Wolf Patrick, The Bachelor (Battle One)
A cura di Salford, Sabato, 11 luglio 2009

Può accadere talvolta, e spesso accade, che un luogo influenzi o addirittura determini le sorti di un lavoro in studio, i segnali esterni vengono recepiti e rielaborati a più livelli, siano essi concreti agli occhi o dispersi nell'aria. Accade ancora che un luogo venga scelto appositamente per una comunanza di spirito tra l'artista e l'ambiente, o che semplicemente il caso ci metta le mani. Quale che sia l'opzione, è quantomeno peculiare notare come il piccolo genio della folkatronica sia finito a registrare quello che era designato ad essere il suo album politico nei pressi della città di Battle, che nel toponimo tradisce una storia dipanatasi a tema costantemente militare, dalla cruciale vittoria normanna di Hastings nel 1066 fino alla fama per la produzione dell'ottima polvere da sparo ed allo status di rifugio bellico durante la Prima Guerra Mondiale.
Altro discorso è che gli intenti cambino a causa di nuove urgenze e stimoli ed allora capita che il titolo dell'album non sia più " Battle ", che il tema guerresco venga filtrato nel periodo nero di Wolf, che la scelta iniziale di sfornare un album doppio, in coppia con " The Conqueror " venga messa da parte per evitare un sovraccarico sonoro, in una girandola di ripensamenti, di proclami ed input ed output aggregati in stile stato liquido.
La battaglia prende un respiro forse più ampio del previsto: mediatica e politica in primis, ma anche strettamente personale.
Uno scontro per i diritti, per la manipolazione di informazioni, una rivendicazione contro tutto quello che avviene in qualsiasi società, più o meno apertamente. Stravagante, bisessuale, a suo modo sempre estremo Patrick Wolf lancia un S.O.S. al mondo, un richiamo alle armi ed alla rivoluzione riassunto nei versi electro punk di Battle, che vede la collaborazione dell'amico Alec Empire, " [...]Since I was 12/It’s been me/VS the world/I got so sick/Of being told/My identity/Was in minority/But now we’ve/Got tribe/And we’ve got/Some battle/And yes it’s time/Don’t you know it’s time/To g-g-g-g-g-get some victory[...] ". Uno scontro epico, generazionale, privato ed assolutamente scontato ma che assume un sapore diverso ed a tinte romantiche se
portato avanti dal giovane cantautore britannico. Patrick Wolf vive tra il pregio ed il difetto di un marchio indelebile che porta a considerare oro tutto ciò che tocca, come quei vestiti venduti a prezzi esorbitanti per il solo potere della marca, mettendo da parte l'oggettività; un privilegio guadagnatosi sul campo che però non ne facilita la valutazione ed a soli 25 anni lo mette già tra gli artisti in lotta con sé stessi. Un persona che si veste di una dolcezza camp e di un fascino fanciullesco tali da fregare tutti, costringendoli a guardarlo con occhio diverso e mettendolo nella condizione di essere al quarto album e dover già dimostrare di riuscire a mettere spalle al muro quell'innovativo ibrido pop che in questo nuovo lavoro viene per certi versi reso al meglio nella continua alternanza tra le atmosfere crepuscolari dei primi tempi ed i colori del precedente " The Magic Position ", ma che poi effettivamente non spinge il cavallo davvero molto oltre. " The Bachelor " è un disco godibilissimo ed a tratti esaltante, la titletrack un gioiello di barocchismo folk raggiunge vette di
maturità insperate e l'impegno militante dell'adrenalinico pop del singolo Hard Times è l'apertura ideale a territori fatti di citazioni bibliche (i stupendi cori di Damaris), continui richiami bellici (la rapida opening Kriegspiel) e tutto il mondo dell'epicità racchiusa in trincea. Le atmosfere sono tutto sommato le classiche alle quali ci ha abituato Patrick Wolf tra momenti di ampio respiro come in The Sun Is Often Out (che niente ha a che vedere con l'omonimo album dei Longpigs), intimità folk e capannoni in disuso danzanti al ritmo dell'electro bene e gli schiocchi delle fruste con il solo ex ATR Alec Empire a tentare di deviarlo verso i suoi amati quartieri guerriglieri punk industrial. Tutto bello, stupendo, commovente, per tutti ma non per lui, solo la normalità che guasta tutto, l'essere ordinariamente speciale e lo specchio come il peggior nemico da affrontare. Il tentativo di andare oltre è qui affidato più alla modalità di finanziamento dell'album, che verrà ripetuto anche per " The Conqueror ", che alla composizione stessa, tramite l'utilizzo del metodo Bandstocks,
ultimo ritrovato dell' industria discografica che consente ad i fan di investire i propri soldi nella produzione dei propri artisti preferiti diventando azionisti e traendone anche ricavi. Un' ordinaria perlustrazione dalla collina dei territori futuri con tante fasi di studio in attesa del conquistatore, sperando in un'ulteriore evoluzione del Wolf 4.0.
Tracklist
- Kriegspiel
- Hard Times
- Oblivion
- The Bachelor
- Damaris
- Thickets
- Count Of Casualty
- Who Will?
- Vulture
- Blackdown
- The Sun Is Often Out
- Theseus
- Battle
- The Messenger






