Il Teatro Degli Orrori, Il Mondo Nuovo


A cura di kekko, Martedi, 6 marzo 2012


Terzo disco de Il Teatro Degli Orrori, "Il Mondo Nuovo" arriva a due anni e poco più dal secondo (applauditissimo) lavoro "A Sangue Freddo"; esattamente sono passati ottocentoventiquattro giorni in cui all'interno del quartetto è accaduto di tutto: licenziamenti vari e il ritorno dopo alcune rivoluzioni alla formazione originale, diversi progetti paralleli tra i quali reading e nuovo tour/disco dei One Dimensional Man, ma soprattutto un successo trasversale a livello nazionale. Siete liberi di tirarmi i pomodori in faccia dallo sdegno ma oggi Il Teatro Degli Orrori è forse la principale rock band italiana.

La ricerca di una chiave di lettura del disco è piuttosto ardua, fondamentalmente a causa di una durata totale dell'album molto alta. A differenza di quanto fatto ad esempio l'anno scorso dai Verdena per "Wow" (con due dischi e scalette indipendenti per semplificarne l'ascolto), nel nuovo lavoro de Il Teatro Degli Orrori l'unico approccio possibile per evitare il senso di amaro in bocca è prendersi un'ora e un quarto di libertà e buttarvisi dentro tutto d'un fiato senza interruzioni.

La scrittura in toto dell'album in studio è stata accompagnata da una produzione più massiccia rispetto ai passati lavori, intesa sia come scelta e cura di suoni e strumenti da utilizzare, sia come stesura vera e propria dei brani in base a quei precisi suoni ricercati. In primis sono palesi l'utilizzo più ampio dell'elettronica, su cui si basa il riuscito duetto con Caparezza Cuore D'Oceano, e delle acustiche -padrone nella struggente Ion- che regalano una sfumatura ancora inedita della band.
Aumentano a livello esponenziale anche gli intrecci di chitarra, vero punto di forza del disco, in cui la band crea situazioni davvero notevoli nei brani più energici (Skopje) come in quelli dai tratti più melodici (Monica), riuscendo a coinvolgere l'ascoltatore a 360 gradi nelle più diverse sensazioni, capacità che solitamente distingue le grandi band.
Parecchie aperture melodiche in più rispetto al passato fanno de "Il Mondo Nuovo" un disco agli antipodi se confrontato con l'esordio "Dell'Impero Delle Tenebre", ma ad ogni modo troppo ostico per essere definito "commerciale" dato che tirando le somme le canzoni che si riescono a tenere in mente abbastanza facilmente non sono nemmeno la metà del totale.
Non passa inosservata qualche svista in ambito compositivo, mi riferisco in particolar modo ai casi Rivendico, che senza il continuo ripetersi delle parti al proprio interno sarebbe durata un minuto in meno e non avrebbe pianto nessuno; ai troppo superficiali collegamenti tra le varie parti di Gli Stati Uniti D'Africa; alla dubbia utilità di un brano di 6 minuti e mezzo come Nicolaj (in un disco già che non brilla per immediatezza) se non per ricordarci che di batteristi come Franz Valente non ne se ne trovano molti in giro.
A pari passo con la già citata maggior melodia strumentale cammina un cantato per  così dire più "tradizionale" del Capovilla, sorretto nei momenti difficoltosi da buone dosi di cori. In questo ambito avrebbe dovuto partecipare come annunciato anche Davide Toffolo con il Coro Anni Dieci ma all'ultimo minuto dev'essere cambiato qualcosa perchè nel disco non si trova.
Se il problema di "A Sangue Freddo" rispetto all'esordio era una elevata macchinosità delle liriche, dovuta ad un non sempre efficace inserimento delle voci sulla musica già scritta, ne "Il Mondo Nuovo" la band possiamo dire abbia "limato" sensibilmente il problema senza però eliminarlo completamente. Da aggiungere la decisamente valida volontà di dedicare un album ai migranti del ventunesimo secolo, meno il risultato finale, con testi spesso più fini a riempire il tema dell'immigrazione che non a trattarlo nel profondo. Anche questa volta quindi il connubio cantato-testi  non riesce a raggiungere quella sincera immediatezza che aveva fatto "Dell'Impero Delle Tenebre" la prova più riuscita di Pierpaolo Capovilla. Di certo è percepibile nell'utilizzo della voce (come nella parte strumentale d'altronde) un cercare di andare oltre, di non camminare sui strade già percorse, e quindi così come percepiamo i limiti di queste canzoni, li possiamo giustificare in vista di un cammino più ampio in cui Il Teatro Degli Orrori si sta avventurando.

"Il Mondo Nuovo" è a mio avviso un album che forse getta un'ombra su "A Better Man" degli ODM: quest'ultimo probabilmente funzionale principalmente a prendere le misure per la nuova opera del quartetto. Il Teatro Degli Orrori di oggi è infatti più simile agli ultimi One Dimensional Man che non al vecchio Il Teatro Degli Orrori (prosecuzione naturale dei vecchi ODM), è una creatura infinitamente più complessa, meno malata e con maggiori sfaccettature, meno viscerale e decisamente più schematizzata, più melodica ma in ogni caso meno diretta. Siamo così di fronte a un disco mastodontico, che se approcciato nella maniera errata lascerà il tempo che trova negli ascoltatori.
In ultima c'è da dire che questa nuova fatica è molto pretenziosa per non dire rischiosa, soprattutto nel momento attuale della carriera della band, ma a mio avviso è l'unico disco che da loro poteva venire a questo punto delle cose, e questo proprio perchè, come i quattro cantavano già cinque anni fa quando si presentavano nella scena italiana con un primo album che ha cambiato molte cose: "Indietro non si torna, questo è poco ma sicuro".

Tracklist

01. Rivendico
02. Io cerco te
03. Non vedo l’ora
04. Skopje
05. Gli Stati Uniti d’Africa
06. Cleveland – Baghdad
07. Martino
08. Cuore d’oceano
09. Ion
10. Monica
11. Pablo
12. Nicolaj
13. Dimmi addio
14. Doris
15. Adrian
16. Vivere e morire a Treviso

Links

Il Teatro Degli Orrori

Label: La tempesta


Contenuti correlati