iLiKETRAiNS, The Shallows
A cura di George, Venerdi, 4 maggio 2012

Arrivano al terzo album gli iLiKETRAiNS, band britannica che con l’uscita di “The Shallows” prova a porsi definitivamente come erede delle sonorità dei primi Interpol traghettandole non lontane dagli ultimi Editors. Le due band prima citate per ragione di successo e stilistiche hanno in parte abbandonato quelle melodie oscure ed evocative che avevano fatto la fortuna dei loro esordi, mentre per gli iLiKETRAiNS, complice un apprezzamento diffuso ma un successo ancora parziale, la possibilità di giocarsi le carte nella loro arena sonora preferita restano intatte.
Da qui nasce la scelta di un concept album che vuole essere un modo per confermare come non sono i temi facili quelli preferiti dal gruppo di Leeds, che aveva stregato all’esordio con l’ep “Progress/Reform” e con il debut “Elegies To Lesson Learnt”, questa volta attorno al tema del rapporto tra uomo e computer. Ovviamente gli iLiKETRAiNS scelgono di tirare fuori il lato più drammatico della vicenda e ne costruiscono un disco che si apre con le atmosfere new-wave di Beacons dall’incedere ripetuto che sfociano nel singolo Mnemosyne. Il primo estratto dal disco è esattamente in scia a quello che si diceva prima sui paragoni con la band, melodie che si fanno più centrali a fianco della voce elegante e bassa del vocalist David Martin. Se vogliamo trovare una pecca al brano, si può certamente dire che avrebbe tutti i meriti per esplodere in un ritornello corale che invece pare proprio che sia la stessa band a voler evitare. Un brano indubbiamente elegante e ben riuscito che svolge a pieno la sua funzione di “apripista” per l’album.
Il disco viaggia come d’abitudine per la band su tonalità molto basse, rarissime le aperture nelle tinte fosche che sempre più diventano un marchio di fabbrica per la band. Solo in Reykjavik c’è l’approdo di qualche raggio di sole, che ovviamente citando la capitale islandese non può essere altro che freddo e simbolico.
Il terzo album degli iLiKETRAiNS può esser dunque quello della consacrazione, anche se in fondo non è certamente il miglior loro lavoro (il debutto resta insuperabile per poeticità e tensione), ha però quelle caratteristiche in grado di affermare definitivamente il nome della band proprio presso quella schiera sempre più ampia che si è avvicinata a certi suoni grazie a Paul Banks e Tom Smith e che ora si è trovata leggermente spaesata dall’evoluzione dei loro paladini.
Tracklist
01. Beacons
02. Mnemosyne
03. The Shallows
04. Water Sand
05. The Hive
06. The Turning of The Bones
07. Reykjavik
08. We Used to Talk
09. In Tongues






