Kula Shaker, Strangefolk
A cura di Salford, Venerdi, 10 agosto 2007

Tra le cause della fine prematura dei Kula Shaker, era il 1999, rilevanza ebbero anche alcune dichiarazione fatte da Crispian Mills per le quali venne tacciato di filonazismo. Dopo l'infruttuoso esperimento con The Jeevas e con un Jay Darlington, diventato nel frattempo accompagnatore degli Oasis, nel 2007 ritorna con un album dei Kula Shaker e cosa pensa bene di fare? Intitola il primo singolo " Great Dictator ( Of The Free World ) ", geniale.
Ai bei tempi del britpop i Kula Shaker erano da considerarsi degli outsiders di lusso, un'intromissione bella e buona nel panorama musicale, ma soprattutto iconografico, dell'epoca. C'era il NME che caldeggiava la sfida a viso aperto tra Oasis e Blur, c'era il calcio, la birra, Camden e il Good Mixer, c'erano ancora le spore della scena dance-rock di fine anni '80, si attingeva agli anni '60 beat e pop, la psichedelia esclusivamente artificiale, se non nella versione rivisitata nella Madchester degli Stone Roses, c'erano gli impermeabili e la domenica mattina, i militanti dell'art rock, i flussi rumoristici dei shogazers, gli occhi della Gran Bretagna. Poi ecco i Kula Shaker, che potevano vantare in comune con la scena quasi esclusivamente la frangetta del biondo cantante, che pure decisamente britannici nell'aspetto preferirono togliersi dalle spalle la Union Jack, come Davey Boy Smith prima dell'azione, ma solo per disfarsene e donarsi anima e corpo ai misticismi orientali, all'India che tanto aveva segnato Mills durante un suo viaggio al ritorno del quale formò la band.
Ora di tutto quel misticismo è rimasto ben poco oltre la ripresa di una riarrangiata e sciapita Narayana, pezzo scritto per i Prodigy, e non sto parlando semplicemente della questione linguistica, ma della forza evocativa che ha lasciato posto ad un classico rock psichedelico più vicino al repertorio dei Jeevas che non a quello dei Kula Shaker stessi. Non mancano gli sprazzi di luce nella prima parte dell'album: Die For Love che ricalca la celebre House Of The Rising Sun dei connazionali Animals, l'opening Out On The Higway, e soprattutto i due singoli Second Sight, un incrocio tra i Yes di " Fragile " e qualcosa del primo Santana, e la già nominata Great Dictator ( Of The Free World ), scanzonata dancing track psichedelica. L'album non risulta certo sgradevole ma totalmente anacronistico e avulso da un qualsivoglia contesto, potrebbe benissimo essere l'album di una cover band dedita al disperatissimo revival sixties, nessuna sorpresa, nessuna esaltante evidenza e anche un uso del caratteristico organo più annacquato del solito. Per appassionati o per chi vuole ascoltare del classico rock senza particolari pensieri, patemi e ragionamenti.
Tracklist
- Out On The Highway/>//>
- Second Sight/>//>
- Die For Love/>//>
- Great Dictator ( Of The Free World )/>//>
- Strangefolk/>//>
- Song Of Love/Narayana/>//>
- Shadowlands/>//>
- Fool That I Am/>//>
- Hurricane Season/>//>
- Ol'Jack Tar/>//>
- 6ft Down Blues/>//>
- Dr. Kitt/>//>
- Super CB Operator/>//>





