You Me At Six, Sinners Never Sleep
A cura di George, Mercoledi, 12 ottobre 2011

Si dice che il terzo album sia quello della maturità e questo era anche l’obiettivo degli You Me At Six, non più band buona per le giovanissime platee ma rock band a tutto tondo in grado di conquistarsi i favori anche dei più grandi. L’obiettivo in termini di vendite pare raggiunto, l’album ha esordito con un onorevolissimo terzo posto la prima settimana, mentre dal punto di vista musicale le lacune sono ancora troppe per poter consentire al quintetto di diventare davvero una band da grandi masse da e per i festival. E la perdita della gioventù in termini musicali è un peccato, perchè l'ossessiva ricerca di un sound più maturo fa perdere via via, brano dopo brano, quelle che erano le qualità del gruppo, quel misto di rock tirato, pop-punk e melodie che li avevano fatti diventare tra i pochi, se non gli unici eredi di Lostprophets e simili.
Non è tutto da buttare per carità, il disco in alcuni episodi è riuscito e parte non male con Loverboy che suona in linea con il passato degli You Me At Six e non a caso è il primo singolo, lo stesso si può dire di Jaws On The Floor, mentre non è particolarmente riuscita la collaborazione con Oli Sykes in Bite My Tongue, troppo smaccatamente da stadio e che finisce per non incidere mai. This Is the First Thing è un pop radiofonico davvero di pessimo livello e la vogliamo prendere come una caduta stile in quanto tale e non un proposito della band che con questo pezzo raggiunge il punto più basso in questo disco e non solo, da metà in poi invece altri discreti lavori ci sono a partire dalla più rockeggiante Little Death e Crash, momento soft e melodico sicuramente riuscito. Già con Reckless si torna a quell’indecisione se puntare sulla radio e sebbene meglio del pezzo precedente, il livello resta bassino, risalgono i ritmi con Time Is Money, secondo brano che vedete una special guest, in questo caso Winston McCall dei Parkway Drive, il pezzo però è bello tirato e ci pare uno dei più riusciti di tutto il disco.
Sul finire ancora passaggi incerti, Little Bit of Truth rigioca la carta emotiva e lenta ma non convince troppo, mentre The Dilemma ripropone un pop-punk troppo simile agli origini. Stranamente l’acuto viene alla fine con la lentissima When We Were Younger, brano non perfetto, ma riuscito perchè riesce a trasmettere quelle emozioni che spesso lungo “Sinners Never Sleeps” sono mancate. Non basta a rendere il disco riuscito, ma basta per dire che gli You Me At Six possono ancora essere una band in grado di meritarsi le attenzioni di tanti.
Tracklist
01. Loverboy
02. Jaws on the Floor
03. Bite My Tongue
04. This Is the First Thing
05. No One Does It Better
06. Little Death
07. Crash
08. Reckless
09. Time Is Money
10. Little Bit of Truth
11. The Dilemma
12. When We Were Younger






