22-20s, Got It If You Want It
A cura di George, Martedi, 17 aprile 2012

Morti e risorti già un paio di volte in una decina d’anni di vita, i 22-20’s continuano imperterriti la loro storia che li ha visti nel 2004 essere tra i precursori del successo della scena indie di metà anni 2000 con il primo album che ha avuto così tanto successo da spaccare la band e soprattutto il rapporto tra le due anime: Martin Trimble e Glen Bartup. Dubitiamo che oggi i due siano tornati così tanto amici dopo essere così tanto odiati per almeno 3 anni, quelli conseguenti al primo break, quel che si può certamente dire è che comunque i due sono indispensabili se i 22-20s decidono di andare avanti, frutto ne è questo “Got It If You Want”, secondo album della nuova vita della band inglese ed ancora una volta edito ufficialmente in Giappone e Stati Uniti ed invece per ora inedito o solo da distribuzione parallela nel Regno Unito ed Europa.
La vicenda per una band che ha avuto il successo dei 22-20s nel Regno Unito è davvero curiosa, visto che poi le loro canzoni spesso sono finite nei film di un regista che più british non si può come Guy Ritchie e quindi pensare che alla fine i quattro siano ancora con il cerino in mano per veder distribuito il disco nel loro paese natale lascia un attimo sorpresi, ma non solo per il passato, anche per quello che dimostrano ancora oggi. Questo lungo preambolo non vuole presagire ad un mio giudizio stra-positivo, ma alla constatazione che i 22-20s sono british fino al midollo, lo è questo album e se dunque vi piace quel genere musicale, questo lavoro ha tutte le carte in regole per essere apprezzato. Il sound non è nulla di nuovo, i richiami sono tutti alla epoca di Stone Roses ed affini e non a caso forse sono proprio i brani più in linea alla sacra tradizione madchesteriana i più convincenti (Heart And Soul e Purple Heart). Non che la band si lanci in evoluzioni troppo fuori dalle corde, si può apprezzare il tentativo di guardare più al brit pop con Bring It Home che risente soprattutto del problema della durata.
Ad ogni modo i 22-20s pur oramai avendo probabilmente perso il treno del successo continuano a provarci e tutto sommato se vi piacciono quelle chitarre senza tanti compromessi, quegli approcci abbastanza diretti, alla fine questo disco alla fine lo ascolterete ed approverete come me.
Tracklist
01. Bring It Home
02. Pocketful Of Fire
03. White Lines
04. Heart And Soul
05. Purple Heart
06. Cuts And Bruises
07. Only Way You Know
08. My Creation
09. A Good Thing
10. Little Soldiers





