Joan As Police Woman, The Deep Field


A cura di George, Mercoledi, 13 aprile 2011


Una nuova recensione a cura di Stefano Bartolotta

Il 2011 si sta rivelando sempre più come un anno importante per le interpreti soliste femminili. Se è vero che tre indizi fanno una prova, sono bastati pochi mesi perché questo numero minimo si palesasse. Infatti, accanto agli splendidi lavori di Anna Calvi e di PJ Harvey, è uscito nello scorso mese di gennaio questo terzo album di Joan Wasser, in arte Joan As Police Woman. Un disco in cui la Wasser si lancia alla scoperta di nuove soluzioni e di nuove forme musicali a cui ispirarsi, per arricchire il proprio repertorio a livello sia formale che sostanziale.

Rispetto al passato, questo “The Deep Field” è molto più ricco sotto diversi punti di vista. In primo luogo, il suono risulta decisamente più pieno, e le chitarre, le tastiere, i fiati ed i sintetizzatori che da un lato occupano molto più spazio e dall’altro interagiscono tra loro in modo molto più dinamico. Non c’è mai un momento in cui la parte strumentale svolge la mera funzione di sostegno alla voce, ma essa ha sempre una propria autonomia nel colorare e rendere più interessante il cantato dell’autrice. La quale, in perfetta coerenza con l’impianto appena descritto, varia molto di più le sue tonalità ed il suo stesso timbro vocale, proponendo accanto al suo classico cantato morbido e suadente anche diversi momenti in cui la voce diventa più secca e dura. Per quanto riguarda le forme musicali a cui ispirarsi, la Wasser vira in territori soul, sia come stile melodico, che come impostazione degli arrangiamenti, che, infine, come sensazioni generali date dall’ascolto di queste 10 canzoni.

Un altro aspetto che rende questo disco estremamente interessante è la strutturazione della tracklist. I due brani d’apertura, Nervous e la ormai nota The Magic sono i più freschi e solari; ad essi segue un gruppo di quattro canzoni più introspettive, con l’intensità emotiva che scende gradatamente fino ad arrivare all’estrema rilassatezza di Human Condition. L’ulteriore e conclusivo quartetto di brani torna, invece, ad essere prevalentemente scanzonato, ma senza ritrovare la verve dell’inizio del disco, e mantenendo invece la raggiunta tranquillità, in modo da non creare uno stacco che in un contesto del genere sarebbe fuori luogo. In questo gruppo si inserisce l’intimismo di Forever And A Year, anche qui in modo fluido e senza intaccare l’organicità complessiva ma facendo sì che lo sviluppo dell’opera non risulti scontato.

L’andamento del disco è quindi perfettamente studiato dal punto di vista sia stilistico che emozionale, e nel momento in cui si decide di dedicarsi all’ascolto per tutta la durata dell’album (55 minuti) senza interruzioni, si vive un vero e proprio viaggio in cui il fascino formale ed il sentimento sostanziale sono due parti inscindibili dello stesso insieme. Nonostante la sua crescente notorietà ed i numerosi consensi ricevuti con i dischi precedenti, Joan non si è accontentata e con questo lavoro ha decisamente alzato l’asticella, prima di scavalcarla con irrisoria facilità. Il consigli è quello di lasciarsi conquistare da un’artista che sa abbinare perfettamente alla sofisticatezza delle proprie soluzioni una spontaneità ed una genuinità emotiva fuori dal comune.

Tracklist

01. Nervous
02. The Magic
03. The Action Man
04. Flash
05. Run For Love
06. Human Condition
07. Kiss The Specifics
08. Chemmie
09. Forever And A Year
10. I Was Everyone

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Joan As Police Woman

Label: Play It Again Sam