai spinto oltre e neppure l’album della rinascita di quest’anno (“The Dwarves Are Born Again”) è mai passato dal mio stereo.
Poco cambia comunque, perché un concerto come quello di stasera ha la forza di scuotere anche chi non li ha mai sentiti in vita sua: della formazione originale c’è solo il carismatico cantante, Blag Dahlia, manca pure HeWhoCannotBeNamed, il chitarrista mascherato & nudo, ma il risultato è clamoroso. Si è investiti da un suono poderoso fatto di scariche punk hc davvero furiose, a malapena contenute anche nei pezzi più melodici (quelli del periodo Epitaph) che assumono una forma molto più aggressiva che non da studio, come nel caso di Better Be Women o How It’s Done.
Blag è ciò che si definisce un vero frontman: fin dalle prime battute aizza il pubblico, ci si butta sopra ed in mezzo, e tra un canzone e l’altra va avanti a colpi di “Yeah! Yeah!”
Intorno a metà scaletta piazzano la doppietta I Will Deny - Everybodies Girl, per me è il momento migliore del concerto, con gente che vola ovunque. Altri pezzi che ricordo: Let’s Fuck (degenero) e Back Seat Of My Car dall’ottimo “Blood Guts and Pussy”, Free Cocaine e poco altro (l’ho detto, non sono un vero fan)… ricordo che purtroppo non hanno fatto Salt Lake City!
A creare ulteriore scompiglio su uno degli ultimi pezzi compare sul palco Massi, che agghindato alla HeWhoCannotBeNamed si butta sulla folla prima che in conclusione sia lo stesso Blag a farlo raggiungendo a bracciate il fondo della sala!
Finisce qua, e dopo una roba del genere poco importa che il concerto non sia stato lunghissimo (almeno questa la mia impressione) e che non ci sia stato spazio per alcun bis.
Anche se è lunedi c’è una bella atmosfera festaiola e dopo il concerto si staziona per un bel po’ in zona merchandise per foto, acquisti e chiacchiere prima di partire alla ricerca di un kebabbaro dove concludere la serata. 

Foto di Paolo Proserpio 

 




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