Kasabian, Velociraptor


A cura di George, Giovedi, 22 settembre 2011


Potremmo far felici tutti e dire che i Kasabian han scritto l’ennesimo disco splendido, che la band si conferma come una delle migliori emerse dal Regno Unito nella ultima decade e che oramai l’etichetta di “erede degli Oasis” gli sta stretta, se non per l’approccio spavaldo come nei fratelli Gallagher, per lo meno per lo stile musicale molto diverso; in fondo tutte le tre affermazioni di cui sopra sono vere perchè “Velociraptor!” è un bel disco, vario e coinvolgente, Sergio Pizzorno album dopo album si conferma come scrittore sopraffino e sulle cui musiche, sempre più vicine ai Primal Scream, Tom Meighan come un novello Re Mida qualsiasi cosa canti si trasforma in figo.

Bisogna però essere più obiettivi e dire che la promessa di Pizzorno di “scrivere un disco che è un classico” non è riuscita, perchè “Velociraptor!” è in tutto e per tutto figlio di “West Ryder Pauper Lunatic Asylum” e quindi per sua natura non è il disco definitivo che i Kasabian avevano promesso e che i fan attendevano con ansia. C’è di che essere soddisfatti da diversi dei pezzi che sono entusiasmanti ed energici come nella migliore tradizione della band di Leicester, tra tutti i due primi estratti Switchblade Smiles, più elettrica e Days Are Forgetten, singolone clamoroso sospinto da un incedere martellante ed un ritornello da stadio; c’è la ballatona che forse mancava ancora all’appello soprattutto a questo livello, Goodbye Kiss, uno degli highlight del disco ed ancora la title-track che diventerà in breve tempo una delle immancabili ai concerti del gruppo con il suo ritmo frenetico ed incendiario. L’aspetto dei concerti è quello più sentito dalla band che con “Velociraptor!” regala il disco più live tra quelli della carriera, la carica della band emerge prepotente lungo le tracce di questo disco e arriva a far sentire quasi un bisogno fisico di lasciarsi trasportare dalle melodie del gruppo.

Insomma a rischio di fare scontente diverse persone diciamo che i Kasabian han fatto un bel disco che però questa volta non cambia le carte in tavola e non fa diventare i quattro nè i nuovi paladini del rock britannico pronti ad invadere gli stadi, nè la band più innovativa in circolazione: semplicemente è la dimostrazione che con la giusta attitudine anche un disco da 6,5 come questo, può essere osannato come un capolavoro.

Tracklist

01. Let's Roll Just Like We Used To
02. Days Are Forgotten
03. Goodbye Kiss
04. La Fée Verte
05. Velociraptor!
06. Acid Turkish Bath (Shelter From The Storm)
07. I Hear Voices
08. Re-wired
09. Man Of Simple Pleasures
10. Switchblade Smiles
11. Neon Noon

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Kasabian

Label: Sony Music


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