Medulla, Introspettri
A cura di Eleanor, Lunedi, 6 dicembre 2010

Nuovo appuntamento con le recensioni del nostro Stefano Bartolotta:
Che il 2010 che sta terminando sia stato un anno di grandi soddisfazioni per gli appassionati di musica indipendente italiana, credo sia fuori discussione. Questo non solo grazie agli splendidi dischi di numerosi gruppi che fanno musica al di fuori dalle logiche di mercato, ma che comunque hanno ormai un certo seguito consolidato, ma anche per merito delle novità che giungono dal sottobosco. I Medulla, provenienti da Milano, non sono legati ad alcuna etichetta discografica ed hanno deciso di prodursi il disco d’esordio da soli. L’unico biglietto da visita che possono presentare per convincere un appassionato ad ascoltarli sono un paio di collaborazioni di peso: la presenza del bassista dei Lacuna Coil, Marco Coti Zelati, come arrangiatore e chitarrista in un loro brano, e la produzione artistica di Oliviero “Olly” Riva (Shandon, The Fire, Rezophonic).
Appena si fa girare il cd nel lettore si capisce subito che senz’altro questi due artisti hanno aiutato il gruppo ad esprimersi al meglio, ma che la cosa più importante sono le idee proprie del quartetto. Questi 11 brani, infatti, hanno diversi punti di forza nella loro struttura, a livello sia di songwriting, che del modo di far interagire i singoli strumenti, che dei testi. Analizzando il primo punto, colpisce innanzitutto la solidità compositiva: non si riscontrano mai melodie deboli, ma c’è anzi una buona continuità qualitativa dall’inizio alla fine del disco; continuità data anche dalla varietà con cui si sviluppano i brani, con una minoranza di essi legata alla forma canzone tradizionale e la maggioranza che, invece, contiene al proprio interno interessanti variazioni, che possono presentarsi sotto forma di un ritornello dissonante rispetto alla strofa, come in “E se l’amore… (dimentica)” e in “Il mio piccolo suicida interiore”, o di fluide divagazioni dal tema principale (“Favola noir”), o di un andamento totalmente fuori da ogni schema (“AnimAnimA”). Lo stesso tipo di varietà lo troviamo nell’interazione tra gli strumenti: fermo restando che l’album ha un’impronta rock ed è portatore di atmosfere piuttosto cupe (come del resto lascia già intendere il titolo), troviamo intanto una certa fantasia sia nella sezione ritmica, con i brani che si alternano tra episodi più tirati ed altri mid tempo, ed anche all’interno della stessa tipologia i tempi tenuti non sono mai gli stessi; poi non c’è traccia di staticità né nel modo di suonare la chitarra, né nel tipo di arricchimento sonoro presente in quasi tutte le canzoni (solo un paio di brani sono prettamente elettrici, ovvero “Il gancio da macellaio” e la citata “AnimAnimA”): esso avviene nella maggior parte dei casi grazie ad un buon uso delle tastiere, e più raramente troviamo invece giri di pianoforte (“Penelope non riesce a morire”) o di archi (la citata “Favola noir”). I testi, poi, danno un contributo decisivo alla capacità da parte del disco di far davvero vivere all’ascoltatore le atmosfere proposte di volta in volta, perché riescono ad utilizzare un linguaggio mai scontato senza risultare in alcun modo pretenziosi, ma anzi aumentando il realismo già presente nella parte musicale. Ad esempio, un passaggio come “Muove passi di una danza statica, i suoi piedi cinti a massi, la sua anima è un’ode tragica” descrive in modo sciolto ed efficace l’immagine del mito di Penelope, nella già citata “Penelope non riesce a morire”. Le parole, inoltre, si accordano con grande coerenza con la parte musicale, così che l’efficacia nelle rappresentazioni aumenta ulteriormente: riprendo ancora “Favola noir” per far notare come nel momento in cui si canta “Sorreggimi mentre un cavallo scalpita nella mia tempia” la batteria propone un tempo che dà proprio l’idea fisica del cavallo che scalpita.
“Introspettri” mostra, quindi, un gruppo di musicisti pieni di idee e che ha già trovato un modo efficace per esprimerle. Se c’è ancora una giustizia in un mercato discografico di cui ormai non capiamo le dinamiche nemmeno noi che scriviamo di musica da diversi anni, sentiremo ancora parlare di loro a lungo.
Tracklist
01 Penelope non riesce a morire
02 Il gancio da macellaio
03 Favola noir
04 E se l’amore… (dimentica)
05 Onirismo
06 Confusiva relatività
07 L’alba
08 Tarantole
09 AnimAnimA
10 Il mio piccolo suicida interiore
11 Raptus





