Surfer Blood, Astro Coast


A cura di George, Domenica, 9 maggio 2010


Recensione a cura di Alessandro Blangetti

I Surfer Blood testimoniano, se ancora ce ne fosse bisogno, il buon momento di forma che sta vivendo l'indie pop a stelle e strisce, e la Florida (già patria degli ormai celebri Drums) più in particolare. "Astro Coast" rappresenta la prima prova per questo gruppo di ragazzotti provenienti da West Palm Beach, che, nonostante le inevitabili pecche di gioventù, può tutto sommato considerarsi superata. Il disco è caratterizzato per tutti i 40 e più minuti della sua durata da un suono lo-fi prevalentemente chitarristico, infarcito qua e là da citazionismi noise anni 90 ma che si rivela fin dal primo ascolto profondamente eclettico. I testi del quartetto invece, il più delle volte, farebbero felice il più classico dei Seth Cohen, in quanto spesso teatro di paranoia e inadeguatezza: rispetto al futuro, rispetto all'amore e rispetto alla complicazione dei rapporti interpersonali in generale. L'influenza in questo caso deriva, più che dai cupi Death Cab, dagli Shins. Anche la voce del cantante J.P. Pitts è particolarmente simile (soprattutto in certi frangenti) a quella di James Mercer, ma la brillantezza lirica di quest'ultimo si rivela ancora lontana.

Il primo brano Floating Vibes, dimostra fin da subito la capacità dei Surfer Blood di ricamare su riff di chitarra melodie accattivanti parlando però di un amaro addio. Swim è il singolone del disco: trascinante fin dal primo ascolto, ricorda i grandi Weezer del Blue Album. I due brani successivi procedono, gradevoli e senza intoppi, sulla falsariga di Floating Vibes. Neightbour Riffs è un gustoso strumentale che reinterpreta la nostalgica surf music dei Beach Boys come molti gruppi, Real Estate su tutti, hanno insegnato ultimamente. Rimane uno dei pezzi più belli dell'LP.
Twin Peaks è un altro pezzo riuscito: il titolo allude alla frustrazione sessuale provata del protagonista nell'utilizzare il divano di un' amica solo per guardare i film di Lynch. Slow Jabroni è in perfetto stile Shins, e ci lascia ai due brani che chiudono il disco, che sono Anchorage (forse il pezzo più debole del disco, ci parla di un distacco autoimposto rispetto alle emozioni) e Catholic Pagans, malinconico ma azzeccatissimo finale. Così, su un quieto "so I have to go" in dissolvenza ,si chiude quest'album. 

Un album con pezzi freschi e privo di particolari cali. Per i più sarà un semplice riempitivo per questa primavera, per gli amanti dell'immaginario dei 90s' e delle atmosfere marittime dal sapore retrò, sarà invece un fido compagno per gli anni e le estati a venire.

Tracklist

01. Floating Vibes
02. Swim
03. Take It Easy
04. Harmonix
05. Neighbor Riffs
06. Twin Peaks
07. Fast Jabroni
08. Slow Jabroni
09. Anchorage
10. Catholic Pegasus

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Surfer Blood

Label: Kanine


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