Maximo Park, The National Health


A cura di George, Mercoledi, 13 giugno 2012


Se escludiamo il caso isolato degli Arctic Monkeys, tutte le altre band dell’ondata indie di metà anni 2000 sembrano soffrire non poco una ansia da prestazione con fortune decisamente in calando sia guardando al brit-pop dei Kaiser Chiefs, le atmosfere new-wave dei Rakes (sciolti) e di Franz Ferdinand (andati in sordina con “Tonight”), quella alternative dei Bloc Party recentemente riuniti per poi finire con i Maximo Park appunto. Memori di un debut album monumentale e di un secondo disco fortunato, la spinta verso l’alto era finita con “Quicken The Heart”, al punto di poter parlare di retromarcia in un disco di per sé non terribile ma di certo non ispiratissimo.

 Una intervista di Paul Smith poco dopo l’uscita del disco precedente parlava di “una trilogia con tre album diversi che andavano a coprire tutti i tipi di musica che i Maximo Park volevano offrire e di conseguenza tre album assolutamente allo stesso livello”; da qui partiamo per parlare di “The National Health”, quarto disco della band che passa dalla Warp alla V2 e che dunque deve rilanciare le ambizioni della band o almeno far capire davvero quali sono. In questo senso “The National Health” fallisce il primo obiettivo mentre resta in carreggiata sul secondo perchè di certo non ci troviamo di fronte al disco migliore della band ne ad uno così sorprendente da pensare che salvo un po’ di fortuna possa davvero riportare il gruppo di Newcastle là fin dove era arrivata ai tempi dell’uscita di Our Velocity, però è un disco decisamente più interessante di “Quicken The Heart” sia dal punto di vista dei brani che dello stile.

La pecca maggiore è che finisce troppo presto: l’inizio è decisamente promettente tra il primo assaggio The National Health, il singolone vagamente più da discoteca underground Hips And Lips, la splendida The Undercurrents e la kaiseriana Write Thsi Down (qui i Maximo sembrano davvero i Kaiser Chiefs). Da questo punto in poi il disco però scende, Reluctant Love è un pezzo che i Maximo stan già provando a spingere suonandolo live nelle presentazioni del disco, ma non regge al lungo ascolto così come affiorano i primi pezzi un po’ a metà strada: Until The Earth Would Open carina ma nulla di più, Banlieu più sostenuta dal probabile buon impatto live e via via scendendo fino alle inutili Take Me Home e Waves Of Fear. Provano a cambiare strada con la lenta ballata Unfamiliar Places, voice e chitarra per Paul Smith, sicuramente delicata anche se onestamente non ci pare possa essere una opzione percorribile per il futuro della band.

Ecco i Maximo insomma riescono in qualche modo a tenere in piedi la baracca con un disco appena sufficiente, se confrontato con le aspettative ed il calo generalizzato del contesto da cui escono, mentre vengono ridimensionati dalla sfida con il futuro: inutile girarci intorno, qui di buone impressioni per una lunga e felice vita per la band non ce ne sono ed il messaggio che vogliamo per ora darvi è “godeteveli finché durano”.

 

Tracklist

01. When I Was WIld
02. The National Health
03. Hips And Lips
04. The Undercurrents
05. Write Thsi Down
06. Reluctant Love
07. Until The Earth Would Open
08. Banlieue
09. This Is What Becomes Of The Brokehearted
10. Wolf Among Men
11. Take Me Home
12. Unfamiliar Places
13. Waves Of Fear

 

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Maximo Park

Label: V2/Cooperative


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