Cloud Control, Bliss Release
A cura di George, Venerdi, 17 giugno 2011

Una nuova recensione a cura di Antonio Paolo Zucchelli
Nativi della regione delle Blue Mountains, i Cloud Control si sono spostati a Sydney, dove tuttora risiedono, nel 2007 per registrare il loro primo EP. In questi anni hanno avuto un buon supporto dalle radio australiane che ha permesso loro di avere una notevole visibilità, dandogli l’occasione di aprire per gruppi famosi a livello internazionale come Supergrass, Foo Fighters, Vampire Weekend, Local Natives. I quattro ragazzi si sono presi parecchio tempo prima di realizzare "Bliss Release", uscito lo scorso anno nel loro paese ed ora realizzato anche qui da noi, dopo il discreto successo ottenuto nel vecchio continente, anche grazie ad un’apparizione al Great Escape Festival di Brighton.
L’attesa è sicuramente valsa la pena: il loro debutto, interamente registrato in casa su cassetta e non su computer da Liam Judson, è, infatti, ben curato, accattivante e decisamente brillante. Contiene notevoli influenze dei Beach Boys: un sottile tocco di psichedelia accompagnato da una notevole sensibilità pop, il lieve tintinnio delle chitarre, le decise linee di basso e dolcissime ed eteree armonie, create dalla voce solare del frontman Alister Wright che ben si accorda con quella gentile della tastierista Heidi Lenffer, sono tra gli ingredienti principali di ‘Bliss Release’. L’immediatezza dei brani, pur non banali o semplici, è assolutamente straordinaria, il singolo There’s Nothing In The Water We Can’t Fight ne è un perfetto esempio: pieno di hanclapping e con un ritornello assolutamente ipnotizzante è capace di conquistare già dal primo ascolto, grazie anche ai deliziosi backing vocals di Heidi, leggeri e delicati. Just For Now e Hollow Drums, entrambe costruite intorno alla chitarra acustica, dimostrano tutto il talento della band australiana, in particolare la seconda, una dolce, ma cupa ballata che tanto ricorda i Grizzly Bear di ‘Veckatimest’.
"Bliss Release" è un album ben prodotto che dimostra una buona maturità da parte della band, nonostante sia appena all’esordio, ma contiene anche tanto divertimento; le voci di Alister e Heidi si bilanciano perfettamente per tutta la durata di questo debutto e anche il lavoro del batterista Ulrich Lenffer e del bassista Jeremy Kelshaw è assolutamente positivo. E’ musica pop, ma fatta con il cuore e l’anima e ascoltarla è un piacere.
Tracklist
01. Meditation Song #2 (Why, Oh, Why)
02. There’s Nothing In The Water We Can’t Fight
03. Death Cloud
04. Ghost Story
05. Gold Canary
06. This Is What I Said
07. Just For Now
08. The Rolling Stone
09. Hollow Drums
10. My Fear #1






