Helia, Shivers
A cura di josie, Venerdi, 4 dicembre 2009

Ho consumato tanti e tanti post-it per annotare le sensazioni che ho provato ascoltando questo disco e, onestamente, scrivere questa recensione mi crea imbarazzo. La premessa, non volendo insultare l'impegno profuso degli Helia e da Wynona, è che non riesco a non prenderla sul personale. Quando parlo di personale, di solito, mi riferisco alle emozioni che un disco mi offre; stavolta, però, "il personale" ha a che fare con la reazione che "Shivers" ha suscitato in me, ovvero un senso di globale perplessità frammista a nausea e, a dirla tutta, insofferenza per quella che percepisco come l'ambizione di molti gruppi, esagerata e inopportuna, di voler per forza uscire dal coro. Perché, è evidente, il misto di hardcore? metalcore? e ritmi di pura dance che propongono gli Helia più che un salto fuori dal coro è una ciambella senza buco, non già il desiderio naturale di esprimersi attraverso la musica. Intendo parlare di impegno in maniera assolutamente rispettosa, ma conscia che bisogna anche metterci dell'impegno per unire due panorami che spontaneamente proprio non si potrebbero mai avvicinare. Dov'è la passione per la musica? Ho ascoltato tutto l'album e più di una volta, prima che ve lo chiediate con malizia. Mi chiedo dove sia la musica in tutto questo. Chiamatemi limitata, ma ho dalla mia parte il beneficio del dubbio. Del dubbio gusto.
Non mi sarei mai immaginata che prima o poi avrei sentito un connubio di questo genere, ma non per questo dovevo partire prevenuta. Violini e punk-rock? Ok. Hardcore ed elettronica, ok; l'esperimento ha dimostrato, seppur con i suoi limiti, di poter risultare ammiccante. Ma la dance propriamente "trance", quella di una decina di anni fa? Quella dance con le stesse soluzioni di keyboards e quelle voci effettate non mettono un po' i brividi? Quell' 'unz 'unz (sì) che, come all'inizio di Six Steps Closer, ti lascia esterrefatto e basito. Sai, se almeno il resto fosse accattivante o innovativo. Prendi il quarto pezzo, Push It! con alla voce anche il cantante degli Hopes Die Last. Il brano è orecchiabile; peccato che, in primo luogo, la vena dance non si esaurisca mai e che, secondariamente, i testi risentano di questa impostazione tanto da risultare non solo ripetitivi, ma proprio tristi; quando già non sono particolarmente toccanti o comunicativi. L'inizio di Dance Party Massacre mi sembra un'eco degli A Day To Remember, band che già non riscuote favore nella mia discoteca. In alcuni momenti si viaggia anche bene (grazie Josh, voce dei To Kill, per il tuo intervento provvidenziale in No Surrender, anche se poi tutto viene nuovamente decostruito) ma mi chiedo come si possa conciliare l'autenticità e l'urgenza del momento urlato, tipicamente hardcore o come vogliate chiamare "l'altra metà" del genere, con momenti di dance pura, senza né arte né parte. L'inizio della traccia 11 mi fa intuire che l'influenza degli UnderOath è fondamentale e, probabilmente, rappresenta anche quella scintilla che ha ispirato l'idea degli Helia; i quali in realtà vengono fuori discretamente nell'ultimo brano, che non a caso è quello meno contaminato; perché molto melodico e non sopraffatto da ritmi costruiti, rende meglio degli altri. Se non altro, rende. Basterebbe solo voler tenere i piedi più ancorati a terra.
Dall'altro lato della medaglia, uno potrebbe pensare all'ambiguità e all'ironia che (dovrebbe) sta(re) dietro a questo genere-novità, come proverebbe, che so, i titoli 2009 Paura o Dance Party Massacre. Ma, sinceramente, "Shivers" è un punto di domanda: anche ammettendo che a uno piaccia la vocazione degli Helia, il tiro dei pezzi è davvero troppo uguale. È un'applicazione del sincretismo tra più generi che proprio non convince. Rendiamoci conto, è stato oltrepassato il limite del tabù. Quello che ha fatto finire in miseria Prometeo e Ulisse. Senza delirare, è troppo. E perché?
Nel disco degli Helia, francamente, un perché non lo trovo. La loro audacia si situa alla borderline con l'assurdo. Non un assurdo produttivo. La verità è che, malgrado io predichi e predicherò sempre la teoria di quel famoso biologo inglese sul fatto che sopravvive soltanto chi è più ricettivo ai cambiamenti, io non credo di essere in grado di abbracciare una novità di questo genere. Che amarezza. "Shivers" non solo mi demoralizza, ma mi spezza davvero il cuore. Per amore dell'autenticità, per amore delle sensazioni, per l'amore della musica. Vi invito all'ascolto mentre contemplo i cadaveri di ogni motivazione.
Tracklist
01. We Are the Light
02. Metempsychosis
03. Six Steps Closer
04. Push It!
05. Breakdown Playground
06. 2009 Paura
07. Str8 to North-East Lights
08. D. P. M. (Dance Party Massacre)
09. No Surrender
10. Welcome
11. In Limbo
12. Shivers






