16.11.2011 Death Cab For Cutie @ HMV Hammersmith Apollo, Londra (Uk)

A cura di , 14 dicembre 2011

Christian ci regala il report di quello che deve essere stato un concertone dei Death Cab For Cutie

Sono passati pochi mesi dall’ultima loro apparizione a Londra, ma i Death Cab For Cutie hanno deciso di sfruttare l’onda lunga del successo del loro ultimo lavoro e dunque eccoli qui di nuovo all’Hammersmith Apollo per uno show completamente esaurito che non lascia traccia di nessuna delusione dopo due ore da pelle d’oca. I Death Cab For Cutie si sono oramai stabilizzati al punto da essere l’unica band che riesce a mantenere un equilibrio tra nicchia e grandi platee ed il pubblico presente conferma la cosa, tanto che sia i vecchi successi che gli ultimi lavori sono accolti con lo stesso metro di applausi. Le due ore di set coprono gran parte della loro carriera, andando anche a ripescare alcune perle del passato che raramente erano state premiate dai concerti e che invece questa sera diventano momenti ancora più suggestivi in un contesto già unico.

Ben Gibbard si mette a centro palco quasi a raccogliere le attenzioni dei presenti in grandissima parte qui per le sue liriche, che in tante canzoni hanno raccontato le sensazioni e le emozioni provate da ciascuno di noi. Bend To Square apre lo show, con Crooked Teeth che la segue, ma il primo momento in cui sento che stiamo vivendo qualcosa di incredibile è con la tripletta I Will Follow You Into The Dark, A Lack Of Color e Title And Registration, dove il sing along è pazzesco e copre la voce di Ben che a malapena esce dalle casse. Poco The New Year con la sua energia dà una sferzata che arriva fino a Soul Meets Body, altro momento davvero memorabile dello show.

I pezzi tratti da “Codes And Keys” si piazzano senza alcun problema tra i grandi classici. You Are A Tourist è già un piccolo classico con le sue atmosfere immediate, ma anche la title-track dimostra che i Death Cab non sono per nulla calati nella scala del loro songwriting.

Poco dopo metà concerto appare una seconda batteria che viene dominata da Gibbard durante We Looked Like Giants, uno degli highlight della serata, in un intermezzo noise che lancia il ritorno al finale più soft del brano come da album. Già così ci sarebbe di che essere soddisfatti, ma in realtà all’appello mancano ancora tantissimi pezzi ed è impressionante dal vivo sentire quanti brani i Death Cab hanno nel loro portafoglio di artisti.

Con Marching Bands of Manhattan si chiude la prima parte di show ed io sono quasi commosso da tanto spettacolo, ma è il finale che fa diventare questo uno dei migliori concerti della mia vita. Sei (e dico sei!) encore che si aprono con una seconda versione di I Will Possess Your Heart acustica che è da lacrime, ma poco dopo anche Cath... e soprattutto l’ultima ovvia Transatlanticism sono momenti che resteranno per sempre indelebili nella mia memoria e non solo nella mia. Le luci si accendono ed in mente restano le parole “I need you so much closer” che tutti i presenti continuano a cantare, quasi in raccoglimento con Ben Gibbard e la sua band che con il passare degli anni continuano a restare fedeli al loro pubblico ed al loro stile ed io esco dall’Hammersmith con la certezza che i Death Cab For Cutie sono ancora davvero al massimo del loro splendore.




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