Kele, The Boxer
A cura di Salford, Venerdi, 2 luglio 2010

Quando i Bloc Party salirono all'onore delle cronache con il debut "Silent Alarm" correva l'anno di grazia 2005, quello che ci regalò album come il primo dei Franz Ferdinand o "Picaresque" dei Decemberists, tanto per citarne due. In molti gridarono al miracolo per intere città intente a ballare sul sudore versato con i successoni Banquet ed Helicopter, altri bollarono il tutto come merda indie (citofonare Gallagher); come spesso accade la verità è forse da ricercare nel mezzo. Fatto sta che la voce, mente e motore dei Bloc Party, Kele Okereke, dopo una serie di discutibili e forse prodromici lavori con la sua band, ha deciso di tentare la carriera solista privandosi del cognome. Kele è sicuramente uno degli enfant prodige della scena inglese, non fosse altro per la sua voglia di sperimentare e la sua voglia di essere sempre post, di posizionare le sue composizioni in un presente futuristico con l'occhio sempre attento a quella scena club che a più riprese la Londra indipendente che conta ama abbracciare. Con "The Boxer" però il cantante afro supera il segno decidendo di portare l'asticella lì dove le aquile non osano volare, dalle parti del sole di Ibiza, ed il risultato non è quasi mai oltre la sufficienza perché anche l'elettronica ha bisogno di una sua dignità. Quello tentato da Kele è stato un distacco dettato in apparenza proprio da questa sua indicibile voglia di seguire le proprie inclinazioni, ma già dalle prime note di Walk Tall, un tamarrissimmo martello elettronico con tanto di cori stile marines, si capisce che c'è davvero poco di che stare allegri. Le urgenze campionate del cantante anglo-nigeriano sono confuse e raffazzonate andando troppo spesso ad uccidere la vocalità di Kele, suo usuale marchio di fabbrica e vero punto di forza. Non è un caso infatti che i soli momenti in cui il gioco sembra farsi interessante sono quelli dove la voce riesce ad emergere, come nel blocco centrale di Everything You Wanted, New Rules ed Unholy Thoughts, dove i timbri della band madre sembrano farsi molto visibili, ed il pezzo migliore dell'album la conclusiva Yesterday's Gone. Vuole prendere a pugni Kele, colpire con le emozioni di un pugile, con i suoi alti e bassi, come nella foto di copertina, ma le nocche girano a vuoto. Il resto, singolo Tenderoni incluso, è solo roba buona da buttare in pista e poco più, lo sfogo di un bimbo ed i suoi nuovi giochi che si spera resti tale, un caso isolato come si addice alle devianze.
Tracklist
01. Walk Tall
02. On The Lam
03. Tenderoni
04. The Other Side
05. Everything You Wanted
06. The New Rules
07. Unholy Thoughts
08. Rise
09. All The Things I Could Never Say
10. Yesterday's Gone






