The Cribs, In The Belly Of The Brazen Bull


A cura di ap1976parma, Domenica, 6 maggio 2012


Dopo la dipartita di Johnny Marr, i Cribs sono ritornati in tre come agli inizi (anche se nei live sono ora accompagnati dal chitarrista David Jones dei Nine Black Alps): ‘In The Belly Of The Brazen Bull’ è il primo album senza l’ex Smiths per i fratelli Jarman, che si sono concessi l’onore di lavorare con Dave Fridmann e Steve Albini, due produttori eccellenti che non hanno certo bisogno di presentazioni. Registrata tra Londra (nei prestigiosi studi di Abbey Road!), New York City e Chicago, questa quinta opera, arriva a distanza di quasi tre anni dall’ultimo ‘Ignore The Ignorant’ e segna il ritorno ad un sound più grezzo, ruvido, lo-fi, con ben pochi fronzoli e con una notevole dose di energia punk, pur senza perdere una buona attitudine per le melodie: tutti segnali che sembrano volerli riportare indietro ai tempi dei loro primi lavori, proprio come avevano già dimostrato i due assaggi che ne avevano anticipato l’uscita, il free-download Chi-Town e il primo singolo Come On, Be A No-One. Il primo, prodotto da Albini, rumoroso, con una batteria molto potente e uno squillante assolo di chitarra verso la fine del pezzo a dimostrazione della confidenza e del controllo che i Cribs hanno sulla loro musica, il secondo, con pesanti riff, un coro irresistibile e divertente ed ottimi vocals, risulta fresco e frizzante: l’assenza di Marr, quindi, non sembra aver pesato troppo nell’economia del gruppo di Wakefield, che dà l’impressione di riuscire a cavarsela egregiamente anche senza la sua presenza. Anche l’iniziale Glitters Like Gold sembra portare indietro ai primi tempi dei Cribs: con le sue chitarre distorte e le sue melodie irresistibili può diventare subito un nuovo inno per la band. Anna, un pezzo decisamente più rilassato ed emotivo, mostra un lato più nostalgico e tranquillo dei fratelli Jarman, mentre la successiva Confident Men, con i vocals tranquilli e in primo piano, mette in evidenza il potente lavoro di Ross dietro la sua batteria. Pure O, un possibile futuro singolo, è senza dubbio una delle migliori tracce presenti all’interno di ‘In The Belly Of A Brazen Bull’, sia a livello strumentale che vocale, le melodie sono eccellenti e la produzione ben definita lascia ascoltare il suono chiaro della batteria, mentre le chitarre riescono a regalare emozioni oscure e cupe; Back To The Bolthole, ricca di epicità, ci riporta dritti alla Seattle degli anni ’90 con il ronzio disturbato delle sue chitarre e i vocals urlati, I Should Have Helped è il momento più riflessivo e dolce dell’intera produzione del gruppo proveniente dallo Yorkshire: sembra quasi registrata in casa e, con la sua leggera chitarra acustica, è capace di dare romantiche sensazioni a chi ascolta. La conclusiva Arena Rock Encore With Full Cast, con il suo suono maestoso, sembra suonare come un inno pop creato per riempire le arene, ma in realtà è solo una presa in giro verso le band che vogliono diventare veri e propri pop-act.

Ancora una volta i tre fratelli di Wakefield sono riusciti a combinare una grezza e inarrestabile energia alle loro favolose melodie, realizzando un album capace di mischiare bene tutte le facce della band: ‘In The Belly Of The Brazen Bull’ richiede più di un ascolto ma, una volta entrato nella mente, è impossibile non innamorarsene perdutamente.

Tracklist

01. Glitters Like Gold
02. Come On Be A No-One
03. Jaded Youth
04. Anna
05. Confident Men
06. Uptight
07. Chi-Town
08. Pure O
09. Back To The Bolthole
10. I Should Have Helped
11. Stalagmites
12. Like A Gift Giver
13. Butterflies
14. Arena Rock Encore With Full Cast

Links

The Cribs

Label: Wichita Recordings


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