Wilco, The Whole Love
A cura di George, Venerdi, 21 ottobre 2011

Facciamo i banali e diciamo che "The Whole Love" è un grandissimo disco o facciamo gli ipercritici e diciamo che questo è il disco meno convincente della band americana da diverso tempo a questa parte se non in assoluto? Se possono coesistere le due posizioni allora questo è il riassunto dell’atteso nuovo album della band di Jeff Tweedy, una enciclopedia di rock intelligente e pungente sia dal punto di vista musicale che dei testi, ma per una volta meno sorprendente del solito.
I Wilco sanno esattamente cosa ci si aspetta da loro: la perfezione o quasi e realizzando un disco privo di nuovi spunti riescono a fare un compitino da 8, sembrano talmente bravi nel fare rock che anche senza sbattersi troppo riescono a realizzare un disco che a fine anno non può non essere tra i preferiti a livello assoluto, manca però quel trasporto emotivo che al termine dell’ultimo “Wilco (The Album)” aveva fatto gridare al miracolo. Il coraggio e la sperimentazione per certi versi risiedono tutti nel primo brano, Art Of Almost, splendida perla che si apre in modo eclettico, vede pian piano inserirsi il cantato di Tweedy quasi acustico per poi sfociare in un incedere ed una esplosione elettrica: sunto di tre generi che finiscono per spiegare perchè parlare dei Wilco come dei "Radiohead d’America" è sia giusto quanto limitativo.
I Might è il primo singolo estratto ed in effetti svolge bene la sua funzione di brano catalizzatore delle attenzioni, non è troppo ricercato e nemmeno banale, anche se di gran lunga non il pezzo più interessante del disco, che torna a volare altissimo con Sunloathe, perla di delicatezza cristallina. Incedere da live per Dawned On Me, a cui segue un altro dei pezzi che potrebbero essere gli highlight da qui agli anni a venire per il disco, Black Moon, melodica ed introspettiva; la progressione del disco tra alti e bassi, in termini di toni, non di valore dei brani, prosegue con il pop-rock di presa immediata di Born Alone, il brano più facile probabilmente a cui ancora una volta segue il paesaggio lento e malinconico di Open Mind dallo struggente finale. Uno dei pezzi più divertenti è invece Standing O, break folk-rock a tutta velocità che cattura attenzioni facilmente in un contesto piuttosto soft come quello del finale del disco.
Trascurando i consueti paroloni come giudicare dunque il nuovo album dei WIlco? Molto molto bello, costruito benissimo e con diversi passaggi che si elevano rispetto alla massa di uscite di tutto il 2011. E’ anche vero però come dicevamo all’inizio che “The Whole Love” non è il migliore disco dei Wilco e probabilmente è il meno riuscito degli ultimi, detto questo se uno non ha mai sentito i Wilco e li prende in mano la prima volta con questo lavoro non potrà fare altro che spellarsi le mani con gli applausi come abbiamo fatto noi più volte nel passato.
Tracklist
01. Art of Almost
02. I Might
03. Sunloathe
04. Dawned On Me
05. Black Moon
06. Born Alone
07. Open Mind
08. Capitol City
09. Standing O
10. Rising Red Lung
11. Whole Love
12. One Sunday Morning (Song For Jane Smiley’s Boyfriend)





