Los Campesinos, Hello Sadness


A cura di George, Giovedi, 1 dicembre 2011


Per il nuovo album i Los Campesinos se la sono presa con leggermente più calma rispetto ai forsennati ritmi dei primi anni di vita e quindi le attese attorno ad “Hello Sadness” sono riuscite a salire per vedere quale strada aveva intrapreso il numeroso collettivo arrivato al successo con il debut album nel 2008 e poi pian piano sceso nonostante una produzione degna di una band degli anni 70’ tra album, singoli, ep e quanto altro. Il quarto album dei Los Campesinos segna uno spartiacque più importante di quello che potrebbe sembrare al primo ascolto, perchè pare proprio il disco della consacrazione per la band gallese, che realizza il suo disco più soddisfacente e completo, forse manca dei singoloni in grado di catalizzare l’attenzione della massa, ma suona come una cosa sola dalla prima all’ultima traccia dimostrando una maturità compositiva della band e vocale del frontman Gareth decisamente superiore a quanto fatto vedere finora. La band sembra improvvisamente cresciuta e consolida in modo impressionante il suo valore, non perchè questo disco sia diverso in qualche cosa dai precedenti.

I toni sono quelli colorati di sempre anche se una certa ombra sullo sfondo emerge in alcuni brani, ma in fondo lo stile è sempre quello fin dalla partenza con By Your Hand, indie-pop con una tastierina in primissimo piano caratterizzata da un bel passaggio melodico più lento a centro traccia; merita convinti applausi la title-track, brano corale che parte lentamente per poi esplodere come nella migliore tradizione di Broken Social Scene ed Arcade Fire, così come ci piace davvero parecchio Life Is A Long Time, più melodica e di immediata presa live. Every Defeat A Divorce (Three Lions) è uno dei brani più tipici per i Los Campesinos, molto in linea a quanto fatto sentire nel passato e sul quale mancano solo i violini (la violinista Harriett se ne è andata e la sua parte di sound viene spesso sostituita dalle tastiere); nella seconda metà, dopo il breve intermezzo raccontato di Hate For The Island, i ritmi restano alti ed energici in The Black Bird, The Dark Slope a cui segue invece la più riflessiva ed a tinte folk To Tundra. Chi ha parlato di disco più oscuro per la band si è fatto probabilmente influenza dal titolo del disco e da brani quali Baby I Got The Death Rattle e Light Leaves, Dark Sees Pt. II, che sulla carta sono più cupi di quanto conosciuto nel passato dalla band, ma il tutto è quanto esattamente nelle corde del gruppo, quasi se i Los Campesinos in fondo non potrebbero mai fare un disco “dark”, nemmeno volendo, colorando il tutto con quella alchimia di suoni e toni che ne fanno ancora oggi più una band fresca e frizzante che un gruppo sulla scia dei These New Puritans.

Come detto i Los Campesinos, pur non disperdendo quel bagaglio di freschezza e novità che era tipica degli esordi qui riesce a dare un consolidamento al suo sound che ne fa oggi non più solo una giovane band con le qualità per diventare grande, ma una delle migliori e più eclettiche realtà del panorama indipendente britannico e non solo.

Tracklist

01. By Your Hand
02. Songs About Your Girlfriend
03. Hello Sadness
04. Life Is A Long Time
05. Every Defeat A Divorce (Three Lions)
06. Hate For The Island
07. The Black Bird, The Dark Slope
08. To Tundra
09. Baby I Got The Death Rattle
10. Light Leaves, Dark Sees Pt. II

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Los Campesinos

Label: Wichita


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